Cosa nostra a Palermo, sgominato clan Annatelli: 15 arresti. Gli incontri dei boss fra le bare di un'onoranza funebre

Martedì 21 Luglio 2020
Cosa nostra a Palermo, sgominato clan mafioso: 15 arresti. Gli incontri dei boss fra le bare di un'onoranza funebre
Per sfuggire ai controlli, gli incontri dei capi dell'organizzazione mafiosa avvenivano anche in un'agenzia di onoranze funebri e nel salone di una parrucchiera. Cosa nostra di Palermo ha riorganizzato la sua «struttura criminale» occupandosi della «gestione del traffico e della vendita di stupefacenti nel territorio controllato dalla famiglia mafiosa di Corso Calatafimi». È quanto dicono gli inquirenti nell'ambito dell'indagine che all'alba di oggi ha portato all'arresto di 15 persone a Palermo.

«La rimodulazione degli assetti veniva proposta a Filippo Annatelli, reggente della famiglia mafiosa, da un affiliato della consorteria, Salvatore Mirino, deciso a convincere il proprio referente mafioso ad affidargli, a pochi giorni dalla sua scarcerazione, la direzione operativa delle attività legate allo smercio di droga nell'area controllata dal sodalizio - spiegano gli investigatori - Il progetto proposto da Mirino otteneva l'avallo della figura verticistica della famiglia e comportava la contestuale estromissione dei soggetti sino a quel momento deputati a gestire il traffico illecito». Attraverso lo stretto monitoraggio degli affiliati, i magistrati hanno documentato «le fasi precedenti, concomitanti e successive all'incontro riservato, avvenuto nel febbraio del 2017 all'interno di un'agenzia di onoranze funebri, tra Annatelli e Mirino in cui si decideva, in favore del secondo, di estromettere il sodale precedentemente incaricato della gestione del traffico di stupefacenti, individuando la necessità di affidare a nuovi personaggi di massima fiducia il controllo della vendita di droga su Corso Calatafimi».

La nuova struttura era così articolata: Filippo Annatelli, al vertice della famiglia mafiosa di Corso Calatafimi, «demandava la gestione operativa ad altri sodali, autorizzandone le iniziative di volta in volta prospettate, e manteneva i rapporti con le figure qualificate delle altre famiglie mafiose palermitane, intervenendo in prima persona in caso di frizioni tra i membri delle diverse consorterie». Mirino ed Enrico Scalavino «deputati alla gestione operativa dei traffici e dello smercio della droga, fungevano da intermediari».

Giuseppe Massa, detto «Chen», e Ferdinando Giardina, responsabili della fornitura dello stupefacente ai pusher di livello inferiore, erano incaricati anche della riscossione del denaro derivante dalla vendita della droga. 
Ultimo aggiornamento: 08:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA