Coronavirus Italia, le nuove regole: sì alla passeggiata, ma è caos divieti

Venerdì 13 Marzo 2020 di Simone Canettieri

Il ritiro in lavanderia della pelliccia, a marzo, è «uno stato di necessità» solo per Crudelia De Mon? No, per tutti. E un salto in profumeria («Mi barrico in casa solo se ho due gocce di Chanel numero 5») rientra tra i motivi da spiegare - autocertificazione alla mano - ai poliziotti che fanno i controlli? Certo che sì. La faccenda però è seria, e molto. Le Regioni, come Cirio in Piemonte e Fontana in Lombardia, chiedono infatti una stretta ulteriore, parlano di «incongruenze» e dpcm «da rivedere».

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Tra trasporti, imprese e attività da chiudere.
Come raccontano diversi prefetti e anche i dirigenti del Viminale, con il nuovo dpcmsui divieti, e le deroghe per i negozi che possono rimanere aperti, tutto rischia di diventare più complicato. Soprattutto per chi - carabinieri e polizia ma anche vigili urbani e Finanza - deve fare i controlli in questo stato d'emergenza. In cui gli «eroi del divano» fanno a pugni con chi, con sprezzo della propria salute e di quella altrui, non ce la fa a rimanere in casa. Al netto dei motivi di salute, di lavoro e, appunto, del comprovato stato di necessità. «Paradossalmente - racconta un dirigente di lungo corso del ministero dell'Interno - il vecchio Dpcm, quello di lunedì, era più facile da applicare perché nello stato di necessità inseriva le farmacie e i generi alimentari. Ora c'è di tutto». O meglio c'è molto.

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E quindi, verificare che una serie di commissioni non siano urgenti o prioritarie per il cittadino che viene fermato diventa complicato: vado dal ferramenta, cambio l'antenna della tv, io la sim del cellulare, io passo dal fotografo, io cambio gli occhiali. E poi i saponi, le lampadine. Una situazione che - sulla carta - potrebbe creare il caos.
La lista di chi può rimanere aperto è stata redatta dal ministero dello Sviluppo economico, che conta un titolare, Stefano Patuanelli appena uscito dall'auto-isolamento, e un vice, Stefano Buffagni, entrambi del M5S. Di fatto l'altra sera è partita dal dicastero di via Veneto la lista dei servizi essenziali: tu chiudi, tu apri. «Si lavora perché nessuno perda lavoro con il virus», è stato il tweet di Buffagni. Un modo per non strozzare i piccoli negozi (tipo i casalinghi o chi vende piccoli elettrodomestici) davanti ai supermercati e quindi alla grande distribuzione. Dal Pd, fronte Francesco Boccia, il ministro che in qualità dei rapporti regionali ha condotto la trattativa, si fa notare come si sia partiti dall'ultima lista di attività da aprire presentata dalla Regione Lombardia, dopo il braccio di ferro sulle industrie. Così alla fine si è arrivati agli allegati 1 e 2 dell'ultimo Dpcm. Al netto che ora le singole regioni potranno muoversi in autonomia per sbarrare le porte a tutte quelle imprese che non fanno parte delle filiere agroalimentari e sanitarie. Il caos per il ministero dell'Interno che ora si trova ad applicare gli ultimi divieti c'è. E va di pari passo con l'impegno delle forze dell'ordine che nelle ultime ore hanno intensificato i controlli.
Come sempre è il buonsenso la bussola per chiunque, nonostante una circolare interpretativa del Viminale che ieri ha dato una mano ai prefetti su come muoversi.

L'APPELLO
Per questo motivo ieri il ministro Luciana Lamorgese ha rotto il silenzio con un video. L'emergenza coronavirus, ha detto, è «una prova difficile da superare» e ciò può essere fatto solo «se sapremo remare tutti nella stessa direzione. I cittadini sono chiamati a collaborare con le forze di polizia e i militari impegnati in un'operazione inedita di tutela della salute pubblica». Non solo. Il titolare dell'Interno ha rivolto un appello proprio a quella fascia di popolazione che, al netto delle scorciatoie da non prendere per rimanere in giro, continua a non capire il problema. E dunque quei giovani «che non hanno ancora la piena consapevolezza di alcuni comportamenti superficiali che devono essere assolutamente vietati. Assumano anche loro la responsabilità necessaria in questo momento». Il tema di fondo è che «nessuno è esente dalle regole da rispettare».
Anche perché se non è l'ultimo giro di boa, poco ci manca. E quindi, come racconta più di un prefetto, «i nostri controlli sulle autocertificazioni saranno molto rigidi: non esisteranno scappatoie». Tollerando il meno possibile altre scappatelle: quelle con il cane al parco o da soli per fare una passeggiata nel verde. Si possono fare, certo. Ma sempre nel rispetto dell'autodisciplina, e nel dubbio c'è il divano.

Ultimo aggiornamento: 14 Marzo, 07:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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