Alice Scagni uccisa dal fratello, la madre: «Pensavamo di finire come i genitori di Benno, mio figlio va curato»

Giovedì 5 Maggio 2022

«Le vite dei miei figli sono state buttate via per l'incuria e l'incapacità delle forze dell'ordine e del servizio di salute mentale. Mio figlio si poteva fermare prima e mia figlia sarebbe stata salvata». Lo ha detto Antonella Zarri, la madre di Alice Scagni, la donna di 34 anni uccisa domenica sera con almeno 17 coltellate dal fratello Alberto dopo l'ennesima richiesta di denaro.

 

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I genitori di Alice e Alberto erano preoccupati, al punto di credere che avrebbero fatto la stessa fine di Peter Neumair e Laura Perselli, i genitori di Benno, ma non credevano che ad avere la peggio sarebbe stata la loro bambina. «Negli ultimi quattro giorni - continua la donna - c'è stata una escalation che ci ha fatto preoccupare. Abbiamo chiamato pietendo il 112 cinque volte ma nessuno è intervenuto. Ancora domenica a ora di pranzo mio figlio ci ha fatto due chiamate di minacce concitate e così abbiamo richiamato chiedendo aiuto. E ci è stato detto di fare denuncia lunedì e che non c'era una volante da mandare. Però domenica notte per non farmi vedere il corpo della mia piccolina c'erano 30 agenti che mi hanno tenuta lontana».

 

 

 

È uno sfogo duro quello di Zarri. «Ci eravamo affidati alle istituzioni. Abbiamo chiamato più volte - continua - perché Alberto aveva bisogno di un aiuto che noi non riuscivamo più a dare e quello che gli davamo ormai gli faceva solo male. Aveva bisogno di un aiuto psichiatrico. Ma quando abbiamo chiamato l'igiene mentale ci hanno dato appuntamento dopo un mese. Avrebbe dovuto avere la visita il due maggio. Sono stati lenti, nonostante le nostre richieste. È come se una persona va al pronto soccorso con un infarto ma le dicono di aspettare perché c'è la pausa caffè o il cambio turno e nel frattempo muore. Alberto doveva essere seguito, doveva essere fermato e invece nessuno ha fatto nulla».

 

Intanto la procura ha chiesto la convalida dell'arresto al gip contestando tre aggravanti: la premeditazione, la crudeltà e l'uso del mezzo insidioso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile, Scagni ha portato il coltello da casa e lo ha nascosto dentro un sacchetto. Ha aspettato la sorella per ore sotto casa sua, a Quinto, e quando l'ha colpita ha usato l'arma senza toglierla dal sacchetto. Alice ha provato a scappare ma il fratello si è accanita su di lei con grande crudeltà. L'uomo, difeso dagli avvocati Maurizio Mascia ed Elisa Brigandì, verrà sentito davanti al gip nei prossimi giorni.

Ultimo aggiornamento: 14:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA