Ristoranti, via il limite di persone a tavola all'aperto: «Al chiuso massimo in sei»

Giovedì 3 Giugno 2021
Limite di persone a tavola, il Governo dà l'ok ad eliminarli all'aperto: «Al chiuso massimo in 8»

Il limite delle persone a tavola al ristorante dovrebbe essere eliminato. Secondo quanto apprende l'ANSA da fonti delle Regioni, la proposta della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome di far decadere i limiti all'aperto per le attività di ristorazione e di estendere - in via temporanea e per farlo decadere dopo due settimane - il tetto massimo al chiuso da 4 a 6 persone per tavolo avrebbe trovato l'assenso del Governo.

 

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Il presidente Fedriga avrebbe inoltre rilanciato sull'opportunità di valutare l'abolizione di limiti all'aperto anche per le zone gialle e, a tal proposito, si sarebbe impegnato a coinvolgere il tavolo tecnico nazionale. Nei ristoranti al chiuso in zona bianca - nell'ambito del limite di otto persone al tavolo - sarà previsto un massimo di due nuclei familiari. Non è ancora chiaro se il provvedimento, emerso alla luce dell'incontro tecnico che si è svolto questa mattina - sarà contenuto in una specifica ordinanza.

 

Speranza: «Bene il percorso graduale»

 

 «Le cose vanno meglio» in Italia sul fronte Covid «grazie alla campagna di vaccinazioni e alle misure che abbiamo avuto in questi mesi», ora occorre «proseguire in un percorso di gradualità, perché è giusto riaprire ma passo dopo passo» visto che «un passo troppo lungo ci potrebbe far pagare un prezzo». Lo ha detto il ministro della Sanità, Roberto Speranza, interpellato a margine del G7 di Oxford sull'alleggerimento delle regole sui tavoli nei ristoranti. «Bisogna sempre distinguere l'aperto dal chiuso - ha aggiunto - perché al chiuso ci sono molti più rischi. Siamo sulla strada giusta, dobbiamo insistere su questa strada». 

 

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Burioni: discussione surreale

 

 Una discussione «importante», ma condotta in modo «surreale». Il virologo Roberto Burioni, docente all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, definisce così il dibattito protagonista oggi di un tavolo tecnico e del confronto tra Governo e Regioni. In un intervento sul sito 'MedicalFacts' da lui fondato, lo scienziato fa notare infatti che «nessuno, né le istituzioni, e sorprendentemente neanche le associazioni dei ristoratori, ha tirato in ballo l'elemento più importante dal punto di vista sanitario: chi si siede a tavola è vaccinato o non è vaccinato?».

 

«La discussione attuale sul numero di posti che dovrebbero essere concessi ai ristoratori in ogni tavolata per riaprire i ristoranti in sicurezza» in era Covid «è importante», scrive Burioni, perché «se è vero che decisioni troppo permissive potrebbero portare a dei pericoli sanitari, è altrettanto vero che decisioni inutilmente severe causerebbero un ulteriore danno economico del tutto evitabile a un settore che è già stato colpito in maniera terribile dagli eventi degli ultimi 15 mesi. Tuttavia, trovo questa discussione condotta in maniera del tutto surreale», non considerando appunto il fattore chiave. «Perché», ed «è bene dirlo, in quanto questa è la realtà scientifica indiscutibile e innegabile - puntualizza il virologo - se a tavola ci sono vaccinati è un conto, se ci sono persone non vaccinate è un altro. Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di cominciare a discuterne seriamente».

 

Galli: non è lo stesso se vaccinati o no

 

«È diverso avere una tavolata di 10 vaccinati rispetto a una tavolata di persone non vaccinate. Quattro a tavola o di più? Dipende da quanti sono immunizzati. A oggi non sarebbe stato più il caso di parlare del numero delle persone che possono sedere insieme in un ristorante al chiuso, se avessimo avuto più gente vaccinata. È una questione destinata ad essere, spero, superata molto alla svelta. Ora decidano coloro i quali hanno la responsabilità di decidere». Così Massimo Galli direttore della clinica di Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano, commenta all'Adnkronos Salute, il limite per i commensali nei locali al chiuso che è stato oggi al centro del tavolo tecnico previsto a Palazzo Chigi.

 

«Sarebbe stato pleonastico oggi andare a discutere di 4 persone a tavola, piuttosto che sei o 8 nei ristoranti al chiuso se - ribadisce Galli - ci si fosse dati più da fare, più rapidamente, per mettere insieme un'anagrafe vaccinale, per stabilire dei criteri ragionevoli per cui si potesse dare alle persone una 'patentè indicativa, almeno, di una minore facilità ad infettarsi. Fortunatamente allo stato attuale dei fatti, il procedere delle vaccinazioni consente qualche nota di ottimismo». «Poi ovviamente, soprattutto negli strati della popolazione non vaccinata, rimane il problema della circolazione del virus e quindi serve trovare il bilanciamento tra le due questioni: da una parte vaccinare di più e tentare di conseguenza minori restrizioni; e dall'altra avere più certezze nel consentire più attività alle persone che hanno una copertura immunitaria per vaccino o per infezione naturale», ha concluso.

Ultimo aggiornamento: 4 Giugno, 00:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA