Ucraina, tutte le armi inviate dall'Italia: mortai, cannoni e sistemi radar ultrasofisticati

Nelle nuove forniture belliche non ci saranno i carri armati e nemmeno i droni

Ucraina, tutte le armi inviate dall'Italia: mortai, cannoni e sistemi radar ultrasofisticati
Ucraina, tutte le armi inviate dall'Italia: mortai, cannoni e sistemi radar ultrasofisticati
di Cristiana Mangani
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Lunedì 16 Maggio 2022, 10:17 - Ultimo aggiornamento: 17:48

Missili, mortai, bombe, mitragliatrici, equipaggiamenti: l'Italia sta facendo la sua parte negli aiuti militari all'Ucraina. Le nuove armi che verranno inviate sono contenute in un decreto, la cui lista inserita è secretata. Ma l'elenco prevede dei rifornimenti che andranno avanti fino al 30 settembre prossimo.

Oggi il ministro della Difesa Lorenzo Guerini illustrerà al Copasir il terzo decreto approvato e firmato insieme con i ministri degli Esteri e dell'Economia, Luigi Di Maio e Daniele Franco. Già in passato, dopo l'approvazione dei due precedenti decreti, Guerini era stato sentito dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ma questa volta c'è una maggiore resistenza da parte del Movimento 5 stelle.

Ucraina, le armi inviate dall'Italia

 

Di sicuro nelle nuove forniture belliche non ci saranno i carri armati e nemmeno i droni. Ma la discussione è animata sugli obici da 155/39 FH70, cannoni dotati di un motore che permette riposizionamenti e piccoli spostamenti e che hanno una gittata di più di 20 chilometri.

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L’Italia è al sesto posto nel ranking del Kiel Institute for the World Economy per gli aiuti inviati in Ucraina – 260 milioni di euro totali – e al quarto posto considerando solo gli aiuti militari, che ammontano a circa 150 milioni. Fino a questo momento dal nostro Paese sono partiti sistemi anticarro e antiaereo, mitragliatrici leggere e pesanti e mortai dal valore stimato tra 100 e 150 milioni di euro.  Nella prima tranche di aiuti c’erano anche le mitragliatrici pesanti MG 42/59, ossia la versione aggiornata dell’arma del Terzo Reich, celebre per il suo volume di fuoco, che i nostri fanti hanno sfruttato negli scontri con i talebani. I voli partiti da Pratica di Mare e da Pisa hanno portato – in Polonia, poi in Ucraina – anche diversi missili terra-aria Stinger: «Sistema missilistico terra-aria impiegato contro la minaccia aerea condotta a bassissime quote», si legge sul sito dell’Esercito italiano. A questi si aggiungono i razzi anti-carro Panzerfaust, che però sono arrivati in basse quantità perché l’Italia non aveva grosse disponibilità. Non solo: grazie a uno stanziamento di 12 milioni, sempre parte della prima tranche di aiuti, sono stati inviati a Kiev anche «equipaggiamenti per la protezione individuale e della popolazione civile», quindi elmetti e giubbotti antiproiettile, dispositivi per individuare mine e altri ordigni esplosivi.

 

Gli aiuti decisi all’inizio del conflitto si sono aggiunti a quelli dei giorni immediatamente precedenti, quando Palazzo Chigi aveva approvato un altro decreto che stanziava 174 milioni di euro tra il 2022 e il 2023 per il potenziamento della presenza militare in Europa orientale, con il rafforzamento delle tre missioni già in atto: in Romania, in Lettonia e nel Mediterraneo Orientale. Un provvedimento che mobilitava 1.350 militari fino al 30 settembre e altri 2mila per eventuali esigenze di rinforzi o per dare il cambio ai primi soldati. 

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Ora, con il nuovo decreto, l'Italia manderà truppe in Ungheria e Bulgaria nell’ambito di un rafforzamento del fianco sud est della Nato, dove il nostro Paese è già presente con una componente terrestre in Lettonia, una componente aerea in Romania e Islanda, e una componente navale nel Mediterraneo Orientale. Sono oltre 600 i soldati che nelle prossime settimane partiranno per Romania e Ungheria mentre 250 verranno mandati in Bulgaria. Si tratta di appartenenti ai nuclei speciali come lagunari, paracadutisti, alpini, incursori del Comsubin.

L'elenco è secretato per questioni di sicurezza nazionale e della stessa Ucraina. Di certo, si sa, che verranno forniti sistemi tecnologici sofisticati e moderni che aiutino l'Uacraina a intercettare i droni, con i disturbatori di radar e con le tecnologie che, più in generale, potrebbero prevenire attacchi alle infrastrutture. Per questo, «sono stati previsti gruppi di lavoro che coinvolgano gli esperti di Leonardo e di altre industrie specializzate».

Per quanto riguarda le armi pesanti, grazie all’attuale “copertura normativa” , l'Italia potrà continuare ad inviare fino al 30 settembre mortai, lanciatori Stinger, mitragliatrici pesanti Browning, colpi browning, mitragliatrici leggere, lanciatori anticarro, colpi anticarro, razioni K, radio così come elmetti, giubbotti e altri equipaggiamenti.

In Ungheria, poi, il nostro Paese potrebbe avere il comando delle truppe della Nato lì presenti. In questo caso il contingente dovrebbe aumentare di altri cento militari. Dopo l’audizione di Guerini al Copasir, il prossimo appuntamento sarà quello di giovedì 19 maggio, quando il presidente del Consiglio Draghi farà la sua informativa sull’Ucraina alla Camera e al Senato.

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