Draghi prende il metano da Algeri: «Saremo meno dipendenti da Putin»

Draghi prende il metano da Algeri: «Saremo meno dipendenti da Putin»
di Alessandra Severini
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Martedì 12 Aprile 2022, 06:00

Un lungo tour per emancipare l’Italia dalla dipendenza dal gas russo. Il premier Mario Draghi lo ha cominciato ieri, incontrando ad Algeri, insieme ai ministri Luigi Di Maio e Roberto Cingolani, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune. Scopo della visita la firma di un Protocollo di intesa intergovernativa sull’energia e di un accordo tecnico tra Eni e Sonatrach, il gruppo energetico algerino. Il gas algerino rappresenta già il 31% del nostro import (secondo solo alla Russia, da cui compriamo 29 miliardi di metri cubi, il 40% del totale) ma l’obiettivo è arrivare ad incrementare le forniture. L’accordo firmato permetterà di aumentare la mole di gas verso l’Italia, sfruttando parte del potenziale ancora inutilizzato del gasdotto italo algerino Transmed che arriva a Mazara del Vallo, in Sicilia (attualmente ammonta a poco più di 21 miliardi di metri cubi l’anno).

L’accordo permetterà di fornire gradualmente volumi crescenti di gas, fino a altri 9 miliardi di metri cubi in più ogni anno. Tre miliardi in più arriveranno già quest’anno, mentre altri 6 nel 2023. Più in generale l’accordo fra Roma e Algeri punta a rafforzare i rapporti fra i due paesi in materia energetica. «Rafforziamo ulteriormente i nostri rapporti con l’Algeria - ha detto Draghi - L’Italia è pronta a lavorare insieme per sviluppare energie rinnovabili e idrogeno verde. Vogliamo accelerare la transizione energetica e creare opportunità di sviluppo e occupazione. E vogliamo difendere cittadini e imprese dalle conseguenze del conflitto». E poi un messaggio a Putin: «Questi accordi sono una risposta significativa a Mosca, ne seguiranno altre».

Quello con l’Algeria infatti non è l’unico passo che l’Italia sta compiendo per sganciarsi dal gas russo. Dopo Pasqua il premier Draghi ha in programma una serie di altre tappe che passano dal Congo, dal Mozambico e dall’Angola. L’obiettivo è riempire gli stoccaggi di 12 miliardi di metri cubi entro l’inverno per affrontare senza patemi i mesi freddi e arrivare, nell’arco di 2-3 anni, a liberarsi del tutto della dipendenza dalle importazioni russe. Complessivamente sono sette i Paesi con cui l’Italia starebbe trattando nuove forniture. Dall’Azerbaigian, già meta di una precedente missione diplomatica, arriveranno altri 2,5 miliardi di metri cubi e altro ancora ne arriverà da Libia, Egitto e Qatar.

Di pari passo l’Italia progetta di costruire almeno altri due rigassificatori oltre ai tre già esistenti e investire sulle fonti rinnovabili che però hanno bisogno di tempo per la realizzazione di impianti e adeguamento della rete. Il governo italiano continua poi il pressing sull’Unione europea perché sia fissato un tetto temporaneo al prezzo del gas all’ingrosso. Per ora però Bruxelles non cede, a frenare sono soprattutto Germania e Olanda.

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