Coronavirus, l'ospedale di Padova apre alle visite ai pazienti in fin di vita: la battaglia di Maurizia dopo la perdita del padre

Lunedì 28 Settembre 2020 di Silvia Natella
Coronavirus, l'ospedale di Padova apre alle visite ai pazienti in fin di vita: la battaglia di Maurizia dopo la perdita del padre
Il coronavirus ha ucciso un milione di persone in tutto il mondo. Per ogni 33 contagiati almeno uno ha perso la vita, spesso lontano dai propri cari, intubato e sofferente. Un destino che aggiunge altro dolore a quello per la scomparsa del defunto e impedisce alle famiglie di trovare pace. Ora l'ospedale di Padova dice no all'isolamento segnando una svolta nel protocollo che vieta le visite in fin di vita. Un cambio di passo che è stato possibile anche grazie alla storia di Maurizia Dalla Volta, che a causa del Covid, lo scorso agosto, ha perso il suo papà, il luminare Sergio Dalla Volta.

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«È morto solo come un Cristo in croce - si legge sul Corriere della Sera - senza il conforto della mano di una figlia sulla sua, in una sofferenza psicologica disumana di cui ero testimone quando lo vedevo sul tablet, pur essendo a cinque minuti dall’ospedale». Superata la fase più difficile della pandemia in Italia, sono in molti a non capire perché ai malati venga negato il conforto dei propri cari e a porsi una domanda su tutte: se si può andare nei centri commerciali, nei ristoranti e negli stadi, perché non si può far visita ai pazienti Covid con tutte le precauzioni? Una rigidità che oggi non ha più ragione d'esistere.  

Maurizia Dalla Volta ha perso il 20 agosto scorso il padre Sergio, 92 anni, che era stato ricoverato all’ospedale di Padova dopo un infarto ed era poi risultato positivo al coronavirus. Era un luminare nella cardiologia accademica italiana, fondatore della Scuola di cardiologia di Padova diventata un’eccellenza a livello mondiale. Maurizia era a Padova quando il papà ha avuto un infarto, è corsa all'ospedale e ha scoperto la sua positività al tampone. Nonostante l'assenza di sintomi, è scattato il protocollo dell'isolamento.

«Mio padre stava vivendo le sue ultime ore e saperlo solo era una sofferenza disumana. È stato un padre meraviglioso. Avevo chiesto se era possibile andare a dargli un ultimo bacio. Non stato possibile perché le regole sono e valgono per tutti. In Francia, dove vivo, il presidente Macron in persona ha stabilito che è possibile la visita al familiare in fin di vita... In Italia solo i minori hanno diritto a un accompagnatore che stia con loro». Paradossali sono poi l'omaggio alla salma e la possibilità di celebrare il funerale, momenti molto più a rischio di una visita con tuta, stivali e dispositivi di protezione. 

Maurizia e la sorella Alessandra hanno ricevuto l'affetto di tutti gli ex pazienti del papà, che dopo interventi delicatissimi si erano risvegliati con la mano del professor Dalla Volta sulla loro: «Una crudele burocrazia ci ha impedito di fare per lui quello che lui ha fatto per tanti. Chiediamo che non succeda più». L'appello è stato raccolto dall'ospedale di Padova che sta definendo un nuovo protocollo per aprire le porte della terapia intensiva.  © RIPRODUZIONE RISERVATA