Johnny lo zingaro ancora in "fuga premio": terza evasione in due anni. Terrorizzò Roma tra gli anni '70 e '80

Lunedì 7 Settembre 2020 di Mario Fabbroni
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È stato il bandito che ha terrorizzato Roma tra gli anni ‘70 e ‘80, lasciando dietro di sé una lunga scia di crimini e sangue. 
Per la terza volta di fila negli ultimi due anni l’ergastolano Johnny lo zingaro (al secolo il 60enne Giuseppe Mastini) si è fatto beffa della giustizia italiana ed è evaso. Il compito è stato facile facile: anzi no, è stato come le altre volte. «Perché durante un permesso premio, nel 2014, si era già reso responsabilità di irregolarità e nel 2017 aveva fatto esattamente la stessa cosa», accusa Vincenzo Chianese, segretario generale di Es Polizia. 




Ieri, verso mezzogiorno “Johnny” non ha fatto ritorno nel carcere di massima sicurezza di Sassari. Era in permesso premio. «Una normativa da cambiare - tuona ancora Chianese - che spesso prende in giro i familiari delle vittime». Bergamasco di Ponte San Pietro, una famiglia di giostrai di origini sinti (da cui il soprannome di Johnny lo zingaro) la notte del 23 marzo 1987 Mastini venne catturato nei pressi di Fiano Romano dopo un rocambolesco inseguimento al termine di rapine, omicidi e sequestri di persona. Fu intercettato in auto insieme a Zaia Pochetti, la sua compagna 20enne, all’incrocio tra via Quintilio Varo e la circonvallazione Tuscolana, al Quadraro. Era già evaso dal carcere minorile di Casal del Marmo, anche allora per un permesso premio per buona condotta, dopo una condanna a 12 anni per l’omicidio di un tranviere, Vittorio Bigi, ucciso per rapina al Tiburtino. Johnny aveva solo 14 anni. 
All’alt della polizia, il bandito spara uccidendo sul colpo l’agente Michele Giraldi e ferendo gravemente il collega di pattuglia, Mauro Petrangeli. In viale Palmiro Togliatti altro conflitto a fuoco con un carabinieri in borghese. In via Nomentana Mastini prende in ostaggio Silvia Leonardi, una ragazza che era con il suo fidanzato e che verrà rilasciata qualche ora più tardi alla Bufalotta.




Ma il nome di Johnny lo zingaro entra anche nel processo sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, che avvenne all’Idroscalo di Ostia tra l’1 e il 2 novembre 1975. Secondo una pista investigativa, che però non ha trovato riscontri, Mastini aveva conosciuto a Casal del Marmo Pino Pelosi, l’unico condannato per la morte del poeta, scrittore e regista, e poteva essere suo un plantare di scarpa numero 41 ritrovato nella vettura di Pasolini. Mastini ha sempre negato ogni accusa. Ora, per l’ennesima volta, è ricercato in tutta Italia. 
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