Capotreno licenziato perché fa troppe multe: «Era l'incubo dei pendolari». Ma la Cassazione lo reintegra

Il signor B. era diventato l'incubo dei pendolari: migliaia di multe in soli due anni, ma il tribunale gli ha dato ragione e ora è tornato a lavorare

Trenitalia licenzia il suo capotreno: «Fa troppe multe». Ma la Cassazione lo reintegra: «Faceva gli interessi dell'azienda»
Trenitalia licenzia il suo capotreno: «Fa troppe multe». Ma la Cassazione lo reintegra: «Faceva gli interessi dell'azienda»
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Sabato 23 Aprile 2022, 21:52

Era il terrore dei furbetti del biglietto in treno: migliaia di contravvenzioni in pochi anni, senza nessun cedimento. Alla fine anche Trenitalia non ne poteva più, e l'aveva licenziato, ma lui, il 'signor B.', sessantenne, in servizio nel compartimento di Venezia, adesso è tornato. Perchè i giudici della Corte di Cassazione hanno deciso che, in fondo, faceva solo il proprio dovere, seppur in modo «estremamente puntiglioso». Un incubo, appunto, non solo per i passeggeri dei Frecciarossa, il cui controllo era quello preminente, ma anche per i pendolari, che se trovati senza biglietto non avevano scampo davanti al signor B. ​

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Trenitalia licenzia dipendente perché faceva troppe multe

È risultato così che il capotreno veneziano aveva emesso sul convoglio circa duemila titoli di viaggio, dopo aver staccato prima altrettante contravvenzioni. Molti dei ticket emessi sui convogli, però, 175 - appena il 3,5% del totale è stata la sua difesa - erano sbagliati nell'importo. E questo, aveva sostenuto Trenitalia, motivandone il licenziamento per «giusta causa», nel 2017, aveva incrinato irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il dipendente, causato un danno di immagine all'azienda ed anche un danno erariale, circa 9.800 euro. Lui, però, il Re delle multe, non si è arreso ed ha fatto valere i propri diritti.

È ricorso al giudice del lavoro contro il licenziamento, l'azienda a sua volta si è opposta in tutti i gradi di giudizio, e alla fine la causa è arrivata alla Cassazione. Che ha dato ragione al dipendente, intimando all'azienda ferroviaria di reintegralo in servizio. Nella sentenza i supremi giudici lo hanno descritto come un uomo di «zelo non comune, inflessibile ed estremamente puntiglioso nell'elevare contravvenzioni», un controllore dotato di «intransigenza zelante». Un capotreno che, insomma, sarà pure «inflessibile ed estremamente puntiglioso» ma senza «finalità esclusive di lucro né in mala fede contro l'azienda».

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