Covid, addio a bollettino quotidiano e Regioni a colori. Cosa cambierà

Covid, verso l'addio al bollettino quotidiano e alle Regioni a colori. Cosa cambierà
​Covid, verso l'addio al bollettino quotidiano e alle Regioni a colori. Cosa cambierà
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Lunedì 17 Gennaio 2022, 10:26 - Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 08:48

Cambia il bollettino Covid quotidiano, e molto probabilmente anche il sistema a colori delle Regioni. Dopo il dibattito esploso negli ultimi giorni, con gli scienziati divisi sull'opportunità di dare i numeri sui contagi e non limitarsi solo a comunicare chi è ricoverato o chi ha perso la vita, emerge dal governo la volontà di cambiare alcune cose sia nella comunicazione, sia nella gestione della pandemia di Covid-19.

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Ospite stamattina a SkyTg24, il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha parlato proprio del bollettino dei casi quotidiani: «Credo che nelle prossime settimane è destinato a cambiare - le sue parole - Profondo rispetto per il Cts, è stato il nostro faro in questi mesi difficili, ma credo che per quanto riguarda la comunicazione e quindi il bollettino, siamo di fronte ad una scelta politica più che scientifica».

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«Dobbiamo tenere conto di uno scenario cambiato, non dobbiamo sottovalutare che 27 mln di italiani hanno ricevuto la terza dose. Credo che modificare la comunicazione possa essere utile per stimolare coloro che non si sono ancora vaccinati», ha aggiunto Costa. Quanto alla divisione in zona gialla, arancione e rossa: «L'Italia a colori è stato un sistema utile e condiviso con le Regioni. Credo che una riflessione possa essere fatta, di fronte a un popolo italiano che per il 90% si è vaccinato, credo che dobbiamo dare delle prospettive ai cittadini».

«​Basta tamponi agli asintomatici»

«Basta tamponi agli asintomatici, basta scuole chiuse anche nei comuni in zona rossa, basta bollettini con l'elenco generico dei contagiati. I cittadini sono stanchi e stremati, ora è tempo di dare prospettive positive per chi ha fatto il proprio dovere da due anni», afferma lo stesso Andrea Costa in una intervista al Giornale. «L'obiettivo è quello di convivere con il virus. Dunque, per prima cosa, smettiamola di fare i tamponi agli asintomatici. Non è che tutti i giorni bisogna misurarsi la febbre per capire se si ha l'influenza. Il termometro si usa solo se non ci si sente bene», spiega Costa aggiungendo che «se vogliamo la convivenza con il virus dobbiamo poter circolare liberamente, con le dovute cautele, ovviamente, cioè l'uso delle mascherine che ormai non fanno più paura a nessuno mentre sono molto importanti per impedire la trasmissione del virus».

L'Emilia Romagna ha introdotto l'autotesting con tampone rapido casalingo per chi ha fatto due dosi di vaccino «è un'iniziativa che merita di essere approfondita in un percorso condiviso e valutare la possibilità di estenderla al tutto il territorio nazionale perché alleggerisce il carico dei servizi sanitari ed è una grande semplificazione per i cittadini».

La quarantena di dieci giorni per i positivi vaccinati con due dosi non è paralizzante? «Indubbiamente - afferma Costa -, appena entriamo in una fase endemica la quarantena va ridotta. Oppure si blocca il paese. L'Iss dice che i vaccinati hanno un rischio minimo di finire in ospedale. Mentre la pressione ospedaliera cresce a causa di quelli non vaccinati per scelta. E per colpa loro si rischia un lockdown di fatto».

Anche nelle scuole le regole vanno cambiate, «sempre adottando le dovute cautele e senza abbassare la guardia, credo che dalle scuole medie in su, dove la platea dei vaccinati supera l'80%, tutti i ragazzi vaccinati dovrebbero stare in classe, anche se ci sono due o tre positivi. La dad è inevitabile solo per i più piccoli quando ci sono contagi perché loro sono ancora molto scoperti».

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