Spiano l’intimità negli spogliatoi e nelle case, poi vendono i video

Spiano l’intimità negli spogliatoi e nelle case, poi vendono i video
di Elena Gianturco
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Giovedì 9 Giugno 2022, 06:00

Bastavano 20 euro per spiare dal buco della serratura ignare famiglie, vittime di un “Grande fratello” criminale che coglieva ogni momento della giornata, intimità inclusa. Nessun “vip” da consumare con morbosità, ma centinaia di persone normali che non avrebbero mai pensato che la loro vita quotidiana sarebbe diventata uno spettacolo a pagamento per i clienti guardoni di una rete di hacker capaci di inserirsi nelle telecamere di videosorveglianza installate in casa, meglio se in bagno o camera da letto, ma anche nei camerini dei grandi magazzini e negli spogliatoi di palestre e piscine.

LA FINESTRA SUL CORTILE. Proprio la segnalazione di un socio di una piscina della Brianza ha dato il via alle indagini della polizia postale, coordinata dalla Procura di Milano. Gli inquirenti sono risaliti a due gruppi criminali specializzati da quasi tre anni nello spiare le vite degli altri. Dieci le perquisizioni scattate ieri in tutta Italia, da Ragusa a Treviso passando per Roma e Milano, nell’operazione “Rear window” titolo del celebre film di Alfred Hitchcock (La finestra sul cortile).

GLI INDAGATI. Sono 11, accusati di associazione a delinquere e accesso abusivo al sistema informatico: dieci italiani e un ucraino fra i 20 e i 56 anni. Tutti avevano abilità tecnologiche che applicavano a seconda dei ruoli. C’era chi scovava gli impianti connessi ad internet e poi li attaccava e chi valutava il materiale: la qualità delle riprese e soprattutto gli ambienti nei quali erano puntate le telecamere. L’obiettivo era carpire immagini di rapporti sessuali o atti di autoerotismo per rivenderle on line a migliaia di perversi abbonati al “servizio di spionaggio”.

LE CHAT. I video selezionati infatti venivano poi messi in vendita su canali Telegram e sul social russo Vkontakte a prezzi più che accessibili. Con 20 euro i clienti potevano scaricare le immagini dal catalogo di registrazioni e con altri 20 euro era possibile guardare i video in diretta dalle case. Chat da 10mila utenti più altri 2mila con accesso alla modalità premium grazie alle credenziali ricevute dopo il pagamento.

I VIDEO. I criminali puntavano alle immagini più hard, tra corpi svestiti e intimità di coppia. Nelle chat proponevano inoltre video di spiagge frequentate da nudisti, hotel, bagni e nightclub. Tra i sistemi hackerati c’erano anche i babymonitor puntati dai genitori sulle culle dei figli e invece utilizzati dai pirati informatici per spiarli nudi. Gli agenti sono risaliti a una delle due organizzazioni dopo aver analizzato lo spazio cloud dal materiale sequestrato di una persona arrestata per pedofilia.

IL BUSINESS. La rete di hacker è riuscita così a creare un business sulla morbosità da migliaia di euro. Oltre 50mila quelli raccolti in criptovalute da uno dei due gruppi. Soldi che venivano reinvestiti nell’acquisto di software sempre più aggiornati per effettuare nuovi attacchi informatici. Nell’operazione sono stati sequestrati gli account social utilizzati, dieci smartphone, tre workstation, cinque pc portatili, 12 hard disk e svariati spazi cloud, per una capacità di storage complessiva di oltre 50 Terabyte.

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