Coronavirus, al Nord terapie intensive ridotte: in caso di nuove ondate torna il rischio lockdown

Coronavirus, al Nord terapie intensive ridotte: in caso di nuove ondate torna il rischio lockdown
Coronavirus, al Nord terapie intensive ridotte: in caso di nuove ondate torna il rischio lockdown
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Mercoledì 29 Aprile 2020, 09:56

Nella fase 2 dell'emergenza coronavirus il Nord torna a rischio lockdown. Già, perché tra gli indicatori che possono far scattare nuove chiusure in caso di nuove ondate non c'è solo l'indice del contagio, ma anche la capacità dei vari sistemi sanitari regionali di fare tamponi e, soprattutto, di disponibilità di posti in terapia intensiva. E rispetto al picco dei contagi, le regioni settentrionali, quelle più colpite, hanno già tagliato centinaia di posti, a differenza del Sud.

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Mauro Evangelisti, per Il Messaggero, elenca dei dati tra la fase più critica dell'emergenza e quella attuale: se nelle regioni del Sud, di fronte ad una evidente carenza di reparti specializzati e terapie intensive, è stata incrementata la disponibilità ospedaliera, al Nord le varie regioni hanno già deciso di ridurre i posti di terapia intensiva rispetto a qualche settimana fa, perché il peggio sembrerebbe passato (ma il condizionale è d'obbligo). La Lombardia, nelle ultime settimane, ha già tagliato 436 posti, la provincia autonoma di Bolzano 101, il Piemonte 65. Eppure, stando al nuovo Dpcm, in caso di incrementi dei contagi si rischia il lockdown proprio per la riduzione dei posti di terapia intensiva. L'articolo 2, comma 11, prevede infatti: «Le Regioni monitorano con cadenza giornaliera l’andamento della situazione epidemiologica del proprio territorio, e in relazione a tale andamento, le condizioni di adeguatezza del servizio sanitario regionale».

I dati regionali vanno comunicati al Ministero della Salute, all'Istituto superiore di sanità e al Comitato tecnico-scientifico e ci sono dei limiti che, se superati, obbligano i presidenti di Regione a provvedere alla chiusura. I limiti sono fissati da tutti questi criteri: indice di diffusione del contagio (R0) non superiore a 1, capacità di eseguire tamponi e tracciare i contatti dei positivi, posti di terapia intensiva e reparti Covid. L'emergenza, in tutto il paese, aveva permesso di aumentare i posti di terapia intensiva da 5324 a circa 9500. Il Governo, intanto, ha già lanciato un monito alle Regioni: dal 18 maggio conteranno le differenze territoriali e la riduzione dei posti di terapia intensiva, in aree colpite fortemente dal contagio, potrebbero portare a necessari, nuovi lockdown in caso di nuove ondate.

Il nuovo Dpcm chiede alle singole Regioni di mantenere una quota abbastanza alta di posti in terapia intensiva, in modo da poter reggere nuove crisi sanitarie causate da possibili, nuove ondate. I pazienti Covid che necessitano delle terapie intensive sono in costante diminuzione in tutto il paese, ma il rischio di nuove ondate è concreto e il Governo esige che la disponibilità rimanga alta, pena il lockdown in caso di una ripresa dell'epidemia. In questo senso, si registrano diversi atteggiamenti tra le Regioni più colpite: la Lombardia e il Piemonte, le due con il più alto numero di contagi, hanno ridotto le terapie intensive (rispettivamente di 460 e 65 posti), mentre il Veneto e l'Emilia-Romagna hanno mantenuto la stessa disponibilità dopo averla incrementata per l'emergenza. Lo stesso discorso di Lombardia e Piemonte può essere applicato anche per Campania e Lazio, anche se l'indice del contagio è decisamente meno preoccupante di quello che viene registrato ancora oggi a Nord-Ovest (Piemonte e Lombardia da sole rappresentano più del 50% dei casi).

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