Green pass obbligatorio, Pregliasco: «Sì in discoteca, no su metro e bus: per ora»

Martedì 20 Luglio 2021 di Lorena Loiacono

Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università di Milano, un italiano su due ha avuto la seconda dose ma i contagi crescono: cosa non sta funzionando?

«Il vaccino sta facendo il suo lavoro ma dobbiamo considerare le varianti. La Delta, la più contagiosa, attacca ovviamente i non vaccinati ma riesce ad insinuarsi anche in chi ha fatto solo una dose».

Che protezione c’è con una o due dosi?

«Il vaccino difende dal Covid nel 71% dei casi con una dose e nell’87% con due dosi. Riduce l’ospedalizzazione dell’81% con una dose e del 95% con due, mette al riparo dalle forme più gravi della malattia nell’88% dei casi con una dose e nel 97,3% con due dosi. Riduce l’evento morte nel 79% dei casi con una dose, con due dosi nel 96%».

Perché la Delta modifica tanto le percentuali?

«Ha una maggiore contagiosità per cui R0 passa da 2,5 a 7. Purtroppo sta coinvolgendo molto i giovani: tra loro la situazione diventa grave solo nell’1% dei casi ma quando accade non è una passeggiata».

Per i 40enni?

«Devono vaccinarsi. Se dobbiamo convivere con il virus, il vaccino è fondamentale».

Allargherebbe l’uso del green pass nella vita quotidiana?

«Dovremmo pensare ad attrezzarci a vari scenari e tararci sul peggiore. Dovremmo predisporre con progressione la necessità del green pass».

In che modo?

«Se oggi decidiamo di chiedere il green pass sugli autobus creiamo il caos tra coloro che, per diversi motivi, non hanno iniziato o completato la vaccinazione. La tempistica va scandita con l’andamento epidemiologico. Ad esempio farei partire il green pass per riaprire le discoteche o per festeggiare eventi come i matrimoni».

C’è chi ne fa un discorso di libertà. Verrebbe violata?

«Da sempre la libertà e gli interessi collettivi sono mediati dalla politica. Per farmi capire meglio: andare a 300 km orari con una bella auto può dare un gran bel senso di libertà per chi possiede l’auto. Ma si mette seriamente in pericolo la vita propria e quella degli altri».

È d’accordo con l’obbligo per i docenti e gli impiegati pubblici?

«Sì, è triste anche solo doverne parlare come per il personale sanitario. I docenti sono a rischio sia per l’età sia perché sono a contatto con i giovani, spesso asintomatici. In più devono garantire una continuità sul lavoro».

Ultimo aggiornamento: 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA