Fabio da 18 anni muove solo gli occhi. «Gentile Stato italiano, guarda come sono ridotto: fammi morire»

Fabio Ridolfi, 46enne marchigiano, immobilizzato a letto da 18 anni a causa di una tetraparesi basilare, chiede l'eutanasia

Fabio da 18 anni muove solo gli occhi. «Gentile Stato italiano, guarda come sono ridotto: fammi morire»
di Elena Gianturco
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Giovedì 19 Maggio 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 20 Maggio, 15:28

«Gentile Stato italiano, da 18 anni sono ridotto così. Aiutami a morire». È l’appello di Fabio Ridolfi, 46enne di Fermignano, in provincia di Pesaro e Urbino, immobilizzato a letto da 18 anni a causa di una tetraparesi basilare. Fabio riesce a muovere solo gli occhi, e grazie a un lettore oculare cerca di comunicare tutta la sua disperazione in un messaggio che decide di rendere pubblico. Non può che farlo dalla stanza dove vive, costretto a letto 24 ore su 24, alimentato artificialmente e curato dai genitori. Circondato da bandiere e sciarpe della Roma, con lo sguardo punta il monitor e battendo le palpebre, lettera dopo lettera, dà forma al suo pensiero. Un atto di coraggio ripreso in un video e pubblicato dall’associazione Luca Coscioni che assiste il 46enne nella battaglia per il diritto di mettere fine alle proprie sofferenze.

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«Gentile Stato italiano, da 18 anni sono ridotto così. Ogni giorno, la mia condizione diventa sempre più insostenibile. Aiutami a morire» scrive Fabio, che ha perso tutto nel 2004, 5 giorni prima di compiere 28 anni. È a casa dei genitori quando ha un malore improvviso che gli fa scoprire l’impensabile: un’emorragia di un’arteria nel cervello gli ha provocato una tetraparesi irreversibile. Da allora un calvario al quale Ridolfi vuole sottrarsi. Quando, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul caso dj Fabo, scopre che è diventato possibile ottenere aiuto medico alla morte volontaria, si rivolge a suo fratello per avviare le pratiche. L’Asur (Azienda Sanitaria Unica Regionale) Marche quindi attiva le verifiche previste dalla sentenza della Consulta e sottopone Fabio alle visite. Ma dal 15 marzo, quando la relazione medica è stata inviata al Comitato etico, ancora non è arrivato nessun parere per poter procedere con il suicidio medicalmente assistito. «Fabio chiede di porre fine alle sue sofferenze in modo indolore, con le modalità più veloci e rispettose della sua dignità. È un suo diritto, sulla base della sentenza della Corte costituzionale nel caso Cappato/Antoniani» spiegano Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’associazione Coscioni.

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