Curava tumori con gli ultrasuoni, a processo. La moglie di un paziente morto: «Diceva a mio marito che era guarito»

La dottoressa Alba Veronica Puddu indagata dopo un'inchiesta della trasmissione Le Iene nel 2017

Giovedì 30 Settembre 2021
Curava tumori con gli ultrasuoni, a processo. La moglie di un paziente morto: «Diceva a mio marito che era guarito»

Garantiva ai suoi pazienti, malati di tumore, cure con gli ultrasuoni. Peccato che quelle terapie 'alternative' non solo non permettevano ai pazienti di guarire, ma avevano fatto perdere tempo prezioso per consentire cure decisamente più tradizionali ed efficaci. Per questo motivo la dottoressa Alba Veronica Puddu, di Tertenia, è finita a processo con l'accusa di omicidio volontario aggravato, circonvenzione di incapace e truffa.

 

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Durante il dibattimento è intervenuta anche Erica Caboi, moglie di Fiorenzo Fioroni, colpito da un melanoma infiltrante di quarto grado e morto all'età di 57 anni dopo atroci sofferenze. «Dopo il trattamento la dottoressa diceva a mio marito che era 'pulito', invece il tumore andava avanti», ha raccontato la donna. La dottoressa Alba Veronica Puddu, 51 anni, sospesa nel 2019 dall'ordine dei medici di Nuoro e difesa dagli avvocati Michele Zuddas e Nicola Andrea Oggiano, oggi non era presente in aula. Per l'accusa avrebbe curato pazienti affetti da tumori con metodologie alternativi e, tra queste, gli ultrasuoni. Cure che, per la Procura, non avrebbero prodotto alcun effetto, anzi avrebbero ridotto l'aspettativa di vita dei pazienti e accelerato la morte.

 

Davanti alla Corte presieduta dalla giudice Tiziana Marogna, sono sfilati i primi testimoni convocati dal pm Mariano Arca. Struggente e drammatica la testimonianza di Erica Caboi che ha raccontato come il marito si fosse convinto a seguire le «cure» dell'imputata, rinunciando anche all'asportazione di un linfonodo. La donna - costituitasi parte civile con gli avvocati Rita Dedola e Mauro Massa - più volte ha ripetuto che Alba Veronica Puddu avrebbe dato speranze al suo consorte. Poi l'aggravarsi delle condizioni, il ricovero e il decesso in pochissimo tempo. Nell'udienza non è mancato un colpo di scena: alcuni di questi incontri con la dottoressa - sedute ogni dieci giorni con ultrasuoni - sarebbero stati ripresi dalla moglie col proprio telefonino, tanto che la Corte d'Assise ha ordinato l'acquisizione dei filmati.

 

Poco prima si era seduta sul banco dei testimoni Maria Lucchesa Spanu, il cui fratello Davide è morto sempre nel 2017 dopo le cure dell'imputata, accusata in questo caso di circonvenzione di incapace e truffa. Aveva un tumore al colon con metastasi al fegato. «Mio fratello ha fatto un primo ciclo di ultrasuoni per 15 giorni di seguito, due ore al giorno costate 90 euro l'una - ha precisato la donna - e durante questo trattamento dormiva nella stanza sopra lo studio che pagava 20 euro a notte».

 

L'indagine era partita dopo un'inchiesta de «Le Iene» trasmessa il 19 novembre 2017 su Italia 1, in cui venivano segnalati casi di malati oncologici che avevano abbandonato le terapie tradizionali per quelle proposte dall'imputata, che ora rischia l'ergastolo. Il processo proseguirà il 16 dicembre.

Ultimo aggiornamento: 22:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA