Attentato a Papa Giovanni Paolo II, quel giorno di 40 anni fa in cui Wojtyla non morì

Giovedì 13 Maggio 2021 di Giammarco Oberto

Quattro colpi, da tre metri e mezzo di distanza. Due a segno. «Io ho mirato giusto, perché lei non è morto?». Alì Agca è un tiratore esperto, eppure la sua vittima è lì davanti a lui, nel carcere di Rebibbia, e lo perdona. Oggi sono 40 anni dal giorno in cui papa Giovanni Paolo II non morì.

 

Sono le 17,17 del 13 maggio 1981: la campagnola bianca scoperta fende la folla di fedeli in piazza San Pietro, papa Wojtyla ha appena abbracciato una bambina, Sara Bartoli, un anno e mezzo. Si accascia. Gli hanno sparato due colpi: il primo proiettile all’addome, il secondo alla mano. La veste bianca del papa polacco diventa rossa. Karol Wojtila è grave, l’ambulanza è bloccata dalla folla, si ripiega su quella vecchia. Durante la corsa all’ospedale si rompe la sirena, l’autista si aggrappa al clacson: un particolare, questo, raccontato da Antonio Preziosi nel libro “Il Papa doveva morire”, appena pubblicato. Il Santo Padre perde conoscenza, il polso è debolissimo. Don Stanislao, il suo segretario personale, gli dà l’estrema unzione. Al policlinico Gemelli viene sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico, resta sotto i ferri per 5 ore e mezza. Il proiettile ha fatto un percorso stranissimo e devastante nel corpo di Wojtyla: entrato dall’addome, ha attraversato l’osso sacro, è uscito dai lombi. Il mondo è con il fiato sospeso. Ma il Papa sopravvive. «Mi ha salvato la Madonna di Fatima» dirà.

 

La maglietta insanguinata con le iniziali in rosso G.P. e il foro del proiettile che non lo uccide è conservata come una reliquia da suor Maria Rosaria Matranga, responsabile della Casa Regina Mundi: ancora oggi è venerata da moltissimi fedeli. Come la prova tangibile di un miracolo. Ne è convinto perfino Agca, l’uomo che quel giorno impugnava la Browning calibro 9, terrorista turco dei Lupi grigi, gruppo di estrema destra: «Dopo diversi anni ho capito che il 13 maggio 1981 Dio ha realizzato un miracolo in piazza San Pietro» ha detto in un’intervista del 2014. Condannato all’ergastolo, graziato da Ciampi nel 2000 ed estradato in Turchia, oggi è un uomo libero. Ma ancora nasconde i misteri di quel giorno, e il vero mandante. Che secondo Gian Franco Svidercoschi, decano dei vaticanisti e amico di Wojtyla, fu il Kgb.

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