Coronavirus, mascherine: ecco i diversi modelli e come usarli. No al fai-da-te

Sabato 14 Marzo 2020 di Camilla Mozzetti
Coronavirus, mascherine: dispositivi di protezione, attenzione alle caratteristiche

Non sono tutte uguali anche se, in questo frangente di epidemia coronavirus, le mascherine vengono chiamate indistintamente “dispositivi di protezione”. Di certo, «Se tutti le avessimo indossate fin dall’inizio, la diffusione del virus sarebbe stata inferiore», spiega Claudio Galbiati, presidente di Assosistema Safety, l’Associazione che riunisce i produttori di dispositivi di protezione contro il contagio. 

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Perché è vero che non impediscono di contrarre l’infezione, «Ma evitano a chi è positivo - conclude Galbiati - di contaminare altre persone e superfici». Il problema vero, adesso, è trovarle: le farmacie e le parafarmacie hanno tutte il cartello "Niente mascherine", mentre nelle ferramenta sono attese forniture nella prossima settimana e bisogna prenotarsi.

Mascherine, la versione 
chirurgica
protegge gli altri

I più comuni dispositivi di protezione sono le mascherine chirurgiche che vengono utilizzate principalmente dai medici in sala operatoria ma anche da chi, affetto da qualsiasi patologia, le indossa per proteggere gli altri. La loro validità infatti sta in questo: trattenere le particelle (di saliva o di sudore) evitando che possano arrivare in contatto con altre persone. Per questo motivo, le mascherine chirurgiche, non hanno la funzione di isolare il portatore da agenti patogeni esterni. Pertanto le devono indossare coloro i quali sono risultati positivi al Covid-19 manifestando o meno i sintomi soprattutto se vivono con altre persone. Dopo un paio di ore diventano umide e non possono essere riutilizzate. Si trovano in farmacia.

Ffp2 e Ffp3 filtrano l’aria
inspirata e anche espirata

Le mascherine Ffp2 ed Ffp3 hanno una duplice valenza: proteggono chi le indossa dagli agenti esterni e le persone che entrano in contatto con i portatori di un virus. Filtrano infatti l’aria espirata ed inspirata. Secondo l’Oms le prime (Ffp2) filtrano oltre il 92% delle particelle in sospensione. Le seconde, invece, ovvero le Ffp3, arrivano a valori uguali o superiori al 98%. Sempre secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità devono essere usate dal personale medico-sanitario. Per essere utili, devono aderire bene al volto e si trovano nei rivenditori autorizzati. La loro durata va dalle 6 alle 8 ore.

Chi le fa in casa rischia
il tessuto è sconsigliato

In questi giorni di emergenza sia le mascherine chirurgiche che le Ffp2 ed Ffp3 sono introvabili. Per questo, molti hanno adottato dei rimedi casalinghi che possono sicuramente isolare naso e bocca ma non proteggere, alla stregua dei dispositivi ufficiali, i portatori di un virus e le persone sane. Tra le mascherine fatte in casa più utili, quelle realizzate con la carta-forno che trattiene le particelle di chi le indossa. Meno consigliate quelle in tessuto, a meno che non vengano cucite contenendo all’interno una friselina, un tessuto di polietilene espanso con una struttura spugnosa costituita da microcellule.

Anti-inquinamento
efficaci ma pesanti
quelle con il filtro

Le mascherine anti-inquinamento sono le più vicine - per conformazione ed efficacia - a quelle usate dal personale medico-infermieristico (Ffp2 ed Ffp3) in quanto presentano le stesse caratteristiche per filtrare l’aria inspirata ed espirata, dal momento che servono a proteggete dalle polveri sottili come il Pm10 o il Pm2.5. A seconda dei modelli, si spendono tra i 15 e i 30 euro per una confezione che conta una dozzina di mascherine. La loro validità ha una “scadenza”. Per quanto più “strutturate” rispetto alle Ffp2 ed Ffp3 usate dai medici - ma per questo anche più pesanti -, non possono essere utilizzate per troppo tempo a meno che non abbiano delle valvole e dei filtri da poter sostituire.

Ultimo aggiornamento: 13:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA