Coronavirus in Italia, ultime notizie. Galli: «Se Natale come Ferragosto non ne usciamo più»

Giovedì 12 Novembre 2020
Coronavirus in Italia, ultime notizie. Galli: «Se Natale come Ferragosto non ne usciamo più»

Covid-19 in Italia, le ultime notizie di oggi giovedì 12 novembre. La curva dei contagi da coronavirus rallenta, ma l'ipotesi di ulteriori restrizioni per quanto riguarda l'Italia è sempre sul tavolo. Anzi, nelle prossime 48 ore potrebbe arrivare l'ufficialità di nuove regioni "rosse": a rischio sono Puglia, Liguria, Emilia, Veneto e Friuli. Intanto, mentre il virologo Andrea Crisanti afferma di non voler «scommettere una lira» sul fatto che non ci sia un lockdown nazionale alle porte, sulla disponibilità dei vaccini anfinfluenzali è duro botta e risposta tra Walter Ricciardi e il Governatore della Lombardia Attilio Fontana

 

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COVID-19 in ITALIA: LA DIRETTA

 

Ore 16.10 Galli: Natale come Ferragosto? Non ne usciamo più «Se noi affrontiamo il prossimo Natale e il prossimo Capodanno con lo stesso spirito con cui abbiamo affrontato Ferragosto, non ne usciamo più. Perché se anche ipoteticamente chiudessimo tutto adesso per 3-4 settimane e riaprissimo a Natale, è evidente che la riapertura non sarà quella che può consentire alle persone di andare per grandi cenoni e grandi veglioni«. Invita ad affrontare con estrema prudenza le festività ai tempi di Covid-19 l'infettivologo Massimo Galli, primario all'ospedale Sacco di Milano, intervistato a 'Timelinè su Sky Tg24. Al conduttore che gli chiede come si immagina il Natale, Galli risponde così: »Abbiamo fatto il lockdown a marzo? Sì. Lo abbiamo chiuso a maggio? Sì. Avevamo ottenuto in gran parte d'Italia quasi l'annullamento della presenza del virus? Sì«, e anche se »in altre parti c'era ancora, per esempio in Lombardia, era contenibile. Abbiamo fatto un'estate come quella che abbiamo fatto? Sì. Abbiamo fatto in modo che il Ferragosto, e lo uso come simbolo di festa, sia diventato un elemento di grande amplificazione dell'infezione? Purtroppo sì. Ora, Natale e Capodanno sono due grandi feste«. Due occasioni in cui non bisogna assolutamente ripetere gli errori dell'estate, ammonisce il medico. »Dovremmo tutti abituarci all'idea che al sacrificio, anche pesante - precisa Galli - non può seguire il 'liberi tuttì almeno fino a che il benedetto vaccino, mi auguro, ci tolga dai piedi il problema« coronavirus. Essere responsabili »non vuol dire che gli italiani debbano diventare improvvisamente monaci di clausura - puntualizza l'infettivologo - ma è necessario che abbiano comunque delle cautele« e che facciano rinunce anche se pesano a tutti. Perché »io magari in discoteca non vado - sorride il primario - ma la cena con la famiglia allargata mi pesa non poterla fare. Però questa è una delle cose« da rimandare, anche considerando i rischi che corrono ad esempio »gli anziani me compreso«, ha aggiunto Galli citando il caso di »un collega che ha esattamente la mia età ed è messo molto male«. 

 

Ore 15.01 Balzo di casi in Veneto Riprende a crescere la curva dei nuovi contagi da Coronavirus in Veneto, con 3.564 nuovi casi in 24 ore, che portano a sfondare il 'tettò di 90 mila casi, a 90.901. Lo ha comunicato il presidente Luca Zaia. Si registrano 38 nuovi decessi, con il totale a 2.727. Negli ospedali ci sono 1.876 ricoverati in area non critica (+103 rispetto a ieri) e 221 nelle terapie intensive (+5) «Finché non arriva l'apice della curva - ha commentato Zaia - dobbiamo essere pronti a tutto. Andiamo verso 1.900 ricoverati in area non critica, nella prima fase siamo arrivati a 2.200, sarebbe verosimilmente un grande affare arrivare al giro di boa con 2.000-2.200 ricoverati». 

 

14.32  - In Toscana sono 1.932 i casi positivi al coronavirus in più rispetto a ieri (1.545 identificati in corso di tracciamento e 387 da attività di screening) su un totale complessivo da inizio pandemia pari a 71.852 unità. I  nuovi contagi  casi sono il 2,8% in più rispetto al totale del giorno precedente. L'età media dei 1.932 casi odierni è di 46 anni circa (il 13% ha meno di 20 anni, il 24% tra 20 e 39 anni, il 37% tra 40 e 59 anni, il 19% tra 60 e 79 anni, il 7% ha 80 anni o più). I guariti crescono del 4,3% e raggiungono quota 21.198 (29,5% dei casi totali). I tamponi eseguiti hanno raggiunto quota 1.275.580, 15.786 in più rispetto a ieri. Sono 7.960 i soggetti testati (escludendo i tamponi di controllo), di cui il 24,3% è risultato positivo. A questi si aggiungono i 2.785 tamponi antigenici rapidi eseguiti oggi. Gli attualmente positivi sono oggi 48.916, +2,1% rispetto a ieri. I ricoverati sono 1.909 (35 in più rispetto a ieri), di cui 256 in terapia intensiva (10 in più)

 

13.25 Le misure in Veneto Emilia e Friuli Intanto Veneto, Emilia Romagna e Friuli hanno emanato una nuova ordinanza con nuove restrizioni.

 

13.06 Il ministro delle Autonomie Francesco Boccia ha convocato una riunione in videoconferenza per le ore 16 con Regioni, Comuni (Anci), Province (Upi), il commissario Domenico Arcuri e il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, secondo quanto si apprende. Temi dell'incontro, rafforzamento delle reti sanitarie e Covid Hotel. 

 

Ore 11.50 Bassetti: da me previsioni sbagliate «Le previsioni, anche quelle che ho fatto io, si sono rivelate sbagliate. È ritornata un'importante ondata di questa infezione e ha trovato medici, sanitari e sistemi già stanchi in molte situazioni per la prima ondata». Sono le parole di Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente della task force Covid-19 della Liguria, in collegamento con 'L'aria che tirà su La7. «In questa situazione non ci siamo solo noi, molti Paesi sono alle prese con gli stessi problemi. È probabile che noi non ci siamo organizzati al meglio, ma quando si ammalano così tante persone il sistema va comunque in difficoltà. Oggi è inutile dire che la colpa è di ciò che non si è fatto durante l'estate, dipende da quello che non è stato fatto negli ultimi 30 anni», aggiunge Bassetti. Quello che vediamo in queste ore, tuttavia, «sembra un timido segnale di rallentamento. Siamo arrivati a 3.000 metri e stiamo correndo, è molto faticoso. Siamo su un plateau ma è molto alto, dobbiamo scendere a 1.500 metri: siamo molto in alto e questo crea enorme pressione sugli ospedali», conclude l'infettivologo. 

 

Ore 11.29 Zampa: Natale senza sirene delle ambulanze «Quando il presidente Conte dice faremo un Natale tranquillo, ha sempre inteso dire che» auspicabilmente «non avrai la pressione, non sentirai le sirene delle autoambulanze» e «ci sarà un allentamento nel senso che le famiglie potranno incontrarsi. Ma anche lì», negli incontri delle feste, «bisognerà limitarsi davvero secondo me al nucleo familiare». Lo ha ribadito Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, intervenuta a 'Radio Anch'iò su Rai Radio 1. Quando si dicono certe cose «si viene anche aggrediti - ha osservato - ma è la dimostrazione che il Paese non è abbastanza consapevole. Vorrei semplicemente spiegarlo così: possiamo immaginare oggi, che siamo a metà novembre, che a dicembre potremo far finta che tutto questo è superato? Quando anche uscissimo da questa drammatica congiuntura, possiamo immaginare che dal 10-15 dicembre sarà come se non fosse successo niente?», domanda Zampa. 

 

Ore 11.25 Esperto francese: epidemia sotto controllo «La Francia è riuscita a controllare la seconda ondada di coronavirus». A dichiararlo è stato un epidemiologo francese, Antoine Flahaut, ospite di Bfmtv. Il medico ha citato a riprova delle sue affermazioni l'indice di contagio, che ieri è passato a 0,93. «Non può esserci epidemia quando l'indice - dal quale emerge il numero di persone che ogni contagiato infetta in media - è al di sotto di 1. Se si contagia in media meno di una persona, significa che non c'è epidemia», ha aggiunto, invitando comunque alla prudenza e a «prolungare gli sforzi» messi in atto con le misure restrittive. Quando l'indice è a 1, come più o meno è il caso adesso in Francia, significa che la curva dei contagi si è stabilizzata, ha spiegato, precisando che è necessario che «l'indice scenda ancora per arrivare in zona di sicurezza e ritrovare il controllo dell'epidemia». «Perché la pandemia si fermi, serve che l'indice scenda a 0,70 o 0,60».

 

Ore 11.10 Ippolito: rischio terza ondata «Prima di tutto dobbiamo ancora capire se si sta raffreddando la seconda ondata. Ma a gennaio dovremo comunque fare attenzione alla terza. Successe anche con la Spagnola, le ondate furono tre. E dobbiamo evitare a Natale e a Capodanno di commettere gli stessi errori dell'estate». A lanciare l'allarme è Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma e componente del Comitato tecnico scientifico. «Entro primavera - osserva in un'intervista al Messaggero - partirà l'operazione per proteggere gli italiani con i vaccini, arriveranno i monoclonali. Ecco, non possiamo essere imprudenti: proprio all'inizio dell'anno prossimo potremo iniziare a controllare la pandemia». Per Ippolito «è indubbio» che a gennaio e febbraio si rischia la terza ondata. «A Natale e Capodanno dobbiamo mantenere misure di contenimento dell'epidemia, dobbiamo evitare viaggi, feste e grandi riunioni familiari», ribadisce.

 

«Si tratta di un sacrificio, ma pensiamo che a Natale 2021 potremo tornare a festeggiare. I benefici di vaccini, anticorpi monoclonali e nuovi farmaci, li vedremo già in primavera. Io però concordo con Fauci: per tornare alla normalità, servirà tutto il 2021». Sulla possibilità che la terza ondata coincida con il picco dell'influenza, «è possibile, però i dati che ci arrivano dal Sud America, penso all'Argentina, sono incoraggianti: le cautele che stiamo usando contro il coronavirus, come le mascherine, hanno ridotto drasticamente anche la diffusione dell'influenza», spiega. Nell'intervista Ippolito sottolinea che «il sistema dei medici di famiglia va profondamente riorganizzato. C'è chi ha 1.500 pazienti e quando può visitarli a casa in un momento come questo in cui i casi di febbre sono tanti? Certi studi sono piccoli e pieni di gente, come si garantisce la sicurezza? Dobbiamo ripensare il sistema della medicina di base».

 

10.56 Sileri: zone rosse per altre due settimane «Le zone che oggi sono rosse dovranno attendere 2 settimane per beneficiare dei risultati. Sento dire che tutta l'Italia diventerà zona rossa. Io dico che, laddove queste misure funzioneranno, avranno un beneficio che si tradurrà in un passaggio dal rosso all'arancione e poi al giallo. E quindi andremo avanti con regioni che avranno bisogno di restrizioni maggiori e regioni che le hanno avute e che quindi vedranno le restrizioni alleggerite. Si chiama convivenza col virus. Nervi saldi, sangue freddo e fiducia nel sistema». A ribadirlo è stato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto ai microfoni della trasmissione 'L'Italia s'è destà, su Radio Cusano Campus

 

Ore 10.29 Crisanti: no lockdown? Non ci scommetto una lira «Sulla possibilità che il Governo eviti il lockdown non ci scommetterei neanche una lira. Con più di 30mila casi al giorno, e con il numero dei morti vicini a quelli di marzo, a un certo punto anche se ci sarà il vaccino bisognerà abbassare il numero dei casi». Lo ha affermato Andrea Crisanti, docente di Microbiologia e Microbiologia clinica all'università di Padova, a 'The Breakfast Club' su Radio Capital. «Il vaccino non può avere un impatto sull'epidemia» di Covid-19 «prima di 12 mesi. Verso ottobre-novembre 2021 vedremo dei veri cambiamenti», ha detto.

 

Secondo il virologo, inoltre, «il vaccino non può essere reso obbligatorio visto il meccanismo con il quale» sarà «messo in commercio». Entrando dello specifico del «vaccino della Pfizer, è un barlume di luce - dice Crisanti - però bisogna guardarlo nei dettagli. C'è un problema logistico - osserva lo scienziato - perché ha bisogno di una catena del freddo a -80 gradi e la tecnologia per la conservazione in Italia non è disponibile nei punti di distribuzione, quindi farmacie e studi medici».

 

Ore 10.20 In Germania quasi 22mila casi in un giorno Continuano ad aumentare i contagi di coronavirus in Germania, dove nelle ultime 24 ore si sono registrati 21.866 casi e 215 morti per complicanze. Lo rende noto il Robert Koch Institute, l'agenzia governativa incaricata di monitorare l'andamento della pandemia in Germania che ieri aveva confermato 18.487 contagi e 261 decessi. Con i nuovi dati, salgono a 727.553 le persone contagiate in Germania e 11.982 quelle che hanno perso la vita. Lo stato maggiormente colpito è la Renania del Nord-Westfalia con 185.138 casi e 2.517 morti.

 

Ore 10.15 Fontana risponde a Ricciardi Un Natale in lockdown? «Mi auguro proprio di no, ma sono convinto che le cose si metteranno a posto gradualmente». Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, durante una diretta su Rtl 102.5. «Faccio un appello ai cittadini: comportatevi nel rispetto delle norme, non fate assembramenti, fate quello che si deve fare altrimenti anche Natale rischia di avere dei problemi», spiega il presidente. La situazione della Regione Lombardia ora «è di grande pressione, almeno limitatamente ad alcune zone: come nella prima ondata il virus si concentrò su Bergamo, Lodi e Brescia, ora si è concentrato su Varese, Monza e Milano. Noi come risposta sanitaria nonostante siamo sotto pressione, siamo in grado di dare risposte a tutte le richieste d'aiuto che vengono presentate, ma dobbiamo cercare fare in modo che questa linea di contagi si abbassi».

 

Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, «dovrebbe conoscere bene i fatti prima di fare queste affermazioni. Abbiamo acquistato l'80% in più di vaccini rispetto allo scorso anno, sapendo che ci sarebbe stata una platea più ampia di richieste. I vaccini per le fasce protette ci sono», ha detto Fontana a proposito delle accuse del professore alla Regione fatte stamane durante un'intervista. «Le prime 800mila dosi - ha aggiunto - sono state distribuite, presto le altre. È una polemica fuori luogo, della quale parleremo dopo che abbiamo finito la campagna vaccinale. Io credo sia meglio così». Incalzato ancora su Riccardi, il governatore lo ha definito «un tecnico» e quindi «si occupi dei suoi problemi e non dei nostri, l'importante è che i vaccini ci siano, sia che uno li compri prima o che li compri dopo. Non credo che siano migliori quelli comprati prima rispetto a quelli dopo».

 

Ore 10.05 Ricciardi accusa la Lombardia sui vaccini Sui vaccini anti-influenza «la Lombardia si è mossa tardissimo. Ha fatto 9 gare, l'ultima a ottobre, quando la Gran Bretagna i vaccini li ha comprati nel dicembre del 2019». Torna sul tema Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza per l'emergenza coronavirus e docente di Igiene all'università Cattolica di Roma, intervenendo su Sky Tg24. «Il vaccino antinfluenzale va ordinato nella prima parte dell'anno, al più tardi entro maggio - ha spiegato - Quasi nessuna Regione lo fatto entro quei tempi, però alcune sì. E soprattutto, va ordinato in quantità adeguata alla situazione epidemiologica. La Lombardia ha ordinato, se ricordo bene, poco più di 2 milioni di dosi per una popolazione di 10 milioni di abitanti, quando soltanto la popolazione fragile è di oltre 3 milioni. Quindi è chiaro che la Lombardia è tecnicamente in condizioni di non poter dare il vaccino tempestivamente e adeguatamente, e neanche per proteggere quella parte di popolazione che lo necessità».

 

«Se noi avessimo una gara» d'acquisto «nazionale, come la maggior parte dei Paesi hanno - ha aggiunto Ricciardi - avremmo comprato 18-20-30 milioni di dosi e poi le avremmo distribuite. In questo momento non si può fare. Adesso di fatto di dosi di vaccino antinfluenzale ne abbiamo recuperate», ma non a sufficienza, perché «non ce ne sono più» essendo «tutti i Paesi in competizione». Eppure «gli australiani hanno dimostrato che, se fai una massiccia campagna antinfluenzale, non solo riduci l'influenza che ogni anno produce 8mila morti e decine di migliaia di infetti, ma riduci anche il Covid».

 

Ore 9.55 Ricciardi: alcune regioni gialle per me sono già rosse «Quello di cui sono sicuro è che alcune aree metropolitane di regioni in zona gialla sono già per me zona rossa. Ma questo lo dico sulla base della pressione che i miei colleghi di quelle regioni mi raccontano, che in certi casi è insostenibile». A tracciare il quadro è Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza per l'emergenza coronavirus e docente di Igiene all'università Cattolica di Roma, intervenuto su Sky Tg24. «Ci sono alcune aree metropolitane in cui ormai gli ospedali e i pronto soccorso sono completamente intasati, per cui non riusciamo a curare né i pazienti Covid né men che meno i pazienti non Covid - sottolinea l'esperto - che in ospedale per interventi importanti per patologie rilevanti non ci riescono più ad arrivare».

 

Il rischio lockdown generalizzato «non è scongiurato perché dobbiamo valutare gli effetti» delle misure adottate contro la corsa di Covid-19. «Quello che sta succedendo è che in molte regioni la situazione sta peggiorando, in altre è stabile. E noi dobbiamo, nelle regioni che stanno peggiorando, arrestare questo peggioramento e nelle regioni che sono stabili invertire la curva e farla diminuire. Soltanto quando saremo certi che questo avviene allora potremo trarre delle conclusioni. Però tutti quanti stiamo cercando di evitare il lockdown nazionale, di elaborare delle misure proporzionate alla circolazione del virus», spiega Ricciardi.

 

Che nei numeri dell'epidemia ci siano segnali positivi «lo speriamo tutti - sottolinea - ma per essere certi dobbiamo aspettare ancora una decina di giorni. Perché le misure che sono state introdotte una settimana fa e quelle rafforzate pochi giorni fa, per dare degli effetti stabili bisogna valutarle dopo 2 settimane. Stiamo andando nella giusta direzione con le misure prese, speriamo di vedere presto tutti quanti i risultati», conclude.

 

Ore 9.30 Garattini: poca prudenza in giro, siamo tutti veicoli di contagio «Siamo in una fase talmente critica per la diffusione del virus fra la popolazione, che vedere così tante persone in giro senza mascherina significa aspettarsi un aumento ancora più elevato delle infezioni nelle prossime settimane. Mi spiego meglio: sembra che non ci sia una consapevolezza diffusa della gravità di questa malattia. E non parlo solo di Milano, parlo di tutta Italia, le scene che guardo con scoramento in televisione». Lo dice, intervistato dal Corriere della Sera, il professor Silvio Garattini, farmacologo e presidente dell'istituto Mario Negri. «Le mascherine - sottolinea - sono la nostra prima arma: indossarle male o, peggio, non indossarle è un gesto di sconsiderata imprudenza. In più nonostante la mascherina, andrebbe sempre osservata la distanza di sicurezza: in questa fase il virus è troppo aggressivo per dire 'ok porto la mascherina e sono a postò. E poi la pulizia continuativa delle mani. Con queste tre regole le probabilità di contrarre il Covid-19 sono bassissime, viceversa si alzano esponenzialmente trascurandole».

 

Quanto all'utilità di un secondo lockdown, Garattini si dice sicuro che «non sarebbe utile: la gente non lo rispetterebbe così scrupolosamente come durante la prima ondata. Le dimostrazioni contro le misure governative nelle nostre città lo indicano. Occorrono invece misure specifiche per singoli settori, dai trasporti alle scuole agli ambienti di lavoro». «Sbagliato - osserva - riportare i trasporti pubblici all'80% della capienza; in più c'è stata troppa confusione nella scuola, fra lezioni in presenza e a distanza, troppe indecisioni che hanno fatto aumentare i contagi fra i ragazzi, uniti ai comportamenti di cui dicevo prima. I rischi sono troppo elevati, anche perché le forme lievi che si registrano in tanti adolescenti possono contagiare tutta una famiglia».

 

In merito all'arrivo e alle modalità di prevenzione della seconda ondata del virus Garattini dichiara: «Si sapeva benissimo che ci sarebbe stata, il Coronavirus non ci ha mai abbandonati, eppure nessuno - nonostante l'opportunità di riorganizzarsi che davano i mesi estivi - ha approntato un piano per fronteggiare la seconda emergenza. Ecco, la mancanza di un insieme di misure straordinarie da parte delle autorità ci sta costando e ci costerà carissimo». Garattini spiega infine che quando parla di «autodisciplina» si riferisce «soprattutto» agli asintomatici. «Non si riesce a far comprendere che in teoria tutti siamo veicolo di contagio e quindi comportarci di conseguenza. Le regole vanno seguite sul serio. Ripeto: c'è pochissima prudenza in giro. E non solo nei ragazzi ma anche in tanti adulti. Gli anziani, per forza di cose, sono molto più disciplinati», conclude.

Ultimo aggiornamento: 18:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA