Pordenone, scende dall'auto e batte la testa: Michele muore a 46 anni

Soccorsi inutili per Michele Salvadori
Soccorsi inutili per Michele Salvadori
di Alberto Comisso
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Mercoledì 27 Aprile 2022, 17:54 - Ultimo aggiornamento: 19:29

Non ce l'ha fatta Michele Salvadori, il 46enne operaio della Zml di Maniago in Friuli, che viveva ad Andreis con la mamma Maddalena, che domenica notte, dopo essere sceso dalla macchina, ha perso i sensi e ha sbattuto violentemente la testa. Ricoverato in condizioni disperate all'ospedale di Pordenone, è morto ieri pomeriggio, 26 aprile. Oltre alla madre, lascia due fratelli: Franco e Laura. Una tragedia che ha scosso la piccola comunità montana, dove tutti si conoscono. Un paesino, Andreis, che conta poco più di 200 anime e dove Michele è nato e cresciuto.


Domenica notte, all'1.30, Salvadori si era fatto accompagnare a casa, in macchina, da un amico. Aveva bevuto parecchio e quando è sceso ha perso i sensi. È caduto all'indietro sbattendo la testa contro l'auto e, successivamente, sull'asfalto. Poi ha avuto un arresto cardiaco ed è finito in coma. Nonostante le richieste di soccorso siano state tempestive, per raggiungere Andreis i mezzi di soccorso hanno impiegato più di 20 minuti. Il personale sanitario ha provato in tutti i modi a rianimare il 46enne, le cui condizioni sono apparse subito gravissime, ma Salvadori non ha più ripreso coscienza: è morto nel reparto di Terapia intensiva dell'ospedale di Pordenone, dopo un repentino peggioramento delle sue condizioni.


I familiari sapevano che la vita di Michele era appesa a un filo. Hanno sperato sino all'ultimo che potesse riprendersi, nonostante i medici non avessero dato molte speranze, ma ieri pomeriggio è arrivata la drammatica notizia. Desolato il sindaco Fabrizio Prevarin: «Tutta la comunità è colpita da questo tragico evento. Tra l'altro, nel giro di pochi mesi, Andreis è stata toccata due volte dalla morte di due persone che avevano poco più di 40 anni. Qui tutti ci conosciamo e Michele è stata sempre una persona molto disponibile. Nessuno riesce a capacitarsi di come abbia potuto lasciarci così, all'improvviso. Il problema degli eccessi, in questo caso l'alcol, riguarda un po' tutti i piccoli paesi della montagna. Non si può sperare che la buona sorte ti assista sempre e, per questo, ogni tanto allarga le braccia il primo cittadino bisognerebbe darsi un limite. Dire basta. Resta un rammarico, che non riguarda soltanto il caso di Michele: se vicino hai delle persone amiche, che ti vogliono veramente bene, dovrebbero loro stesse dissuaderti dal fare qualcosa che si sa benissimo che porta all'autodistruzione». Ieri il sindaco ha sentito la mamma di Salvadori, distrutta dal dolore, e si è soffermato parecchio a parlare con il fratello Franco.

«E' una famiglia che in questo momento sta soffrendo molto. Mi sono ripromesso le parole di Pravarin che quanto prima avvierò un confronto con le assistenti sociali. E' possibile fare qualcosa per dare un buon esempio alle nuove generazioni? Credo di sì. Il mio impegno andrà in quella direzione, perché non voglio che altre persone facciano la fine di Michele».

 

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