Il G7: «Noi con l’Ucraina fino alla fine». Stop all’oro russo, si tratta sul price cap

Il G7: «Noi con l’Ucraina fino alla fine». Stop all’oro russo, si tratta sul price cap
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Lunedì 27 Giugno 2022, 06:00

Lo scenario è da cartolina: le montagne bavaresi di Elmau, che Biden guarda dicendo a Scholz: «Un tempo sciavo». Lo sfondo invece è la guerra. E quindi nel cuore del G7 in terra tedesca ci sono il tetto ai prezzi del gas e del petrolio, lo sblocco del grano, lo stop dell’oro russo, un piano Marshall per la ricostruzione dell’Ucraina. Il sunto della prima giornata di vertice (con bilaterali incrociati, come quello tra Macron e Jhonson, per i quali «è possibile invertire il corso della guerra a favore dell’Ucraina») sta nel comunicato finale: «Continueremo a fornire sostegno finanziario, umanitario, militare e diplomatico e a stare al fianco dell’Ucraina fino a quando sarà necessario».

I leader del G7 mandano un messaggio a Putin: «Siamo uniti e siamo insieme» ha affermato il cancelliere tedesco Olaf Scholz, presidente di turno del G7. Biden è arrivato spingendo sul blocco delle esportazioni dell’oro russo, che dovrebbe essere approvato oggi dal G7. Un durissimo colpo per gli oligarchi: la Russia è il secondo produttore di oro al mondo, con 331,1 tonnellate all’anno, dopo la Cina, che ne produce 368,3. La casa Bianca spinge anche sul tetto del prezzo al petrolio, dopo l’impennata del pieno negli Stati Uniti. Sul price cap sfonda una porta aperta con Draghi, che lo vuole anche per il gas. Agire in fretta, ha detto, per ridurre i costi delle bollette e frenare l’inflazione, ma anche per «ridurre i finanziamenti alla Russia». Per Draghi è chiaro che «l’indipendenza energetica da Mosca va perseguita anche quando i prezzi scenderanno: va eliminata per sempre».

L’Ucraina verrà aiutata fino alla fine, concordano i leader. E per farlo stanno valutando la possibilità di utilizzare i proventi dei dazi sulle importazioni dalla Russia. Di certo, spiega Draghi, c’è il rischio che la crisi derivata dal conflitto travolga le economie occidentali, già alle prese con la corsa dei prezzi dell’energia prima dello scoppio della guerra. «Bisogna evitare quello che è successo con la crisi finanziaria del 2008 - ha detto il premier - la crisi energetica non deve produrre un ritorno del populismo».

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