Grecia, «Respinti perché italiani»: l'odissea nelle isole di tre diportisti salentini

Venerdì 3 Luglio 2020 di Andrea TAFURO

Respinti in mare perché italiani. Una vicenda dai contorni poco chiari sulle coste della Grecia ha costretto tre professionisti salentini, partiti lo scorso primo luglio da Porto Miggiano con un'imbarcazione privata per una vacanza di quattro giorni sulle isole elleniche, a restare in mare per ben 9 ore senza l'autorizzazione a poter scendere a terra. Presunti vuoti normativi nella legislazione greca avrebbero complicato il tutto, obbligando i tre vacanzieri a rientrare in Salento prima che il buio calasse.

A denunciare il fatto, che potrebbe aprire un nuovo caso Italia-Grecia sulle vacanze post covid, è il medico leccese con un passato nella politica cittadina, Silverio Bosco. «Alla riapertura delle frontiere racconta Bosco così come organizzato da tempo con due amici, abbiamo intrapreso un viaggio in mare con un gommone privato, che ci avrebbe portato a soggiornare per alcuni giorni in una struttura ricettiva dell'isola greca di Erikoussa. Partiti dalla costa salentina intorno alle 10 del mattino abbiamo programmato il tragitto in due soste, e dopo circa due ore di navigazione abbiamo raggiunto la spiaggia di Calipso sull'isola Othoni». E qui tra la sorpresa dei tre è arrivato il primo diniego ad attraccare. «Pronti per scendere dall'imbarcazione ammette il professionista - abbiamo sentito urlare italiani via, italiani via. Esclamazioni che ci hanno sorpreso, e a cui sono seguiti ulteriori ordini in inglese per non abbandonare l'imbarcazione. Tra sorpresa e sgomento abbiamo provato a dialogare con i controllori ellenici, per fare chiarezza, ma tutto è stato inutile. Così dopo oltre un'ora abbiamo ripreso il viaggio».

La navigazione dei tre è quindi proseguita verso Erikoussa. «Su quest'isola avevamo prenotato il nostro hotel per soggiornare sottolinea Silverio Bosco - quindi una volta arrivati in porto ci aspettavamo di poter attraccare. Purtroppo così non è stato, anche in questo caso, siamo stati respinti e obbligati a restare in mare». Viaggio che ora dopo ora per i tre vacanzieri ha iniziato a prendere i contorni della disavventura. «Nessun aiuto ci è stato offerto. Solo porte in faccia. In porto, ci tenevano a distanza di sicurezza, e seppur gentilmente la donna che controllava l'area ci ha inviati nuovamente a non scendere a terra. Dal loro punto di vista prosegue il professionista leccese - non avevamo le autorizzazioni necessarie perché arrivati in acque greche con mezzo privato. E niente ha potuto neppure l'intervento dell'albergatore che confermava la nostra prenotazione in hotel». A questo punto dopo ben 9 ore di attesa la scelta di fare rientro in Salento. «Una vicenda assurda, nessun era in grado di chiarire questo divieto e le ore passavano. L'alternativa per avere risposte, assurda da realizzare in gommone, era raggiungere Atene. Così prima che divenisse buio conclude amareggiato Bosco - abbiamo deciso di far rientro a casa, stremati ma al sicuro rispetto alle condizioni che si sarebbero potute avere con un'attesa prolungata in porto senza attracco».

Sulla vicenda, che richiama la querelle sulle restrizioni aeree imposte in Grecia ai voli provenienti dall'Italia nel post pandemia, è intervenuto per fare chiarezza anche il console onorario italiano a Corfù, Federico Valsamis. «Dispiace certamente per la disavventura dei tre italiani. Purtroppo spiega Valsamis - persiste un vuoto normativo nell'attuale legislazione greca sugli arrivi in mare che ha complicato le cose. I porti delle isole minori sono ancora chiusi e il riferimento per i vacanzieri è quello di Igoumenitsa. Non vogliamo che si viaggi a vuoto o si corrano pericoli in mare sottolinea il console italiano tuttavia, la burocrazia sanitaria va rispettata e chi giunge sulle coste elleniche deve essere provvisto di una autodichiarazione sullo stato di salute, da presentare alla capitaneria di porto per l'autorizzazione ad attraccare».

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