Matias ucciso dal papà: lo zio irrompe in ospedale e tenta la vendetta «Ditemi dov'è Mirko!»

Soltanto per alcune settimane la vita di figlio e della madre si è svolta in modo sereno

Domenica 21 Novembre 2021
Lo zio del piccolo Matias, ucciso dal padre polacco il 16 novembre, è entrato nell'ospedale dove è ricoverato l'assassino per minacciarlo

Dal dolore alla disperazione. È ciò che prova Ubaldo Marcelli, zio del piccolo Matias di 10 anni, ucciso dal padre, il polacco 44enne Mirko Tomkow, il 16 novembre in un'abitazione a Cura di Vetralla, in provincia di Viterbo. Un gesto, di cui zio Ubaldo non si dà pace, tanto da recarsi questa mattina nell'ospedale dove il padre assassino è ricoverato dal giorno dell'omicidio per aver ingerito qualche sostanza, nell'intento di suicidarsi. Entrando nel reparto penitenziario dell'ospedale Belcolle di Viterbo, Marcelli ha urlato: «Ditemi dov'è Mirko!» con un coltello alla mano.

 

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Non una lucida vendetta, ma un gesto di disperazione, come hanno dichiarato le persone che lo hanno visto entrare in uno stato di  agitatazione e confusione. Forse, Ubaldo, il marito della sorella della madre di Matias, era intenzionato a minacciarlo.

Prima il personale dell'ospedale lo ha bloccato, poi i carabinieri gli hanno tolto il coltello e lo hanno denunciato per porto abusivo di arma da taglio. Ora anche lui è ricoverato in ospedale in stato choc.

Lui, è lo stesso zio che il giorno dell'omicidio aveva invitato il nipote a pranzo dopo la scuola. Il piccolo aveva declinato l'invito e preferito tornare nella sua abitazione poiché la madre gli aveva lasciato il pranzo pronto. Rimasto da solo in casa, non è ancora chiaro se ha aperto la porta al padre oppure il genitore è entrato con un mazzo di chiavi, si è ritrovato con quel padre violento che gli ha inferto il colpo alla gola e poi lo ha lasciato morto sul letto. Ed è così che il piccolo Matias è stato trovato dalla madre alle 15.30, quando è rientrata a casa dal lavoro. Una storia di maltrattamenti in famiglia culminati ad agosto con le testimonianze di alcuni vicini , e poi confermate dal figlio e dalla moglie, che da settembre hanno portato ad un divieto di allontanamento dell'uomo.

Soltanto per alcune settimane la vita di figlio e della madre si è svolta in modo sereno, fin quando il 44enne, dopo aver trascorso un periodo in una struttura Covid della Capitale poichè positivo, la mattina del 16 novembre è tornato nel viterbese ed ha ucciso il figlio.

Ultimo aggiornamento: 20:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA