Matias, ucciso a 10 anni dal papà. «Ero ubriaco e lui gridava, così l'ho fatto smettere»

Matias, ucciso a 10 anni dal papà. «Ero ubriaco e lui gridava, così l'ho fatto smettere»
Matias, ucciso a 10 anni dal papà. «Ero ubriaco e lui gridava, così l'ho fatto smettere»
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Martedì 28 Giugno 2022, 09:51 - Ultimo aggiornamento: 12:06

La morte del piccolo Matias, 10 anni, ucciso a Vetralla lo scorso 16 novembre, aveva sconvolto l'Italia. A togliergli la vita il papà, Mirko Tomkow, che davanti al pubblico ministero ha confessato l'omicidio: «È stato lei a uccidere suo figlio?» «Ero ubriaco, forse sì», avrebbe risposto, confessando e raccontando alcuni dettagli di quanto fatto al bambino. Il corpo di Matias era stato ritrovato dalla mamma, rinchiuso nel cassettone del letto matrimoniale e con il volto ricoperto da nastro adesivo.

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Tomkow, 45 anni, polacco, non poteva essere a casa perché c'era un divieto disposto dal giudice. «Sapevo che non potevo avvicinarmi, ma avevo bevuto tanto ed ero nervoso - ha spiegato, con un filo di voce e la testa china - Sono entrato in casa e non c’era nessuno. Con un coltello della cucina ho aperto la porta della soffitta. Ho fumato, bevuto e aspettato. Mentre ero lì ho sentito le ruote dello zaino di mio figlio che sbattevano sui gradini e sono sceso». «Appena mi ha visto ha urlato: “Vai via, non puoi stare qui”. Mentre gridava il suo telefono non smetteva di suonare. Io ero nervoso, così l’ho scaraventato a terra e messo nel lavandino del bagno. Matias però continuava a gridare. Era arrabbiato per il cellulare. Era fastidioso. Per farlo smettere ho preso lo scotch e glielo ho avvolto su tutta la faccia. Non parlava più».

 

«Matias gridava - ha continuato - perché io gli avevo rotto il telefono. Ero ubriaco e quelle urla mi davano fastidio. Prima gli ho messo una mano su naso e bocca per non farlo strillare, poi ho preso lo scotch sopra la caldaia. Quando era fermo sono andato ad aprire il cassettone e l’ho messo dentro. Non si muoveva più. A quel punto sono tornato in soffitta a fumare. Poi ho preso la benzina e l’ho sparsa per tutta la casa. Il coltello l’ho preso alla fine, ma non mi ricordo».

L'uomo non ricorda di aver colpito il figlio con un coltello, ferendolo al mento, al collo e al cuore, né ricorda perché ha sparso la benzina per tutta la casa. «Non lo so se volevo bruciare tutto - ha detto ancora - ero solo molto ubriaco. Sono stato molto arrabbiato quando il giudice mi ha allontanato dalla casa e dalla mia famiglia per maltrattamenti. Io non avevo mai fatto del male a mia moglie e al bambino. Non l’ho mai minacciata di darle fuoco o di ucciderla». Ieri doveva testimoniare anche la mamma di Matias, ma la deposizione non ci sarà, per evitare ulteriori traumi.

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