Ponte Morandi, le intercettazioni: «L'uomo che doveva classificarne il rischio non lo aveva mai visto dal vivo». Ma non è così

Venerdì 16 Aprile 2021
«Ponte Morandi, l'uomo che doveva classificare il rischio non lo aveva mai visto dal vivo»

Chi doveva valutare il rischio crollo del Ponte Morandi di Genova, non solo quel ponte non lo aveva mai visto, ma non era nemmeno mai stato in città. La sconcertante rivelazione viene da alcuni quotidiani ed emerge dalle intercettazioni dell'inchiesta sul crollo del ponte ad agosto 2018. Roberto Salvi, membro operativo del risk management di Autostrade, in un'intercettazione ne parla al telefono col padre: «Io non ci ero mai andato a Genova a vedere questo ponte mi han detto: 'Fai l'analisi dei rischi catastrofalì. E io: ok». È il 28 marzo del 2019.

 

L'uomo era sotto pressione, aveva appena ricevuto la visita della Guardia di Finanza, che voleva capire con che criteri sia stato redatto il Catalogo dei rischi aziendali di Atlantia. La spiegazione Salvi la dà in diretta al genitore, nel corso di un lungo sfogo: «Mi sono posto il problema e sono andato da quello che si occupa dei ponti. Gli ho chiesto: dov'è che potrebbe avvenire una catastrofe? Lui mi ha aperto il computer e mi ha fatto vedere: 'Ecco, qui'. Finito. È così che è nata». «Ecco qui» è riferito al Morandi. Il catalogo dei rischi è ritenuto dalla Procura di Genova un documento cruciale perché il rischio, invece di aumentare nel tempo, diminuisce, senza che venga effettuato alcun intervento. Nel 2015 dalla dicitura scompare la causa, il riferimento alle «ritardate manutenzioni». Poi nel 2016 salta via anche il «rischio crollo», sostituito con una più rassicurante «perdita di funzionalità statica del viadotto Polcevera».

 

C'è un ultimo dettaglio, che chiude il cerchio. Il rischio crollo ogni anno, era stato valutato «basso». In teoria la risposta veniva dai dati forniti da sensori montati sul Morandi. Apparecchi che, come hanno scoperto poi i finanzieri, non esistevano. Erano stati tranciati durante un cantiere da operai di Pavimental, società controllata da Autostrade. E nessuno, da quel momento in poi, li aveva più riattivati. «Io ero convinto che ci fossero e che fornissero informazioni alla Direzione di Tronco - giura Salvi al padre -. Il sensore è come se tu la notte tremi e hai la mano appoggiata a me, io lo sento che tremi. Invece il maresciallo mi ha detto che non c'erano sensori. E mi ha chiesto se questo oggi cambierebbe la mia valutazione. E certo che la cambierebbe!». 

 

In merito a quest'articolo abbiamo ricevuto questa precisazione

 

“A chiarimento e contrariamente a quanto rappresentato dall’autore nei suddetti articoli dai titoli “Ponte Morandi, l’uomo che doveva classificare il rischio non lo aveva mai visto dal vivo” pubblicato il 16.04.2021 h. 10:59, e " Morandi, il controllore di Autostrade non aveva mai visto il Ponte ", pubblicato il 16.4.2021 h. 11:57 sul quotidiano on line LEGGO.IT  (sito web www.leggo.it), valga il vero:

La conversazione, da cui sono estratti frammenti, avviene in via strettamente confidenziale familiare e privata tra il Dott. Roberto Salvi ed il padre anziano, tesa a rassicurare semplicisticamente il genitore di non essere incorso in alcuna responsabilità.

Il Dott. Roberto Salvi non è indagato, in quanto dai lunghi interrogatori ai quali è stato sottoposto, richiesto dagli inquirenti (G.d.F.), e resi con spirito collaborativo per l’accertamento della verità, non è emersa alcuna responsabilità a suo carico, e tutto ciò che ha riferito è fondato su prove certe e documentate.

 Il Dott. Roberto Salvi, è Laureato in Economia e Commercio col massimo dei voti, ed ha conseguito il Titolo di Dottore Commercialista e Revisore dei conti, ed è uno stimato esperto in Risk Management aziendale, qualifica ottenuta grazie ai Corsi di specializzazione post-universitaria certificati dall’ente “The Institute of Internal Auditors” (IIA) – Florida (USA)” e precisamente, nel 2007 “Certified in Control Self-Assessment (CCSA)” e nel 2009 “Certified in Risk Management Assurance (CRMA)”.

Pertanto, il Dott. Roberto Salvi non è un tecnico, come definito nell'articolo e nei titoli, né un ingegnere, ma un economista esperto di Risk Management. Non era, quindi, un "controllore", nè era tenuto ad "ispezionare di persona le infrastrutture".

Dal luglio 2006 sino al 4 luglio 2016, egli ha ricoperto il ruolo di Risk Manager nella Società Autostrade per l’Italia Spa (ASPI), ed è stato il dirigente responsabile del Risk Management (Gestione del rischio), che consiste in un processo aziendale volto alla gestione completa ed integrata dei rischi, mediante attività sistematiche quali identificazione, misurazione, valutazione, trattamento del rischio. Il Risk Manager è un manager che applica una metodologia standard, secondo i principi internazionali COSO ERM, per valutare in modo omogeneo tutti i rischi aziendali tramite un’intervista/contraddittorio che stabilisce con l'esperto specialista di ciascun settore, materia e tema. Il Risk Manager, ovvero il Dott. Roberto Salvi, quindi, non è in particolare responsabile della “manutenzione delle strutture autostradali, gallerie o ponti”, in quanto si limita a identificare i vari rischi con il contributo essenziale e specifico degli specialisti delle varie materie, nel caso di ponti e gallerie, questi erano tecnici ingegneri addetti con varie responsabilità su questi processi aziendali. Quindi, contrariamente a quanto riferito ed insinuato nell’articolo contestato come una grave mancanza del Dott. Roberto Salvi, il Risk Manager non è affatto tenuto e non deve effettuare sopralluoghi di strade, viadotti, ponti e gallerie, in quanto eventuali problematiche gli devono essere riferite ed illustrate dai manager tecnici responsabili delle strutture e delle manutenzioni, insieme ai quali li individua e li valuta e, nella fattispecie del Ponte Polcevera, in particolare, gli elementi di valutazione del rischio gli furono illustrati dal dirigente tecnico specialista della materia  tramite mappe, foto, Report di Spea (società di ingegneria del Gruppo all'epoca).  Infatti, il Risk Manager redige a fine lavoro un “catalogo dei rischi” ove si elencano tutti i rischi identificati e valutati (finanziari, operativi, compliance, ecc.) ed i relativi controlli atti a mitigare i potenziali effetti del rischio.

Nella fattispecie del Ponte Polcevera il relativo rischio è stato valutato dal Dott. Roberto Salvi, che lo individuò ed identificò sin dall’anno 2013, definendolo nella sua prima accezione “rischio crollo per ritardati interventi di manutenzione”, unitamente ad un collega Manager tecnico, quale principale referente della Direzione Generale all’epoca sul tema. Nell’anno 2015, nel corso dell’aggiornamento annuale di tutti i rischi previsto dalla vigente procedura interna, la nomenclatura di quel rischio è stata ridefinita metodologicamente come “Rischio Crollo”, una definizione più ampia (e non generica come si vuole far intendere dall’articolo) per il semplice motivo che con questa accezione si comprendevano tutti i possibili casi sottostanti ad un teorico crollo e non solo quello dei ritardi manutentivi (contemplando ad es. anche l’ipotesi di fare sì un intervento nel rispetto dei tempi, ma non utilizzando tecniche conformi alle normative, ecc.). Pertanto, non ci fu nessuna “edulcorazione” da parte del Dott. Salvi, ma solo un ragionamento metodologico svolto insieme al suo Coordinatore Risk Management del Gruppo dell’epoca.

La nomenclatura di valutazione del rischio del Ponte Polcevera, come è stato accertato documentalmente dagli inquirenti, invece è mutata da “rischio crollo” a “perdita di stabilità”, solo successivamente al trasferimento ed all’assegnazione ad altri incarichi del Dott. Roberto Salvi, ovvero dopo il 4 luglio 2016, mentre nell’articolo contestato si insinua subdolamente, e comunque si induce l'equivoco nel lettore, che tale mutazione sia avvenuta sotto la sua gestione. Infatti, il Report, o catalogo dei rischi, relativo al 2016 non è stato redatto, né sottoscritto, dal Dott. Roberto Salvi, ma dal collega che gli è subentrato.

 

In definitiva, recarsi sul ponte personalmente, oltre a non essere di sua competenza, non avrebbe apportato nulla di nuovo o di aggiuntivo alle conoscenze acquisite dal Dott. Roberto Salvi, in quanto non essendo un tecnico specializzato della materia, mai e poi mai avrebbe potuto cogliere degli elementi aggiuntivi a quelli che gli furono illustrati dai colleghi tecnici specialisti. Non era e non è, altresì, nelle responsabilità del Risk Manager recarsi sul posto a misurare l'efficacia ed il funzionamento dei controlli (ad es. il funzionamento dei sensori), poiché era previsto ed esisteva un ufficio preposto in tal senso, dotato della necessaria indipendenza ed autonomia (anche di budget) per le verifiche sul campo.

 

Sul punto, occorre chiarire che il corretto funzionamento dei sensori installati sul Ponte Polcevera, è stato attestato al Dott. Roberto Salvi, durante la fase di assessment, dal dirigente responsabile con una e-mail a lui diretta ed acquisita dagli inquirenti (G.d.F.) ed allegata agli atti del procedimento giudiziario.”

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 10:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA