Referendum giustizia, cosa prevede il quarto quesito (scheda grigia) sulla valutazione dei magistrati

Cosa potrebbe cambiare sulla valutazione dei magistrati. Le ragioni del sì e quelle del no

Referendum giustizia, cosa prevede il quarto quesito (scheda grigia) sulla valutazione dei magistrati
Referendum giustizia, cosa prevede il quarto quesito (scheda grigia) sulla valutazione dei magistrati
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Venerdì 10 Giugno 2022, 09:57 - Ultimo aggiornamento: 15:28

Giustizia, cosa prevede il secondo quesito del referendum promosso da Radicali e Lega per cui si voterà domenica prossima, 12 giugno 2022. Sulla scheda grigia, il quarto quesito riguarda la valutazione dei magistrati: ecco di cosa si tratta.

Referendum giustizia, il nodo quorum

Occorre innanzitutto ricordare che, il referendum è di tipo abrogativo (si propone di cancellare parti o intere leggi già esistenti), e che è necessario raggiungere il quorum della metà più uno degli aventi diritto al voto affinché sia valido. La Corte Costituzionale ha ammesso i cinque quesiti referendari in tema di giustizia: il quarto, presente sulla scheda grigia, riguarda la carriera dei magistrati.

Referendum giustizia, cos'è la valutazione dei magistrati

Il quarto quesito dei referendum sulla giustizia propone una riforma del Consiglio superiore della magistratura, organo di autogoverno dei magistrati italiani. Il Csm è composto da 16 magistrati (pm o giudici), tre membri fissi (il presidente della Repubblica, il presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione) e otto membri 'laici' (avvocati e professori universitari di grande esperienza, scelti dal Parlamento). Il Cms, tra le varie funzioni, si occupa anche della valutazione dei magistrati e di eventuali sanzioni disciplinari. La valutazione dei magistrati viene fatta sulla base dei pareri del Consiglio direttivo e dei Consigli giudiziari. Il parere del Consiglio direttivo è predominante, mentre i professori possono solo assistere e gli avvocati esprimere un giudizio solo come Consiglio dell'ordine territoriale dove esercita il magistrato. I membri 'laici' hanno un potere decisionale effettivo solo sulle tabelle di composizione degli uffici e sulle funzioni di vigilanza.
Il quarto quesito referendario si pone l'obiettivo di abrogare una parte del D. Lgs. del 27 gennaio 2006, permettendo così anche ad avvocati e professori universitari di materie giuridiche di valutare i magistrati, anche se le sanzioni e gli avanzamenti di carriera saranno comunque decisi dal Csm.

Referendum giustizia, le ragioni del sì

I promotori del referendum sostengono che l'attuale sistema di valutazione dei magistrati contrasti con lo spirito della Costituzione, che ha previsto, all'interno del Csm, una componente laica con gli stessi poteri dei magistrati. Per i sostenitori del sì, attualmente le valutazioni dei magistrati non sono obiettive, perché basate su pareri positivi espressi dagli stessi magistrati. Con il sì, secondo i promotori del referendum, emergerebbe la meritocrazia e verrebbe premiato solo il magistrato efficiente e produttivo.

Referendum giustizia, le ragioni del no

I sostenitori del no sostengono invece che con il nuovo sistema di valutazione i giudici diventerebbero dipendenti dagli avvocati e si verrebbe a creare un conflitto di interessi tra chi rappresenta una parte e chi è neutrale nell'ambito dei processi. Potrebbe quindi capitare che, sulla base di contrasti professionali, si generino giudizi negativi degli avvocati verso i giudici. Per i sostenitori del no sarebbe meglio una legge, come la riforma Cartabia approvata alla Camera e in arrivo al Senato: nel testo è previsto che gli avvocati del Consiglio giudiziario e di quello direttivo possano esprimere un voto, aumentando il loro potere di valutazione dei magistrati. Il voto, però, deve essere unitario e unanime.

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