Morì a 69 anni per contatto con amianto sul lavoro: risarcimento da 800mila euro per la famiglia

L'uomo è stato autista dei pullman in Val di Cecina per più di 30 anni

Giovedì 9 Dicembre 2021
Era costantemente a contatto con l'amianto, fino ad ammalarsi e morire. L'Enel Spa è responsabile della morte di un 69enne

Enel Spa dovrà risarcire i danni per malattia e morte per mesotelioma pleurico: è quanto deciso dal Tribunale di Pisa che ha sancito l'azienda come colpevole della morte dell’ex dipendente Danilo Fedeli perchè a contatto quotidiano con l'amianto. L'uomo 69enne è deceduto 12 anni fa, lasciando la moglie Carmelina e due figli, Barbara e Simone. 

 

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«Mio padre – ha raccontato la figlia dii Fedeli  – è stato autista dei pullman in Val di Cecina per più di 30 anni, venendo anche a contatto con i lavoratori delle fabbriche che, ignari, salivano e scendevano dai mezzi senza togliersi la tuta intrisa dall'amianto. Per ottenere il risarcimento ci siamo rivolti all'Osservatorio nazionale amianto Val di Cecina che, a sua volta ha investito della tutela legale il suo presidente nazionale, avvocato Ezio Bonanni, insieme e all'avvocato Massimiliano Deiana». I due legali hanno poi depositato il ricorso giudiziario presso il Tribunale di Pisa che, a seguito degli accertamenti, ha riconosciuto la responsabilità dell’Enel per l’insorgenza della neoplasia e il conseguente decesso, liquidando in favore degli eredi un importo complessivo di circa 800mila euro.

«I materiali contenenti amianto, coppelle, fibretta e cemento, ci venivano forniti dall’Enel -  dichiara un testimone a verbale - non vi era una mensa ma consumavamo il cibo che portavamo da casa, talvolta mangiavamo sopra le coppelle». 

Quando gli è stata diagnosticata la malattia, si è chiuso in sè stesso: «La preoccupazione maggiore del signor Fedeli era quella di aver fatto sì che anche i familiari contraessero il mesotelioma per il fatto che lui tornasse sempre a casa con la tuta impolverata di amianto» dichiara un amico. 

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