Baby bulle a Perugia. Crepet: «Violenza ed esibizionismo sui social, ormai vogliono essere come i maschi»

Lo psichiatra: "Vorrei abbracciare quel padre eroe che dopo questi fatti le chiusa in casa per tutta l'estate"

Baby bulle a Perugia. Crepet: «Violenza ed esibizionismo sui social, ormai vogliono essere come i maschi»
Baby bulle a Perugia. Crepet: «Violenza ed esibizionismo sui social, ormai vogliono essere come i maschi»
di Gianluca De Rossi
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Sabato 14 Maggio 2022, 08:50 - Ultimo aggiornamento: 15:27

Ancora un episodio, un'aggressione a una ragazzina di 14 anni da parte di un gruppo di coetanee, con la giovane vittima ricoverata in ospedale per le lesioni riportate. Il fatto, l'ennesimo che coinvolge le giovanissime, stavolta è accaduto a Perugia. E quell'aggressione è stata ripresa con i telefonini da alcuni degli altri ragazzini presenti, e un paio di video sono comparsi su Instagram - poi cancellati - e nelle chat degli adolescenti perugini.

Perugia, ragazzina aggredita da coetanee a calci e pugni. «Tirale una bottiglia», video choc della violenza

 

Due minuti e 46 secondi di immagini con la 14enne presa a calci e pugni e trascinata per i capelli da quattro coetanee, con altri ragazzi che incitano alla violenza, finché qualcuno non urla di smetterla e la porta via.
Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore, perché le adolescenti sono diventate così violente?
«Le ragazzine di oggi vogliono fare di più dei loro coetanei»
Cosa è scattato?
«La libertà sessuale. È un grande pregio, nessuna critica».
Cosa significa?
«La libertà sessuale ha fatto sì che ora femmine e maschi partano alla pari. La 14enne fa quello che fa il coetaneo. Con una differenza, però: le ragazzine fanno di più, perché ci sono dei ritmi di crescita molto diversi».
Questo da cosa dipende?

«Dipende dal fatto che le femmine sono molto più precoci. E la maggiore precocità si traduce in senso di libertà, anche sessuale».
E questo dà impulso alla violenza?
«Questo fa scattare tutto. È la polvere magica che innesca anche la violenza che osserviamo in questi comportamenti, in questi episodi di bullismo».
C'è un cambiamento in atto tra le adolescenti?
«Sì, questo cambiamento riguarda il loro modo di entrare nella vita. Hanno maggiore voglia di fare, e replicano quello che fanno i coetanei. Anche i comportamenti peggiori».
Ci sono altri segnali?
«Purtroppo li abbiamo davanti agli occhi: l'alcolismo tra i giovanissimi è più marcato nelle ragazzine. Così come il fumo».
E il bisogno di immortalare le violenze nei video?
«La tecnologia, i social amplificano tutto, anche l'esibizionismo. Pubblicano le foto su Instagram per poi confrontarsi, e questo nella loro testa amplifica la bellezza e la bruttezza».
Molti puntano il dito contro il Covid, sostenendo che avrebbe acuito il loro disagio...
«Il virus è come il dado che ha dato più sapore all'acqua calda. Noi adulti abbiamo chiuso in un metro quadrato gli adolescenti, e questo è il risultato».
C'è una soluzione?
«Vorrei ragionare su quale futuro vogliamo riservare a queste adolescenti. Vorrei abbracciare quel padre eroe che dopo un tale comportamento le tenga chiuse in casa per tutta l'estate. Confiscando quel telefonino che, nelle loro mani, può diventare un'arma».

 


 

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