Lecce, bimbo scomparso nel ‘77, l'ombra della pedofilia: vigili del fuoco al lavoro in un pozzo

Venerdì 6 Dicembre 2019 di Erasmo Marinazzo
Bambino scomparso nel ‘77, l'ombra della pedofilia: vigili del fuoco al lavoro in un pozzo

Vigili del fuoco, speleologi e carabinieri sono al lavoro in contrada Fichella, a Taviano, in provincia di Lecce, vicini agli uffici della locale Asl. Con l'ausilio di microtelecamere illuminate cercano in fondo a un pozzo i resti di Mauro Romano, un bambino di sei anni di Racale, scomparso nell'ormai lontano 1977 in circostante rimaste misteriose. Un giallo insoluto, che ha lasciato la sua eredità di dolore e di speranza nei familiari del piccolo e mille dubbi negli investigatori che si occuparono del caso.

In questi mesi, una nuova pista si è profilata negli uffici della Procura, che ha ordinato, per decreto, la ripresa delle ricerche. A firmare il provvedimento il pubblico ministero Stefania Mininni. E' lei a occuparsi di ricostruire un giro di pedopornografia in un'inchiesta che vede indagato un 71enne di Taviano. A lui, con decreto, il pm Mininni ha sequestrato computer, telefoni cellulari e altri supporti informatici. Stessa misura adottata per i telefoni cellulari di 15 ragazzi, all'interno dei quali si cercano tracce di uno scambio di materiale pedopornografico. 

Il 71enne indagato è la stessa persone che, 40 anni fa fu arrestata con l'accusa di tentata estorsione: continuava, infatti, a telefonare ai genitori di Mauro chiedendo denaro in cambio di informazioni su dove si trovasse il bambino. L'uomo fu anche sospettato del rapimento del piccolo, ma successivamente scagionato. Ora una nuova inchiesta e una speranza di restituire alla famiglia ciò che resta di Mauro Romano.

«Non ce la faccio più a vivere – ha dichiarato proprio due giorni fa Bianca, la mamma di Mauro, ospite degli studi Rai di “Storie Italiane” – mi sento male, è troppo il male che mi hanno fatto. Le autorità, nonostante hanno fatto il loro dovere, non sono riuscite a risolvere la questione, speriamo che questa sia la volta buona. L’avevo lasciato a casa dei miei suoceri – ha proseguito, ricordando il giorno della sparizione – mi avevano avvisato che non lo trovavano più, ed ero convinta che lo avremmo ritrovato, che fosse in giro a giocare, e invece… Le forze dell’ordine accusavano la famiglia, accusavano noi genitori. Dicevano che mio padre aveva ammazzato mio figlio, e che mia madre lo aveva sepolto. Io e mio marito siamo andati poi a vivere in Svizzera, perché non potevo più restare in Puglia. Chiedo che decada questo velo di omertà, cosa ho fatto io di male? Perché non mi aiutano?».

Nel 2012, il gip del tribunale di Lecce Annalisa De Benedictis dispose l'archiviazione del fascicolo sulla
scomparsa del piccolo: ha ritenuto che gli elementi raccolti sul conto dell'indagato, Vittorio Romanelli, 77 anni, ex barbiere di Racale, fossero deboli e inidonei a superare il vaglio dell'udienza preliminare, figuriamoci di un eventuale dibattimento. L'iscrizione del nome di Romanelli sul registro degli indagati con le ipotesi di omicidio e sequestro di persona era stata una conseguenza della denuncia presentata nel 2010 da Natale Romano e Bianca Colaianni, i genitori del piccolo Mauro.

Più tardi, nel 2015, qualcuno entrò furtivamente in casa dei coniugi Romano, portando via importanti documenti relativi alla vicenda di Mauro. All'interno di una cassaforte, la coppia aveva infatti conservato tutta la documentazione relativa alla scomparsa del figlio. Si trattava per lo più di copie del fascicolo d'indagine, altre carte e alcuni orologi. Chi è entrato in azione ha portato via l'intera cassaforte, che si trovava nascosta in un armadio della camera da letto. Il ladro ha sottratto anche un quaderno dove la signora Bianca aveva scritto una lettera dedicata al figlio scomparso, all'interno della quale la donna aveva scritto nomi e cognomi di chi riteneva, a suo avviso, fossero i responsabili dell'accaduto. Quel furto fu denunciato ai carabinieri, ma i responsabili non furono mai individuati.
 

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