Ucraina, Roby Facchinetti e il ricordo commosso del padre: «Mandato in Russia a 22 anni, la guerra è una tragedia: tutti dovrebbero capirlo»

Roby Facchinetti dal social ricorda la dolorosa esperienza del papà: «Assurdità che dovrebbe restare nei libri di storia»

Roby Facchinetti e il padre (Instagram)
Roby Facchinetti e il padre (Instagram)
di Danilo Barbagallo
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Venerdì 4 Marzo 2022, 19:49 - Ultimo aggiornamento: 5 Marzo, 11:56

Con lo scoppio della guerra in Ucraina, Roby Facchinetti ricorda il padre, mandato sul fronte russo durante la Seconda guerra mondiale. In un post social la storica colonna dei Pooh ha spiegato che il papà è miracolosamente ritornato a casa, portando però per sempre dentro di se tutto l’orrore vissuto in quel periodo: «Era chiarissimo – ha scritto su Instagram -  che avendo conosciuto la guerra sulla sua pelle, papà la ritenesse un incubo tragico. Un’assurdità dolorosa che in un mondo civile dovrebbe restare nei libri di storia, da studiare perché mai si ripeta».

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Roby Facchinetti e il padre (Instagram)

Roby Facchinetti, il ricordo sociali del padre mandato in guerra

«Cari amici, a mezzogiorno, come sempre, ho acceso la televisione e guardato il telegiornale. E di fronte a quello che il piccolo schermo ci fa vedere ormai da troppe giornate, mi è venuto in mente, in modo intenso, il mio papà». Con lo scoppio del conflitto fra l’Ucraina e l’esercito di Putin, Roby Facchinetti, da Instagram racconta la vicenda del padre, mandato in guerra sul fronte russo. Un vissuto doloroso che dovrebbe essere d'esempio: «Adesso – ha scritto sul social - desidero condividere questo suo ricordo con voi. Credo che ne valga la pena: perché sono convinto che sarebbe importante che tutti, nel mondo, capissero che cosa significano certe cose, fin dove portano certe azioni. Sarebbe bello che davvero, TUTTI capissero. Quando aveva appena ventidue anni, papà fu mandato in guerra sul fronte russo. Sì, c’era anche lui tra i tantissimi, giovani soldati italiani che soffrirono fame, freddo e chissà cos’altro durante la campagna di Russia del secondo conflitto mondiale. Anche mio padre, fu spedito in quella guerra assurda e senza speranze; anche lui fu mandato, in pratica, incontro alla morte».

Roby Facchinetti (Instagram)

Il padre è potuto tornare a casa, ma tanti amici e commilitone non hanno avuto la stessa fortuna: «Ricordo che ci raccontava di quanto fosse stato atroce, in quei mesi. Raccontava dei commilitoni, e degli amici, morti senza che si potesse aiutarli. Con le lacrime agli occhi ci parlava di buche scavate in terra, al gelo, per provare a dormire; e d’una fame tanto feroce che a un certo punto e con disgusto si dovette cibare di carne umana, per sopravvivere. Carne umana, pensate. Con la voce che tremava, un giorno ci ha raccontato anche il suo ritorno a casa. Erano una cinquantina, i bergamaschi: in quel gruppo immenso di soldati. E dovevano scappare, pena l’arrivo dei sovietici e la morte sicura. Ma davanti a immense distese di neve, da che parte vai? Qual è la direzione da prendere? Loro scelsero di dividersi in due gruppi. Un gruppo andò a destra, e fra loro c’era papà: che tornò a casa con i postumi di un piede congelato. L’altro gruppo, invece, andò a sinistra. E… “Non sono tornati”, diceva papà in un sussurro. “Loro non sono mai tornati”….».

Una guerra “incomprensibile” che ha cambiato per sempre il padre: «Quando il mio papà parlava della guerra, che aveva visto in faccia, ne parlava come qualcosa di atroce e d’incomprensibile. Un orrore che gli aveva cambiato il carattere, persino; e il dolore provato in quel periodo era ancora carne viva che bruciava, in lui. Era chiarissimo, che avendo conosciuto la guerra sulla sua pelle, papà la ritenesse un incubo tragico. Un’assurdità dolorosa che in un mondo civile dovrebbe restare nei libri di storia, da studiare perché mai si ripeta. Roby».

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