La lettera del figlio di 8 anni sul comodino: «Papà non litigare...». Il piccolo sentito in questura

Sabato 28 Novembre 2020 di Cristina Antonutti
Aurelia Laurenti

«Papà non litigare...». La letterina era sul comodino di Giuseppe Mario Forciniti, l'infermiere di 33 anni che il 25 novembre ha ucciso a coltellate la compagna Aurelia Laurenti, 32, nella loro abitazione di via Martin Luther King a Roveredo in Piano. A scriverla è stato il figlio di otto anni. A leggerla vengono i brividi. Quelle raccomandazioni rivolte al padre sono l'ennesima prova del rapporto conflittuale tra i genitori. Nel biglietto lo invita a lasciar perdere, a pensare al lavoro, tutti consigli che non ci si aspetterebbe da un bambino. «Gli dice di tener duro», precisa l'avvocato Ernesto De Toni dopo aver velocemente esaminato gli atti finora depositati nel fascicolo d'indagine aperto dalla Procura. Non aggiunge altro, ma non serve altro per capire che quello di Roveredo in Piano è un femminicidio che ha tante vittime. Non c'è soltanto Aurelia, ci sono anche i suoi bambini e due famiglie che non si danno e non si daranno mai pace.

 

L'AUDIZIONE Il piccolo ieri è stato sentito in Questura a Pordenone in forma protetta, con l'ausilio di una psicologa che lo ha condotto per mano in una lunga chiacchierata, senza forzature o pressioni, privilegiando la serenità del minore. La sua sarà una voce importante, perchè potrebbe aiutare a comprendere il clima famigliare e permettere di trovare conferma alla ricostruzione che gli investigatori della Squadra Mobile e della Scientifica stanno perfezionando sulla dinamica del femminicidio. Perchè il piccolo, contrariamente a quanto ha assicurato il padre, quando l'altra sera si è svegliato ed è andato in corridoio, potrebbe aver visto o percepito qualcosa. Se dovessero emergere indicazioni importanti ai fini dell'indagine, il sostituto procuratore Federico Facchin chiederà di procedere con un incidente probatorio per cristallizzare la testimonianza ed evitare al bimbo eventuali audizioni nel corso del processo.

LA CONVALIDA Ieri, alle 13, si è intanto tenuta l'udienza della convalida dell'arresto di Forciniti. La Procura ha contestato l'omicidio volontario aggravato dal fatto che la vittima era la sua compagna e ha chiesto l'applicazione della misura cautelare in carcere ravvisando il pericolo di fuga. L'udienza si è celebrata in videoconferenza per via delle restrizioni dovute all'emergenza Covid-19: in Tribunale c'erano il gip Giorgio Cozzarini, con presente il pm Facchin; in carcere Forciniti e il suo difensore. L'infermiere si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Ha confermato quanto dichiarato nell'interrogatorio reso al pm - spiega l'avvocato De Toni - confermando che intende collaborare». Lo farà in futuro, in questo momento Forciniti è ancora scosso e non sarebbe in grado di andare oltre a quanto riferito l'altro ieri mattina. Sulla misura cautelare la difesa si è rimessa. Per oggi è attesa la decisione del gip.

TESTIMONIANZE Negli uffici della Squadra Mobile anche ieri sono state raccolte testimonianze. È stata sentita a sommarie informazioni la mamma dell'infermiere. Parenti, amici e vicini di casa stanno contribuendo a ricostruire la vita di coppia di Giuseppe e Aurelia, ma anche quanto è successo il giorno della tragedia. Molto è già stato fissato, a cominciare dagli orari. I vicini che verso le 23.30 si sono accorti della lite nella casa accanto, sono stati in grado di fornire indicazioni molto precise, che confermano come Forciniti abbia infierito sulla compagna. 

Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 15:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA