Bimbo ucciso dalla mamma a Perugia, il papà in lacrime: «Durante la gravidanza si tirava pugni in pancia, voleva dargli fuoco»

La madre del piccolo Alex resta in carcere. Ma lei nega tutto: "Non sono stata io"

Martedì 5 Ottobre 2021 di Egle Priolo
Bimbo ucciso dalla mamma a Perugia, il papà in lacrime: «Durante la gravidanza si tirava pugni in pancia, voleva dargli fuoco»

«Brutálisan». Brutalmente. Così Norbert Juhász, padre di Alex, il bimbo ucciso a coltellate il primo ottobre, descrive il piano che la mamma del piccolo e sua ex compagna avrebbe organizzato per portarlo via da lui. Per sempre. Norbert, chef ora impiegato in un’agenzia di organizzazione eventi, ha finito lacrime e parole. Ha lottato in tribunale per l’affidamento di Alex, due anni e poco più, e una volta che lo ha ottenuto, lo scorso 20 settembre, Katalina Erzsebet Bradacs ha preparato un mezzo bagaglio ed è partita per l’Italia. Prima destinazione Roma e il centro di accoglienza Casa di Cristian, poi Chiusi, dove ha bussato all’alba a casa di un ex datore di lavoro. Da lì è uscita presto la mattina del primo ottobre: i carabinieri hanno ricostruito tramite le telecamere di sorveglianza tutto il percorso fatto a piedi con Alex nel passeggino. Fino a via Molise, nella vicina frazione pievese di Po’ Bandino, e a quella vecchia centrale Enel in cui secondo gli inquirenti lo avrebbe ucciso con nove coltellate, due mortali. L’ultima immagine disponibile è di poco prima delle dodici. Solo alle tre uscirà per correre verso il supermercato in cui ha chiesto aiuto per quel bimbo che sembrava addormentato e «trovato nel campo». Ma prima ha inviato la foto di quel corpo straziato da un coltello al primogenito diciottenne (avuto con un compagno di Rieti), dicendo di dire a Norbert: «Ora ha chiuso con suo figlio».

Norbert, prima di tutto, come sta?

«Molto male. Alex era il piccolo tesoro di papà». Secondo il gip che ieri ha convalidato il fermo per i gravi indizi di colpevolezza, Katalina resta in carcere perché «socialmente pericolosa».

Le sue ex colleghe ricordano come avesse problemi psichici almeno dal 2016. Come è possibile che Alex fosse con lei?

«Era già accaduto con il suo figlio maggiore, che però nel 2014 è stato portato via. Con Alex, l’affidamento era comune, ma sfortunatamente non ha mai davvero assicurato il contatto. Lei non me lo faceva vedere. E con lui era cattiva».

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Aveva già mostrato di essere violenta nei suoi confronti?

«Sì, in gravidanza si tirava pugni in pancia. Ha minacciato di dargli fuoco. Solo per questo avrebbero già dovuto toglierlo a lei. E io ora ho perso il mio tesoro».

Ha qualche dubbio che possa essere davvero stata lei? Davanti al giudice si è avvalsa della facoltà di non rispondere, ma ha dichiarato di essere innocente. Che lei non ha davvero ottenuto l’affidamento e che con Alex era in Italia solo in vacanza.

«Ce l’ha fatta. Ha minacciato da tempo che avrebbe messo un punto, alla fine. Ha chiamato il suo altro figlio 18enne inviandogli una foto. Lui ha registrato la chiamata ed è andato alla polizia con quella foto. È stato orribile. In quello scatto Alex aveva la maglietta piena di sangue. E quegli occhi chiusi».

A che ora ha chiamato Katalina?

«La prima volta ha chiamato me il 30 settembre. Mi ha chiesto soldi, dicendo di essere in Ungheria, ma non era vero. Non diceva la verità. E io non glieli ho dati. Poi ha chiamato il figlio il primo ottobre, ha mandato quella foto, verso le dodici».

Katalina è entrata nel supermercato intorno alle tre del pomeriggio, quindi la chiamata è di tre ore prima. L’autopsia ieri non ha ancora chiarito l’ora della morte.

«Alex non era più vivo a quell’ora».

Lei pensa che questo fosse il suo piano fin dall’inizio?

«Sì. E lo ha eseguito brutalmente. È stato orribile».

E ora cosa farà? Gli inquirenti probabilmente vorrebbero sentire anche la sua versione.

«Spero di non dover venire in Italia. Voglio solo riportare il corpicino del mio Alex in Ungheria».

Ultimo aggiornamento: 14:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA