Andrea Catizone: «Figli di una cultura machista, vedono la forza come strumento per affermarsi»

Andrea Catizone: «Figli di una cultura machista, vedono la forza come strumento per affermarsi»
Andrea Catizone: «Figli di una cultura machista, vedono la forza come strumento per affermarsi»
di Valeria Arnaldi
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Martedì 8 Febbraio 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio, 12:45

Sassi gettati dal cavalcavia sulle auto che passano, risse, rapine, stupri e vari altri tipo di violenza, che, sempre più spesso, vedono autori minorenni. I casi aumentano in tutte le città italiane.

La peggio gioventù: tra risse, rapine e stupri, il virus degli adolescenti. In un anno 30mila denunciati

Avvocata Andrea Catizone, specializzata in diritto di famiglia, della persona e dei minori, la pandemia gioca un ruolo in questo aumento di violenza tra giovanissimi?

«Quello che accade nel mondo degli adolescenti è il risvolto di ciò che la società comunica. C’è una responsabilità di società e istituzioni che, negli anni, non si sono occupate di quello che succedeva nelle varie fasce della comunità, specie per quanto riguarda ragazzi e bambini. Sta accadendo anche ora con il Covid. La pandemia ha rafforzato alcune dinamiche, ha amplificato e velocizzato elementi già presenti nella società, giocando sulla parte più brutale dell’essere umano. Se non ci interessiamo di quello che accade oggi, avremo una società molto più violenta domani».

Possibile che degli adolescenti non si rendano conto che compiendo determinati atti, come lanciare sassi dal cavalcavia ma non solo, mettono a rischio la vita di altre persone?

«Alcuni davvero non si rendono conto di quello che fanno a causa dell’uso di droghe, tornate ad essere un grande problema, come negli anni Settanta, ma con la differenza che oggi si trovano a costi più bassi. In generale, però, questo rientra nel senso di onnipotenza tipico degli adolescenti: non capiscono il valore della vita, neppure della loro, quindi mettono a rischio anche quelle degli altri. È lo stesso principio alla base delle morti in auto, il sabato sera».

Per quanto riguarda gli stupri, invece?

«Oggi l’educazione sessuale passa soltanto attraverso il porno, che mostra il consumo di un momento. La figura della donna, peraltro, in tali prodotti, viene oggettivizzata. Il piacere è mostrato prevalentemente al maschile».

E nella quotidianità?

«Il messaggio è mandato anche con la riproposizione degli stereotipi. La donna viene mostrata in ruoli accessori. Bisogna scardinare gli stereotipi femminili e quelli maschili. Basta con l’immagine dell’uomo predatore».

C’è l’immagine “machista” alla base di risse, bullismo, uso di armi e simili?

«Sì, la forza viene vista come unico strumento di affermazione e riconoscimento tra i coetanei».

Come si può intervenire?

«Serve l’impegno di tutti e occorrono interventi rapidi. La scuola, in tal senso, può giocare un ruolo fondamentale. E il ritorno in presenza può contribuire. La scuola non deve essere soltanto un posto dove trasmettere nozioni o fare verifiche. Controllare le conoscenze è semplice: potrebbero bastare dei test e un pc, non ci sarebbe bisogno di insegnanti. I docenti servono, invece, proprio per il loro ruolo educativo. Anche il corpo docente, però, deve essere formato alla sfide che la società impone oggi».

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