Covid, nel Lazio Rt sopra 1 per l’effetto focolai, la Regione: «Dato vecchio, li tracciamo»

Venerdì 19 Giugno 2020 di Mauro Evangelisti

L’Rt del Lazio è a 1,12, dunque sopra al livello “1” che viene considerato di sicurezza. L’indice di trasmissione del Covid, il numero medio di casi secondari infettati da un positivo, deve spaventare? No, replicano dalla Regione Lazio, perché è l’effetto previsto dei due focolai già chiusi dell’Istituto San Raffaele Pisana e del palazzo della Garbatella. Sono già stati circoscritti, solo al San Raffaele sono stati individuati 113 positivi grazie a oltre 5mila tamponi. E ieri il Lazio ha fatto segnare solo 9 nuovi casi positivi. Attorno all’1 c’è anche l’Rt della Lombardia, dove però il numero di nuovi infetti sembra ormai costante: anche ieri sono stati 216, oltre venti volte quelli del Lazio. 

Lazio, D'Amato: «Indice alto per il S. Raffaele, ma il Lazio ha 18 volte meno casi della Lombardia»

PAGELLE
Questo indicatore sarà ufficializzato oggi, quando saranno diffuse le pagelle settimanali dell’Istituto superiore di sanità e del Ministero della Salute che valutano, Regione per Regione, sulla base di 21 indicatori (l’Rt è uno di questi), l’andamento dell’epidemia. Sull’attendibilità e sull’utilità dell’Rt ci sono molti dubbi, basti pensare che nelle settimane scorse avevano avuto valori molto alti il Molise e l’Umbria, che pure sono due delle regioni in cui il virus sta circolando poco. Inoltre, dal Lazio rivendicano risultati di eccellenza su altri due indicatori: si effettuano i tamponi entro due giorni dall’inizio dei sintomi (il Ministero pone come limite minimo cinque), si traccia sempre il 100 per cento dei contatti di chi viene trovato positivo.

Dice l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato: «La verità è che nel Lazio abbiamo il migliore sistema di tracciamento di Italia, tanto è vero che in 48-72 ore abbiamo trovato tutti i contatti legati al cluster del San Raffaele. E riusciamo a fare i tamponi in meno di due giorni, stanando gli asintomatici anche con lo strumento dei test sierologici. Il dato sull’Rt penalizza le regioni con pochi casi, ormai questo si è capito». In realtà, al di là delle pagelle e dell’Rt, anche i dati di ieri diffusi dalla protezione civile fanno scattare non un campanello d’allarme, ma qualche elemento di preoccupazione su base nazionale.
 
TERAPIE INTENSIVE
Per la prima volta dal 2 aprile, aumenta il numero dei pazienti Covid in terapia intensiva, da 163 a 168: uno in più in Lombardia e quattro in Campania (va detto però che i numeri della Regione divergono da quelli diffusi dalla Protezione civile); resta alto il dato dei nuovi casi positivi, 333, più o meno come il giorno precedente, ma sulla base di meno tamponi (da 77mila a 58mila).

Si conferma la Lombardia ha due terzi dei contagi italiani; l’Emilia-Romagna ha un innalzamento inatteso (32 casi), anche se dalla Regione spiegano che, in realtà, 26 sono asintomatici rintracciati con i test sierologici grazie ai quali è partita una massiccia campagna di screening. Su scala nazionale non è rassicurante il numero dei decessi (66, il dato più alto di questa settimana, siamo arrivati a un totale di 34.514).

Per fortuna aumentano anche i guariti: ieri altri 1.089, sono 180.544 sul totale di casi positivi avuti in Italia pari a 238.159. E secondo la Fondazione Gimbe, su base settimanale, c’è un lieve incremento dei nuovi casi positivi:, più 0,9 per cento. In sintesi: l’emergenza non è finita.

Ultimo aggiornamento: 10:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA