Ragazze dell'Est schiavizzate e costrette a prostituirsi, nove arresti: tra le vittime anche una disabile

Tra gli arrestati bulgari e italiani, anche donne. Le ragazze costrette a prostituirsi anche durante i lockdown

Martedì 12 Ottobre 2021
Ragazze dell'Est schiavizzate e costrette a prostituirsi, nove arresti: tra le vittime anche una disabile

Avevano creato un traffico di esseri umani, facendo entrare illegalmente in Italia ragazze e donne provenienti dall'Est europeo e costringendole a prostituirsi. La maggior parte delle vittime proviene dalla Bulgaria e tra loro c'è anche una ragazza gravemente disabile. L'incubo per le giovani vittime si è concluso con l'arresto di nove persone, accusate a vario titolo di tratta di persone, riduzione in schiavitù, associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, aggravati dalla transnazionalità.

 

Leggi anche > Napoli, rapina choc al ristorante: banditi con i fucili tra famiglie e bambini

 

 

È successo a Catania. C'è anche un decimo indagato, che però risulta irreperibile. L'organizzazione 'reclutava' giovani donne dalla Bulgaria, pagandole circa 6000 euro ciascuna, per obbligarle poi a prostituirsi in strada, tenendole in schiavitù. Le indagini dell'operazione 'Bokuk', parola bulgara che indica la spazzatura e termine che gli indagati usavamo per indicare le vittime, sono state avviate nel giugno del 2020 dopo la denuncia di due bulgare nei confronti di una straniera che pretendeva pagassero a lei il cosiddetto 'joint', lo spazio che occupavano in strada, vicino alla stazione ferroviaria di Catania, dove erano solite prostituirsi.

 

Gli accertamenti dei poliziotti della sezione Criminalità straniera e Prostituzione. coordinati dal pool di magistrati della Dda di Catania esperti in queste tipologie di reati, hanno permesso di accertare che le vittime, dopo il 'reclutamentò, erano alloggiate in abitazioni fatiscenti nel quartiere San Cocimo in pessime condizioni igieniche, private di ogni libertà e dei documenti di identità e sfamate con lo stretto necessario per farle sopravvivere: alle ragazze veniva dato non soltanto poco cibo, ma anche pietanze poco costose come ad esempio le patate. Le vittime garantivano al gruppo criminale un introito costante di circa 1.400 euro a settimana ciascuna. Le ragazze, sottoposte a percosse e soprusi, erano costrette a prostituirsi ogni giorno dalle 19 alle 4:30, anche durante le restrizioni imposte dalla pandemia. La polizia ha sequestrato materiale informatico, telefonini, oggetti preziosi e denaro. 

 

C'era anche una ragazza particolarmente vulnerabile, perché da un grave handicap, costretta a prostituirsi dall'organizzazione sgominata dalla polizia di Catania che 'reclutava' e poi teneva in schiavitù giovani donne. È stata individuata dalla squadra mobile della Questura in casa del promotore del sodalizio, Emil Milanov, 49 anni, che è tra gli otto arrestati. Dopo essere stata sentita da magistrati della Dda di Catania, con la collaborazione di un ente anti-tratta, è stata posta in una struttura protetta per vittime di tratta. Dalle sue dichiarazioni, ricostruisce la Procura, «è emerso un quadro drammatico». «La ragazza - è spiegato dalla Dda - era maltrattata dall'intero sodalizio, che, approfittando dell'estrema vulnerabilità, dovuta alla sua condizione di donna, straniera e affetta da un grave e limitante handicap». Il gruppo «la costringeva non solo a prostituirsi, ma anche a svolgere mansioni domestiche, cucinare, svegliandola in alcuni casi in piena notte e vessandola con violenze fisiche e verbali indescrivibili».

 

Con le indagini della polizia, secondo la Procura di Catania, «è stato possibile dimostrare che l'organizzazione criminale, capeggiata dalla coppia Emil Milanov e Milena Milanova, ha previsto una precisa assegnazioni di ruoli e compiti, attraverso il contributo e la collaborazione operativa di italiani e bulgari, con mansioni di controllo e di accompagnamento delle vittime» sul luogo in cui erano costrette a prostituirsi. L'operazione, spiega la Dda, è stata denominata 'Bokluk', spazzatura in lingua bulgara, perché gli indagati erano soliti apostrofare con tale espressione le donne sottoposte al loro 'dominio'. La polizia ha condotto in carcere quattro persone (tre albanesi e un italiano e non quattro albanesi come si era appreso in un primo momento): Emil Milanov, di 49 anni, Milena Milanova, di 31, Maria 'Zinà Kozarova, di 27, e Massimo Corrado, di 33. Sono stati posti agli arresti domiciliari: Francesco Barbera, di 40 anni, Giuseppe Caruso, di 35, Alessandro Santo Coco, di 31, e Elena Angelova, di 33. Un 73enne è stato sottoposto all'obbligo di dimora a Catania.

© RIPRODUZIONE RISERVATA