Privacy addio: con l'emergenza il vicino di casa non ha più segreti. Liti, amori, affari e gusti: tutti sanno tutto

Martedì 21 Aprile 2020 di Fausto Moretti
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La permanenza forzata nel nostro domicilio, causata dalla epidemia Covid, ci ha arricchito di una nuova conoscenza, perlopiù inaspettata. I nostri vicini. 

TRASPARENTI. Giustamente attenti alla gestione della privacy, ai droni spioni e alle aziende che custodiscono i nostri gusti e le nostre abitudini, senza volerlo ci siamo “messi in piazza da soli”. Rigidissimi nel verificare su quali quadratini apporre la “X” quando firmiamo le regole di un contratto e la possibilità di essere contattati da inesauribili mailing list, di colpo siamo diventati trasparenti. Famiglie fino a poco fa semi-sconosciute, voci mai ascoltate e difficilmente riconducibili a volti più o meno noti, sono diventate la “Radio Londra” dell’isolato. 

IL PALAZZO DI FRONTE. Da settimane le mie mattine in terrazzo sono allietate dal quarto piano del palazzo di fronte, di cui ormai conosco praticamente tutto (almeno da un punto di vista professionale). Lui, avvocato, si diletta in conferenze al telefonino in viva voce, senza nascondere alcun dettaglio compresi nomi, cognomi e ricorsi dei suoi assistiti. La moglie, commercialista, ha invece il buon gusto di parlare con le cuffiette ma tanto basta: c’è chi evade, chi la implora di fare il “nero”, chi realmente non riesce più ad arrivare a fine mese. La signora in questo caso non ne parla con i clienti ma con le amiche. Così come con le amiche parla la signora del primo piano (quella con il cane nero, tanto per capirci), lamentando l’eccessiva “performance” del marito, in piena opposizione con il signore che intervalla le proprie grasse risate con la frase ormai diventata simbolo nel quartiere «non se batte un chiodo». Ragazze gelosissime del proprio profilo Instagram, nascosto ai genitori e a tutti i parenti, piangono a dirotto in balcone perché il fidanzato non le chiama da 2 giorni o perché manca l’amica del cuore, aprendo a tutti lo scrigno dei sentimenti. Gli anziani hanno ripreso a parlarsi dal balcone di fronte come si faceva nell’Italia del dopo guerra e perfino le consegne a domicilio con esclamazioni di gioia sono diventate rivelatrici dei gusti delle famiglie. Nel frattempo la coppia al di la della strada continua a litigare, incurante di qualunque giudizio.

OFFESE E RICATTI. Nel silenzio di questi giorni offese e ricatti economici sono diventati patrimonio di tutti. Oltre ogni ragionevole considerazione le voci si amplificano senza trovare più l’ostacolo cui siamo abituati dalla nascita del traffico e dei rumori della città. La nostra quarantena va avanti in questo vortice di sentimenti, voci, urla, disgrazie e gusti sessuali. Più tardi accendiamo il pc ed iscriviamoci sul sito che parla delle ultime notizie. E attenti alla privacy, mi raccomando...

Marco Presta: «Dai muri filtrano sussurri, viviamo in una comune»

di Marco Presta
Dietro ai termini inglesi che fanno parte del nostro lessico, mi sembra che si nascondano spesso delle belle fregature: pensate ad esempio alle parole “spread”, “devolution” e “exit poll”. Questa sensazione è confermata da “lockdown” e “privacy”, i due vocaboli del momento. Stando tutti ai domiciliari da settimane, ci siamo resi conto di quanto la Privacy sia solo una pia illusione. I nostri condomini, infatti, farciti d’inquilini 24 ore su 24, rappresentano la fine di ogni speranza d’intimità domestica.
Dai muri, filtra tutto: uno sciacquone improvviso ci tranquillizza sulla regolare attività intestinale del pensionato del piano di sopra, mentre le terribili cazziate che la signora del piano di sotto fa al marito ci lasciano intendere con chiarezza chi comandi in quella casa. 
Ma c’è di più. Ci siamo trasformati tutti in Influencer (termine – ahimè - quanto mai appropriato in tempi di coronavirus). Grazie ai social, possiamo entrare nei soggiorni e nelle camere da letto di chiunque, guardare tende che avrebbero bisogno di essere lavate, nonni sgomenti che passano in pigiama e carte da parati che invocano un tappezziere. E’ una sensazione inquietante: gli Italiani ormai vivono in un’unica, enorme casa collettiva, come quella del GF. 

Maddalena Messeri: «In quarantena anche i timidi postano a go-go»
di Maddalena Messeri

Passare l’isolamento nella casa in campagna è bellissimo ma le uniche persone che incontro sono i miei genitori, mio fratello e il cane. Niente vicini, niente civiltà, neanche il gusto di farsi fermare da una pattuglia e mostrare la collezione di autocertificazioni. Vi assicuro che con tutto questo silenzio alla lunga si stranirebbe anche Fiorello. Così il mio unico punto di contatto con la vita di prima è rimasto Instagram. La mia finestra sul mondo, la piazza virtuale in cui continuare ad “esistere”. 
C’è chi è diventato chef, chi personal trainer, chi intellettuale: nella disperazione anche i più timidi hanno cominciato a raccontarsi. Finita l’egemonia del lusso e dei viaggi stellari, ora tutti ci sentiamo a nostro agio pubblicando foto dalle nostre camerette normali, svaccati sul divano o in contemplazione del forno. Io condivido i piatti che cucino e tutorial su quello che mi invento per sfangare la quarantena: che soddisfazione quando qualcuno ricrea qualcosa che ho postato! In questo Instagram è uno strumento magico, perché ci permette di influenzare positivamente gli altri, condividendo i nostri momenti. E sentirci, alle volte, meno soli.

Andrea Vianello: «Io e Nicola, il mio nuovo amico che inviterò a cena»
di Andrea Vianello
Ho dei nuovi amici. In realtà dal punto di vista formale sarebbero dei conoscenti, ma si sa che a Roma “semo” tutti amici. Fino a un mese fa erano una luce notturna, il neon di una cucina, delle sagome sedute sotto un lampadario a cena, uno scorcio di vita degli altri. E noi per loro, probabilmente: due appartamenti contrapposti di palazzi adiacenti, entrambi ancora senza tende, vicinissimi e pure lontanissimi, in una scena da finestra nel cortile.
Oggi invece se ci affacciamo sul balcone durante le infinite giornate di reclusione, lo spazio e l’estraneità tra noi non c’è più: abbiamo cantato insieme alle 18, quando ancora si cantava, conosciamo i nostri nomi, persino l’età dei nostri figli, e nella mia testa c’è l’idea che appena finirà tutto li inviteremo a mangiare, il mio nuovo amico Nicola e la sua famiglia, senza nemmeno rischiare di litigarci alla riunione di condominio. I nostri muri sono più sottili durante la quarantena, le nostre vite sono più trasparenti. E mentre posizioniamo smartphone e pc verso le nostre librerie rivelatrici per l’aperitivo di gruppo, forse capiamo, al di là delle app che ci toccherà installare, che la privacy è bella, ma in fondo non è poi così importante. 

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Ultimo aggiornamento: 10:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA