Omicidio Vannini, la testimone: «Dopo lo sparo Ciontoli disse che era solo una crisi d'ansia»

Mercoledì 9 Settembre 2020
Omicidio Vannini, la testimone: «Dopo lo sparo Ciontoli disse che era solo una crisi d'ansia»
«È solo ansia», avrebbe detto Antonio Ciontoli a Marco Vannini dopo lo sparo partito dalla sua pistola: il terribile particolare della ricostruzione viene dalla testimonianza di Viola Giorgini, ex fidanzata di Federico Ciontoli, sentita oggi come testimone del processo di appello bis per i fatti del maggio del 2015 quando Vannini morì mentre si trovava a casa dei suoceri a Ladispoli, centro del litorale romano.

Nel procedimento è impuntata l'intera famiglia Ciontoli dopo che la Cassazione ha disposto un nuovo processo di secondo grado per il riconoscimento dell'omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di Marco. Subito dopo lo sparo che raggiunse alla spalla Vannini, ha raccontato la ragazza, predicava «calma» ai suoi familiari sostenendo che il fidanzato della figlia Martina era solo alle prese con una crisi d'ansia dovuta ad uno spavento per il colpo d'aria partito dalla sua pistola. «Antonio Ciontoli ci disse di stare tranquilli - ha detto la ragazza - che era solo un grande spavento, si trattava di un colpo d'aria partito dalla pistola. Marco stava avendo solo una crisi d'ansia».



Nel corso della sua deposizione la giovane, assolta nel processo di primo grado dall'accusa di omissione di soccorso, ha ricostruito le fasi della notte tra il 17 e il 18 maggio di cinque anni fa. «Ricordo che eravamo in stanza di Federico - ha detto la ragazza - e ho sentito un tonfo, un rumore come se fosse caduto qualcosa di pesante. Ci siamo avvicinati al bagno ma la porta era chiusa, dentro c'era il padre di Federico e Martina la fidanzata di Vannini. Antonio Ciontoli ci disse di non preoccuparci e ci siamo fidati di lui, abbiamo creduto ciecamente alla sua versione. Federico entrò in bagno e uscì portando via la pistola, per metterla in sicurezza. Io rimasi sbalordita».



La giovane, nel corso di una deposizione farcita di molti 'non ricordo' e stigmatizzati a più riprese dalla corte, ha sostenuto di «essersi resa conto della ferita al braccio solo dopo, quando Marco fu portato al piano di sotto» e di avere notato «delle gocce di sangue». «A quel punto con Federico abbiamo cercato di convincere Antonio a chiamare il 118, la situazione infatti non migliorava». E ancora: «ricordo che dello sparo appurai solo quando Marco fu portato al Posto di primo intervento di Ladispoli. Ricordo che già lì Ciontoli parlava del rischio di perdere il lavoro se questa storia fosse uscita fuori». Per Celestino Gnazi, legale della famiglia Vannini, la testimonianza della Giorgina ha dato «una impressione di totale non credibilità. Viola non ha aggiunto nulla rispetto a quello che già sapevamo. Non apparve credibile quando è stata ascoltata, da imputata, nel processo di primo grado e anche oggi ha confermato questa impressione». 
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