Crisi, schiaffo a Renzi: Conte lunedì alla Camera e martedì in Senato per il voto di fiducia. Decisivi i "responsabili". Di Maio: strade divise con Iv

Venerdì 15 Gennaio 2021 di Alessandra Severini
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Stavolta Giuseppe Conte non ci sta a vestire i panni del placido mediatore. Di Matteo Renzi non si fida e, all’accusa di aver aperto un “vulnus” nelle regole democratiche, risponde presentandosi direttamente all’Aula: se avrà la fiducia continuerà a governare, altrimenti uscirà da Palazzo Chigi a testa alta. Strada tutta in salita eppure ormai segnata: Conte sarà lunedì alla Camera e martedì in Senato e si tratterà a tutti gli effetti di un voto di fiducia su un nuovo programma. Sarà lì che si capirà se esiste una nuova maggioranza, se esiste per davvero e che consistenza abbia questo manipolo di responsabili disposti a “salvare” il governo. Da qui a lunedì saranno perciò ore febbrili di trattative e conteggi. «L’importante è farlo alla luce del sole – dice il ministro dem Dario Franceschini - Le maggioranze in un sistema non più bipolare si cercano e si costruiscono in Parlamento».
A Palazzo Madama, dove la situazione è più grave, Conte può contare (senza Iv) su 147 voti. Per la maggioranza servono almeno 11 senatori. Si parla di alcune fuoriuscite da Forza Italia, di alcuni ex pentastellati ma anche di defezioni fra i renziani. Ma non bastano voti sparuti e frammentati, come chiesto dallo stesso Capo dello Stato: serve un nuovo gruppo, che condivida e voti un programma di governo almeno da qui a un anno. Se Conte otterrà la fiducia, ci sarà un probabile rimpasto nel governo. Se invece i voti non basteranno, Conte dovrà farsi da parte e la strada da imboccare sarà quella delle larghe intese o del ritorno al voto entro l’estate.


Un azzardo quello del premier ma forse anche l’unica strada. I due partiti di maggioranza – Pd e M5s – hanno chiuso la porta a qualsiasi ritorno al dialogo con Renzi. «Renzi è inaffidabile, ora e anche in futuro», ha detto Zingaretti ai suoi. Parole simili anche da Luigi Di Maio: «Da Renzi gesto irresponsabile, le nostre strade sono ora divise».
Il premier ha già riferito le sue intenzioni al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ne ha preso atto. Al Colle rimane la preoccupazione per la nascita di una maggioranza che rischia di mostrarsi fragile nei prossimi mesi e per una vicenda che comunque mina la credibilità italiana in Europa.

 

Ultimo aggiornamento: 08:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA