Ragazzina stuprata e picchiata con un tubo di gomma: arrestato il patrigno. «Abusi da quando aveva 10 anni»

Mercoledì 22 Settembre 2021
Ragazzina stuprata e picchiata con un tubo di gomma: arrestato il patrigno. «Abusi da quando aveva 10 anni»

Prima le attenzioni morbose da parte del patrigno quando aveva appena 10 anni, poi la violenza sessuale. A porre fine all'incubo vissuto da una ragazzina minorenne sono stati i carabinieri del Nor della Compagnia di Canicattì (Agrigento), che hanno fatto scattare le manette ai polsi del patrigno, un pluripregiudicato di Santa Elisabetta, già affidato in prova ai servizi sociali dal Tribunale di sorveglianza a seguito di una condanna per violenza privata. I militari hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Agrigento a carico dell'uomo che dovrà adesso rispondere di violenza sessuale su minore, maltrattamenti in famiglia e lesioni.

 

Le indagini sono scattate a metà quando la vittima, una adolescente minore di 16 anni ha chiesto aiuto agli uomini dell'Arma, raccontando i gravissimi comportamenti del patrigno. Gli investigatori hanno così documentato la sottomissione subita dalla giovanissima vittima, prima oggetto di attenzioni morbose, iniziate quando aveva solo 10 anni, e poi, in un'escalation tesa a vincerne la resistenza, sottoposta a violenti atti sessuali in assenza dei familiari conviventi. Anche il fratello minore della ragazzina avrebbe subito maltrattamenti. «Picchiato dal patrigno da quando aveva 8 anni - spiegano gli investigatori dell'Arma - e sottomesso al punto da credere di meritare le punizioni fisiche inflittegli 'quando faccio cavolate ma per me questo non è normalè».

 

Botte raccontate agli inquirenti come l'espressione di una violenza «forte anche se non in maniera esagerata». E comune nel racconto delle due vittime la presenza della 'sucalora', termine dialettale usato per indicare il tubo di gomma brandito dal patrigno per picchiarle. «Una prigione domestica fisica e psicologica - dicono gli investigatori -, costruita dall'indagato con l'imposizione del silenzio sulle sue condotte e con una serie di vessazioni quali il divieto per i due fratelli di frequentare i coetanei, i lunghi periodi di punizione trascorsi chiusi in casa e, per la ragazzina, il divieto di indossare la minigonna e di truccarsi». L'indagato è stato rinchiuso nel carcere di Agrigento. 

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