Niente sguardi insistenti e battutine sessuali: il decalogo anti molestie per i dipendenti del tribunale

Domenica 5 Settembre 2021
Vicenza, niente più sguardi insistenti e battutine sessuali: arriva il decalogo anti molestie per i dipendenti del tribunale

«Chi lavora qui dentro ha il diritto di svolgere le sue funzioni in un ambiente che garantisca il rispetto della dignità di ciascuno», ha detto il presidente del tribunale di Vicenza, Alberto Rizzo. Il tribunale, quindi, ha stilato un decalogo anti molestie che vieta ogni tipo di atteggiamento inopportuno all'interno del palazzo, compresi sguardi insistenti e battutine sessiste.

 

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I 200 dipendenti del palazzo di Giustizia di Vicenza dovranno sottostare a queste semplici regole per far sì che tutti possano lavorare in un ambiente di lavoro che garantisca la dignità di ciascuno. Lo ha dichiarato Alberto Rizzo al Corriere del Veneto. Quello di Vicenza è uno tra i primi a imporre un regolamento simile.

 

Sette consiglieri vigileranno sul rispetto delle regole che sono state studiate dal Comitato per il benessere organizzativo, composto in prevalenza da donne. Il decalogo vieta «pizzicotti e carezze», «richieste di prestazioni sessuali», «proposte di relazioni in cambio di vantaggi», ma anche «sguardi insistenti», «discorsi a doppio senso», «apprezzamenti verbali sul corpo», «allusioni alla vita privata sessuale» e gli «apprezzamenti rozzi». 

 

Rizzo ha poi aggiunto: «Nonostante le raccomandazioni dell'Europa, in Italia non esiste una legge specifica che indichi quali siano le condotte da vietare all’interno degli ambienti di lavoro. Da qui l'esigenza di dotarci di un codice che garantisca a tutti, donne ma anche uomini, un palazzo di Giustizia protetto non soltanto dalla molestia o, ancor peggio, dai ricatti di natura sessuale, ma anche da tutti quegli atteggiamenti che possono risultare umilianti o fastidiosi per chi li subisce, e che a volte si rivelano propedeutici ad azioni ben più gravi. Il fine è prevenire ogni possibile rischio. Questo è un luogo di lavoro non di corteggiamento né, tanto meno, di condotte discriminatorie o lesive».

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