Omicidio Ilenia Fabbri, arrestati il marito e un conoscente a Faenza. L'alibi, il killer e il movente

Mercoledì 3 Marzo 2021

Omicidio Ilenia Fabbri,  arrestato il marito Claudio Nanni, 53 anni e un suo conoscente. L'uomo era già indagato, in concorso con persona ignota, il presunto killer, per la morte della moglie, 46 anni, trovata sgozzata il 6 febbraio nella sua casa di Faenza (Ravenna). 

 

 

 

Sospettato fin dai primi giorni

Nanni, finito in manette per omicidio aggravato dalla premeditazione, dai legami familiari e dai motivi abietti, è stato sospettato fin dai primi giorni dell'indagine. Dalle prime ore di questa mattina lui e il presunto complice sono interrogati nella questura di Ravenna, a poca distanza dal Tribunale dove il 26 marzo era prevista la prima udienza della causa di lavoro che l'ex moglie aveva avviato per chiedere di essere risarcita per avere a lungo lavorato nell'officina dell'allora marito nella vicina Imola, la città romagnola in provincia di Bologna. 

L'alibi e la figlia

Se le accuse verranno provate diventerà ancora più straziante la situazione della figlia della coppia, Arianna, coinvolta suo malgrado nell'alibi che evidentemente non ha, almeno per ora, convinto gli investigatori. Lei e il padre erano in viaggio in macchina da pochi minuti verso Milano, dove avrebbero dovuto comprare  un'auto, quando Ilenia è stata uccisa con un unico fendente alla gola forse con un coltello per il pane trovato dagli inquirenti. La giovane sarebbe stata insomma usata dal padre per costruirsi un alibi. In casa, però, quella mattina, all'insaputa di Claudio Nanni, c'era un'amica di Arianna che si era fermata lì per la notte. Ed è stata lei a dare l'allarme al 112, a sentire le ultime parole di Ilenia e a fornire una descrizione del killer.

Il possibile movente 

«Conosci qualcuno che possa fare del male a mia moglie?». Secondo quanto riferito da una testimone agli inquirenti, è quanto nel 2019 le avrebbe chiesto Claudio Nanni. La donna, sentita di recente nell'ambito delle indagini della polizia coordinate dal Pm Angela Scorza e all'epoca vicino al Nanni, durante un incontro con il 53enne, avrebbe raccolto dall'uomo uno sfogo sul contenzioso civilistico sul patrimonio coniugale con la ex moglie: «Mi vuole rovinare - il senso della parole che lui avrebbe pronunciato - mi chiede un sacco di soldi». E poi: «Conosci qualcuno che possa fare del male a mia moglie?». La donna, a suo dire, avrebbe allora risposto con una frase di questo tipo: «Ma stai scherzando? Tu sei fuori».

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Non è la sola testimonianza di questo tipo: poco dopo l'omicidio, un'altra donna, pure lei in passato legata all'indagato, ha riferito in commissariato che l'uomo un paio di volte, uscendo da incontri con l'avvocato civilista, si sarebbe lasciato andare a sfoghi contro la ex moglie: se continua così, prima o poi le mando qualcuno «a farle la festa», avrebbe detto. Ci sono inoltre a verbale diverse altre testimonianze secondo le quali l'indagato, almeno dal 2018, direttamente o indirettamente, avrebbe minacciato la ex di morte. Sul punto, una persona di fiducia della defunta ha raccontato agli investigatori che poco prima dell'ultimo Natale, la 46enne le aveva confidato di avere paura perché si sentiva minacciata e di volere per questo fare testamento a favore della figlia Arianna. Al momento non risulta esserci alcun testamento. 

 

 

La copia delle chiavi di casa

L'ex marito della vittima aveva fatto fare un paio di duplicati di una chiave sovrapponibile per tipo a quella che apre la porta del garage al seminterrato della casa in via Corbara dove la donna viveva. E' quanto ha riferito il titolare di una ferramenta di Faenza, ascoltato dagli inquirenti. L'ipotesi al vaglio delle indagini della polizia - coordinate dal Pm Angela Scorza - è che l'omicidio possa essere stato compiuto da un sicario istruito per raggiungere la camera della 46enne al secondo piano e perfino dotato di una copia delle chiavi: del resto la prima volante del commissariato al suo arrivo alle 6.20, aveva trovato la porta del garage aperta e senza segni di effrazione.

Il titolare della ferramenta ha ricordato che Nanni tempo addietro gli aveva commissionato almeno due copie di una chiave comune 'a spinotto' del tipo identico a quella che apre il garage di via Corbara. L'uomo ha confermato che si tratta di chiave analoga a quella mostratagli dagli investigatori: ovvero la chiave della 21enne Arianna, figlia convivente della vittima. In merito alle tempistiche, il testimone non ha saputo essere altrettanto preciso, riuscendo solo a collocare il suo ricordo in un periodo nel quale l'impiego anche per strada della mascherine anti-Covid 19, non era ancora così esteso e necessario.

Da questo particolare, gli inquirenti hanno dedotto che le copie della chiave in questione possano essere state commissionate almeno cinque-sette mesi prima del delitto di Ilenia Fabbri. Non ha invece finora trovato nessun riscontro la insistente voce di paese che vuole che Nanni abbia chiesto il duplicato di una chiave non oltre un mese prima dell'omicidio.

La causa di lavoro

Per quanto riguarda il movente, gli investigatori della squadra mobile ravennate e dello Sco di Roma continuano a guardare verso un possibile contesto economico. Ilenia del resto aveva prima ottenuto l'assegnazione della dimora matrimoniale di via Corbara pagata a suo tempo circa 300 mila euro; poi aveva promosso una causa di lavoro contro l'ex chiedendogli 500mila euro per le sue collaborazioni nell'officina di famiglia e per la cessione di una gelateria per manifestare infine l'intenzione di non accettarne meno di 100mila.

La testimone sotto protezione

Nei giorni scorsi era inoltre scattato un programma di protezione per l'unica testimone del delitto. La richiesta in tal senso era stata inoltrata dal Procuratore capo di Ravenna Daniele Barberini alla luce del potenziale pericolo a cui era esposta l'amica di Arianna, figlia di Ilenia Fabbri e di Claudio Nanni, rimasta a dormire quella notte nell'abitazione che aveva fornito elementi, sia direttamente che indirettamente, ritenuti  fondamentali per l'esito dell'inchiesta.

A cominciare dalla chiamata il 6 febbraio alle 6.06 ad Arianna, quest'ultima partita in auto da pochi minuti alla volta di Milano assieme al padre facendo così scattare l'allarme al 112 su quella che si pensava fino a quel punto essere l'intrusione di un ladro. La ragazza ha inoltre potuto riferire le ultime parole della vittima («Chi sei? Cosa vuoi?») consentendo così di capire che la 46enne non conosceva il suo assassino. E ha contribuito a stilare un primo parziale identikit dell'aggressore, sebbene lo abbia solo intravisto di schiena mentre correva giù per le scale: molto alto, ben piazzato, con spalle grosse e vestito di scuro.

Altri elementi che hanno aiutato gli inquirenti a ricostruire quei concitati momenti, sono arrivati infine dalla chiamata di 21 minuti che alle 6.08 sempre la giovane, comprensibilmente impaurita dopo essere rimasta da sola chiusa in camera, ha fatto al padre dell'amica: una telefonata ora in mano agli inquirenti in quanto l'uomo aveva installato sul suo cellulare una applicazione in grado di registrare le chiamate.

Per arrivare a dare un nome al killer, gli investigatori, coordinati dal Pm Angela Scorza, ieri hanno ascoltato altri testimoni: oltre a una giovane donna negli ultimi tempi molto vicina all'indagato, sono state sentite quattro persone circa un possibile esecutore materiale del delitto, non necessariamente un profilo esperto. Attraverso un sicario, l'ex marito, che ha dichiarato di non sapere della presenza in casa della giovane ora sotto protezione, avrebbe così potuto risolvere tutti i suoi contenziosi economici con Ilenia peraltro diventandone erede al 50% con la figlia. Il diretto interessato ha finora fermamente respinto questa ipotesi dicendosi del tutto estraneo all'omicidio della moglie. Anche la figlia, andata ad abitare con lui dalla mattina del delitto, crede al momento alla dichiarata innocenza del padre.

Ultimo aggiornamento: 17:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA