Assistenti civici nella bufera, il Viminale: «Noi non informati, si rischia il caos». Nuove ordinanze anti movida

Martedì 26 Maggio 2020 di Mario Fabbroni
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Nei parchi, nelle spiagge libere e nelle zone della movida: ma i 60 mila volontari rischiano di non essere mai schierati a vigilare «con gentilezza» nelle zone più a rischio assembramenti di città e luoghi di vacanza. Così il bando per reclutare 60 mila assistenti civici diventa un caso, criticato da maggioranza e opposizione. Il ministro Pd degli Affari regionali, Francesco Boccia, appoggiato dal presidente dell’Anci Antonio Decaro, pensa ai volontari per aiutare i più deboli ma anche per far rispettare il distanziamento sociale, l’uso delle mascherine e il divieto di assembramento. Ipotesi di cui al Viminale non sapevano affatto, tanto che dal ministero fanno trapelare una notevole irritazione: «Non siamo stati informati». 

VERTICE. Un corto circuito che spinge il premier Giuseppe Conte a convocare un vertice sul tema con lo stesso Boccia e le ministre Lamorgese e Catalfo. Il giudizio del Viminale pesa, perché se i cittadini non seguiranno i consigli delle “guardie civiche”, queste ultime potranno chiamare le forze dell’ordine. E questo rappresenterebbe un aggravio. Ecco perché dal ministero hanno sottolineato che l’eventuale istituzione degli assistenti civici «non dovrà comportare compiti aggiuntivi». Quindi non saranno incarcati di “pubblico servizio”. 

BOOM DI CRITICHE. Matteo Renzi da Italia Viva parla di «follia», mentre dal Pd parole analoghe arrivano da Matteo Orfini. «Siamo perplessi, ma troveremo una soluzione», dice il capo politico M5s ad interim Vito Crimi. Ma il sottosegretario Gianluca Castaldi è nettamente contrario agli assistenti e la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo si dice «perplessa». Giorgia Meloni dall’opposizione denuncia una «deriva autoritaria» del governo. Da Forza Italia Anna Maria Bernini parla di «guardie rosse». «Nessuna vigilanza, ronda o sentinelle anti spritz», ribattono fonti del ministero di Boccia. 

IL RECLUTAMENTO. Il bando - che dovrebbe uscire nei prossimi giorni - è rivolto «a inoccupati, a chi non ha vincoli lavorativi, anche percettori di reddito di cittadinanza o chi usufruisce di ammortizzatori sociali». Alla selezione possono partecipare « tutti i soggetti maggiorenni e residenti o domiciliati in Italia». Non è richiesto alcun titolo di studio. 

ASSEMBRAMENTI. Ma anche le immagini della movida dell’ultimo weekend dividono. «Non vorrei - dice Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna - che per colpa di qualche irresponsabile ci tocchi chiudere ciò che abbiamo riaperto». I dati del Viminale dicono che tutte queste violazioni al divieto di assembramento però non ci sono state, visto che anche nel fine settimana la percentuale di “indisciplinati” si è fermata allo 0,55% del totale, corrispondente a 1.321 denunce su quasi 239 mila cittadini controllati. Tuttavia Regioni e Comuni continuano a muoversi in ordine sparso. Così, all’ordinanza del governatore della Campania Vincenzo De Luca che ferma i locali alle 23 ha risposto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, annunciando che firmerà a breve i provvedimenti per aprire tutti gli spazi della città «possibilmente anche di sera e di notte». L’opposto del sindaco di Milano Giuseppe Sala che ha vietato la vendita delle bevande da asporto dalle 19. A Roma invece la sindaca Virginia Raggi apre un nuovo fronte: multe fino a 500 euro per chi abbandona mascherine e guanti usati in strada. 

LIBERI TUTTI? C’è poi la questione del 3 giugno. I dati fondamentali per stabilire se potranno essere autorizzati o meno gli spostamenti tra le Regioni arriveranno il 29 maggio, ma non sarà quello il giorno della decisione. Gli esperti si prenderanno infatti almeno altre 24-36 ore per vedere l’andamento della curva e solo allora riunirà il governo: è probabile dunque che la decisione arriverà tra l’1 e il 2 giugno.

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Ultimo aggiornamento: 08:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA