Acqua regionale all'arsenico, l'allarme dei medici: «Massima allerta»

Mercoledì 19 Marzo 2014 di Lorenzo De Cicco
Massima allerta sui rischi dell'acqua all'arsenico per evitare che la salute dei cittadini possa essere compromessa.

L'Ordine dei medici di Roma ha deciso di inviare a tutti i camici bianchi dei quartieri colpiti dall'emergenza un vademecum sui pericoli che si corrono utilizzando l'acqua su cui il Comune ha posto il divieto. Molti residenti infatti, pur smettendo di bere, continuano a farne uso per lavarsi, sebbene nella zona siano arrivati sette serbatoi idrici attivi da due settimane.



La stessa Asl Roma E ha invitato gli abitanti di Tragliatella, Malborghetto e Piansaccoccia a sospenderne l'utilizzo «fino a quando non sarà eliminata almeno la contaminazione batteriologica».

Ora dunque si muove anche l'Ordine dei medici, che ha già avviato un'indagine conoscitiva sulle cause dell'emergenza arsenico. L'obiettivo è dare «massima diffusione» ai rischi dell'acqua contaminata. «Tutti i medici della zona riceveranno un documento dell'Ordine - spiega il presidente dell'organismo professionale, Roberto Lala - in cui daremo una serie di suggerimenti. I cittadini devono capire che non devono utilizzare l'acqua per nessuna operazione di igiene personale, dal lavarsi i denti alla doccia. Perché anche la pelle può correre rischi di infezione».



L'AVVISO

Da qui l'invito ai medici della zona di «apporre nei propri studi manifesti e volantini» sulle malattie causate dall'esposizione all'arsenico. Gli effetti per chi assume questa sostanza cancerogena per lungo tempo possono essere molto seri: si rischia un tumore alla pelle e ai polmoni, ma anche alla prostata, danni a livello neurologico, cardiovascolare e riproduttivo. Prosegue intanto l'inchiesta dell'Ordine sulle cause dell'emergenza. «Vogliamo capire - spiega Lala - se la salute dei cittadini è stata in qualche modo danneggiata da eventuali difetti di comunicazione tra la Asl e l'Arsial», il baraccone pubblico della Regione Lazio che gestiva la rete idrica incriminata. «Abbiamo avviato una nostra inchiesta per verificare se ci sono state delle possibili omissioni sia da parte delle autorità sanitarie che dei vari enti coinvolti». A coordinare i lavori sarà la Commissione Prevenzione dell'Ordine.



LA COMMISSIONE

Nei prossimi giorni l'organismo chiederà chiarimenti direttamente ai vertici dell'Arsial «per capire come si è arrivati a questa situazione e quali sono le soluzioni in campo» per fronteggiare «un problema di salute collettiva che riguarda migliaia di persone». Sarà chiesto un intervento anche a Comune e Regione. Secondo l'Ordine infatti «le misure messe in campo finora non sono assolutamente sufficienti per garantire l'igiene dei cittadini interessati». Il divieto, ricordano i camici bianchi, durerà fino a dicembre, «ma bisogna considerare che in estate il consumo di acqua aumenta esponenzialmente. Le sette autobotti installate finora non bastano, servono alternative che non costringano i residenti a mettere a repentaglio la propria salute».



LE ANALISI

Aspettando di capire se ci saranno nuovi interventi da parte del Campidoglio e della Regione, i residenti della zona hanno iniziato a far analizzare l'acqua dei vecchi pozzi della zona. «Le prime analisi che arrivano - spiega Achille Giachetti, residente a via Signorelli - dicono che la presenza di arsenico è legale nell'acqua dei pozzi, anche se sono presenti altre sostanze da depurare, come nitriti e nitrati». Non tutti i pozzi però sono uguali. Il Caseificio di Santa Maria, che attinge l'acqua da un pozzo privato, è stato costretto a comprare un depuratore diversi anni fa anni, perché i livelli di arsenico riscontrati erano superiori ai 20microgrammi per litro.

Questa settimana intanto dovrebbero essere ascoltati in procura i responsabili dell'Arsial e probabilmente anche i dirigenti della Regione che hanno avuto a che fare con la gestione degli acquedotti incriminati. I pm Roberto Cucchiari e Maria Letizia Golfieri - che sulla vicenda hanno aperto due fascicoli - vogliono capire se i livelli di arsenico nell'acqua siano sempre stati monitorati da parte dell'Agenzia regionale e se i protocolli di sicurezza siano stati rispettati. Per la Procura effettueranno degli accertamenti i carabinieri del Nas: l'ipotesi di reato è avvelenamento.
Ultimo aggiornamento: 20 Marzo, 14:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA