Madre e figlia uccise nel Modenese: il marito era stato denunciato già tre volte

Madre e figlia uccise nel Modenese: il marito era stato denunciato già tre volte
di Daniele Molteni
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Martedì 14 Giugno 2022, 19:14 - Ultimo aggiornamento: 19:21

Gabriela Trandafir, uccisa a Cavazzona di Castelfranco Emilia insieme alla figlia Renata dal marito Salvatore Montefusco, aveva denunciato tre volte il suo killer.

La prima, per maltrattamenti, a luglio 2021, poi un'integrazione ad agosto e un'ulteriore denuncia lo scorso dicembre. Oltre alla contestazione dei maltrattamenti, la procura di Modena ha reso noto un ulteriore procedimento, per atti persecutori, dove la moglie segnalava di aver subito l'installazione di un apparato gps sulla sua auto. Per entrambe le ipotesi, maltrattamenti e atti persecutori, il pm aveva chiesto l'archiviazione e Gabriela Trandafir si era opposta, sostenendo che le sue ragioni fossero fondate.

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Il marito Salvatore Montefusco, invece, l'imprenditore edile di 69 anni che ha confessato di aver premuto il grilletto del fucile, si trova ora in carcere. Oltre a Gabriela, 47 anni, ieri ha ucciso Renata, la figlia di lei, 22 anni. A margine delle udienze, qualche squarcio di vita in più: lei lo aveva denunciato, appunto, almeno tre volte.

La prima, per maltrattamenti, a luglio 2021, poi un'integrazione ad agosto e un'ulteriore denuncia lo scorso dicembre. Oltre alla contestazione dei maltrattamenti, la procura di Modena ha reso noto un ulteriore procedimento, per atti persecutori, dove la moglie segnalava di aver subito l'installazione di un apparato gps sulla sua auto. Per entrambe le ipotesi, maltrattamenti e atti persecutori, il pm aveva chiesto l'archiviazione e Gabriela Trandafir si era opposta, sostenendo che le sue ragioni fossero fondate.

Maltrattamenti di natura verbale, pare, anche se l'avvocato della 47enne, Annalisa Tironi, precisa che opponendosi all'archiviazione aveva evidenziato «che c'erano stati atteggiamenti ben più concreti» da parte dell'omicida reo confesso. E di questo si sarebbe dovuto discutere nell'aula del tribunale di Modena stamattina, davanti al giudice Andrea Scarpa, dove, forse, si sarebbe parlato anche delle tre denunce che lo stesso Montefusco aveva sporto contro la donna («strumentali», le definisce Tironi).

Ma l'udienza è stata rinviata, al 5 di luglio, perché oggi lui è nel poco distante carcere di Sant'Anna, in stato di arresto e indagato per il duplice omicidio pluriaggravato, e lei è stata uccisa insieme alla figlia in quella casa di campagna che il giorno dopo la tragedia emerge sempre più come uno dei numerosi motivi di forte contrasto all'interno della coppia: l'uomo non voleva lasciare l'abitazione, quando, al contrario, l'avvio della separazione lasciava intravedere anche questo come possibile scenario. Una situazione che si trascinava da tempo, sta emergendo negli accertamenti che i carabinieri conducono sul campo, e che con ogni probabilità è esplosa proprio a ridosso di una data cruciale, quella di oggi appunto, quando la separazione si sarebbe dovuta definire davanti al giudice civile, dove sempre questa mattina a presenziare c'erano l'avvocata Tironi e alcuni parenti delle due parti coinvolte.

Proprio dal doppio appuntamento con il destino in tribunale parte il ragionamento che il coordinamento dei centri anti-violenza dell'Emilia Romagna ha pubblicato in merito all'accaduto: «Purtroppo le donne che denunciano violenza spesso non vengono credute, perché scontano quel retaggio di pensiero vetusto per il quale lo mentirebbero. Le donne non mentono - aggiunge il coordinamento - Lo dimostra la lunga scia di sangue, ininterrotta; il sangue delle donne uccise, da mariti, ex mariti, conviventi, ex conviventi. Una donna uccisa ogni settantadue ore, in media. Urge un cambiamento culturale, urge che le forze dell'ordine e la magistratura si interroghino sulle modalità del loro intervento».

Altra figura a sua volta vittima del duplice omicidio è il figlio minorenne di Salvatore e Gabriela: era in casa ieri mattina, quando l'uomo ha sparato alle due donne, ma il padre lo ha risparmiato. «La mia preoccupazione dal punto di vista legale è rivolta al loro figlio minorenne - conclude l'avvocato Tironi - Lui è vittima di una tragedia gigante». 

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