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Governo, Napolitano: «I partiti collaborino
ora la parola al mio successore»

Governo, Napolitano: «I partiti collaborino ora la parola al mio successore»
3 Minuti di Lettura
Sabato 13 Aprile 2013, 12:01
ROMA E’ un congedo riconoscente dai suoi consulenti che gli consegnano le ricette per le principali riforme necessarie al Paese, ma anche un’occasione per una puntualizzazione sugli ultimi scorci del settennato. Giorgio Napolitano raccoglie con gratitudine il lavoro dei due gruppi dei cosiddetti «facilitatori», alias saggi, nei settori delle istituzioni ed economico-sociale, ma al tempo stesso approfitta della cerimonia al Quirinale per sottolineare alcuni punti-chiave in una sorta di ultimo atto istituzionale.



«Trasmetto un testimone concreto e significativo. Ora la parola e le decisioni - spiega il capo dello Stato - toccano alle parti politiche e starà al mio successore trarne le conclusioni». Il che naturalmente non significa che le proposte avanzate dai due team su lavoro, fisco, giustizia, legge elettorale ecc., non si prestino ad una lettura e ad un’attenta riflessione anche di carattere politico.

«E’ stata fornita - sottolinea Napolitano - una prova di attitudine al dialogo, al confronto, alla condivisione. Sono state largamente espresse posizioni comuni pur non trascurando diversità di opinioni rimaste tali su alcuni punti, insomma un metodo e un clima che ci incoraggiano nell’auspicio di analoghi sforzi di buona volontà e d’intesa nei luoghi della politica e delle assemblee rappresentative».



Napolitano spinge perchè tale atmosfera collaborativa si manifesti nella formazione del governo e nella scelta del prossimo capo dello Stato. O - per essere più chiari - la speranza è che il lavoro dei «saggi» possa «stimolare la ricerca di convergenze tra le forze politiche nel nuovo Parlamento e suggerire «forme praticabili» di «condivisione delle responsabilità di governo e dei percorsi di riforma necessari». «Sono cose diverse tra loro», ricorda Napolitano, che ripropone in qualche modo il doppio binario tra «larghe intese» Pd-Pdl sulle riforme e il tema del governo.



TEMPI SERRATI

D’altra parte, il pensiero del capo dello Stato è netto. «Dai due cicli di consultazione da me tenuti, senza perdere nemmeno un giorno - precisa con una punta polemica - è risultato chiaramente che solo da scelte di collaborazione che spetta alle forze politiche compiere, segnandone i termini e i confini, può scaturire la formazione del nuovo governo di cui il Paese ha urgente bisogno». Insomma: una via obbligata. Ma dopo averne ribadito la necessità, sui termini di questa possibile intesa o coalizione, Napolitano glissa. «Tale soluzione - spiega - non poteva essere compiuta seguendo un sentiero analogo a quello battuto con successo nel novembre del 2011».



Insomma, non si poteva immaginare un bis del governo Monti. Di qui l’appello ai partiti perché si assumano le proprie responsabilità con scelte conseguenti (governo del presidente, nuove elezioni?) che spetteranno al nuovo capo dello Stato. Quanto alle conclusioni dei «saggi», Napolitano non entra nel merito delle varie proposte, che d’altronde «non vogliono interferire con l’attività del Parlamento nè con le decisioni dei partiti». E’ soltanto un elenco ragionato di possibili linee d’azione su proposte da considerare ai fini di un impegno di governo. «Mi auguro - sottolinea Napolitano - che, al di là di dubbi e riserve che hanno accompagnato lo stesso annuncio dell’istituzione dei due gruppi, si riconosca la serietà del lavoro compiuto».