Il Pd: «Conte punto d’equilibrio». Crescono i responsabili, crepe in Forza Italia

Giovedì 28 Gennaio 2021 di Alessandra Severini

Primo giorno di consultazioni e ancora nebbia fitta sull’uscita dalla crisi. Ieri Mattarella ha ricevuto i presidenti di Senato e Camera, Casellati e Fico. Ma le prime indicazioni verranno (forse) oggi quando al Colle saliranno Italia Viva e Pd.

Per allontanare i sospetti di una trattativa con Renzi su un nome alternativo a Conte, il segretario dem Zingaretti ha ribadito che «Conte è il punto di equilibrio». Oggi proporranno dunque a Mattarella un reincarico al premier dimissionario, ma «con una più ampia base parlamentare» e «nessun veto a Renzi», sebbene la scelta «irresponsabile» di aprire la crisi sia stata un «errore politico grave». Ma non tutto il Pd è disponibile ad impiccarsi al nome del premier uscente.

I renziani, che si sono incontrati in una riunione notturna, continuano a non scoprire le carte per lasciare aperta ogni opzione. «Non poniamo veti, ma non c’è solo Conte» ha detto Teresa Bellanova che non ha escluso neanche l’ipotesi Di Maio premier. Del resto, ad oggi Matteo Renzi risulta ancora decisivo per un eventuale Conte ter. Il neonato gruppo degli Europeisti, fermo a 10 senatori, ancora non è così robusto numericamente da garantire la maggioranza assoluta a Palazzo Madama. «Arriveranno altri senatori, ma non so quando» ammette Ricardo Merlo del Maie. Di Maio ha assicurato che l’unico nome che il M5s farà al colle è quello di Giuseppe Conte. Ma il Movimento è in fibrillazione. Per loro, a prescindere da Conte, è difficile scegliere fra un rientro dei renziani o un governo con i transfughi di Forza Italia. Ai quali ieri sera si è aggiunto il senatore Luigi Vitali: «Sosterrò Conte» ha scritto nel messaggio di addio ai colleghi di Fi.

Dal canto suo il centrodestra sarà al Colle domani con una delegazione unitaria, ma l’unità di vedute non c’è: Forza Italia non vuole il ritorno al voto. Forse è per questo che Salvini ieri ha fatto una timida apertura ad un governo di larghe intese, «ma solo senza Conte a Palazzo Chigi».

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