Nunnari, medico di famiglia: «Ok i tamponi fatti anche nei nostri ambulatori, ma manca troppo personale alle Asl per fare i tracciamenti»

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Simone Pierini
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«Siamo sommersi, la gente ha paura, tutti vogliono fare il tampone. Ma i tempi per avere una risposta sono lunghi, così c’è chi si spazientisce e rompe l’isolamento...». 


Il dottor Enzo Nunnari è uno dei medici di base da molto tempo in prima linea contro la seconda ondata di contagi. Nel suo studio romano di Ostia il telefono è bollente. 


Dottore, come state facendo a resistere? 
«La situazione è caotica, riceviamo tantissime chiamate da persone che vogliono fare un tampone. Non è facile dissuadere chi non ne avrebbe bisogno. La paura è davvero tanta». 
Come si risponde a chi crede di essere stato contagiato? 
«I pazienti Covid che manifestano sintomi, chiedono subito cosa fare. Sono disorientati. Tutti vogliono sapere se possono fare il tampone. La cosa grave è che i positivi sanno di essere tali dopo 7/8 giorni dal tampone molecolare, bisogna velocizzare i tempi altrimenti addio a ogni speranza di tracciamento e di contenimento del contagio». 
In che senso?
«Se il tampone rapido risulta positivo ma con una carica bassa, il paziente è abbastanza tranquillo: sa che non va in quarantena ma in isolamento fiduciario. Poi però deve attendere l’esito del molecolare e in tal caso il referto spesso arriva dopo troppo tempo. Se invece ha una carica virale alta, il paziente è quasi sicuro che sia positivo e diventa più responsabile. In ogni caso servono risultati in 48/72 ore». 
Insomma, è già saltato il contact tracing?
«È tutto legato al ritardo dei risultati dei tamponi molecolari. Passano troppi giorni e diventa complicato agire di conseguenza. Finalmente ci viene data la possibilità di fare i tamponi rapidi, così potremmo curare le persone a casa». 
Manca il personale per il tracciamento?
«In una Asl, ogni responsabile avrà al massimo 3-4 persone che si occupano del tracciamento. Come sindacato Fimmg regionale abbiamo proposto di rinforzare le fila del Sisp (il Servizio di igiene e sanità pubblica) con gli specializzandi di medicina generale, che ora fanno formazione a distanza e non possono andare in ospedale. Anche questo si può fare, per raddoppiare le persone al lavoro sul contact tracing».
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Ultimo aggiornamento: 08:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA