«Era un artista, molto più di noi». Michele Mondella non era solo un discografico e un addetto alla comunicazione, per Gianni Morandi era un artista, proprio come quei cantautori che ha seguito per una vita: Lucio Dalla, Renato Zero, Antonello Venditti, Luca Carboni. Ognuno di loro deve una parte del suo successo a Mondella. La loro presenza alla parrocchia del Preziosissimo Sangue di Roma, dove si sono celebrati i funerali, ne è la testimonianza.
 
 

La chiesa è piena e si fatica ad entrare. La sua famiglia era la musica. Ci sono giornalisti, critici musicali, tanti addetti stampa. Anche loro hanno imparato da Michele Mondella. «Quando se ne va una persona tutti dicono che era bravo, ma qui stiamo parlando di un extra, nel suo mestiere è stato superiore a tutti» ci confida Morandi. Di Venditti c’è una corona di fiori, gialla e rossa, con la scritta Antonello, ma lui con un sorriso commosso ci dice solo una battuta «che posso dirvi di Michele…». E qui i puntini hanno il significato di quel non detto che vale tante parole. Tutti coloro che hanno voluto consegnarci un ricordo di Mondella, concordano su due caratteristiche personali. L’umorismo e l’umanità. E’ raro trovarle insieme in una persona, ancor di più nel mondo dello show business. La cantante Giorgia è affranta, con il viso segnato dal dolore, parla a voce bassa. «Non sono molto brava in queste situazioni, non mi vengono mai le parole giuste. Direi che ci mancano già moltissimo la sua ironia, la sua bravura, la sua umanità e la sua amicizia». C’è anche Fiorello tra la folla. Lui ha voglia di ricordarlo per l’entusiasmo che metteva in ogni progetto. «Era il mio comico preferito, merita di essere ricordato con le sue battute fulminanti. Una volta gli chiesi, Michele ma secondo te questa cosa la guarderanno in televisione? Secondo me – prosegue Fiorello imitando la voce di Mondella - non solo non la guardano, ma buttano via il televisore. Ero il suo imitatore ufficiale, lui m’ha detto quando io sono stanco parla tu al posto mio».

Per Renato Zero «chi non ha conosciuto Michele ha perso tantissimo», mentre per Gigi D’Alessio «era un grande professionista, ma prima una persona. Non è stata una bella idea farlo morire». L’autore di hit come, Abbronzatissima e I Watussi, Edoardo Vianello, ha condiviso con Mondella gli inizi della carriera. «Abbiamo cominciato insieme, lui era sempre nelle retrovie, ma faceva muovere molte cose. E ci faceva ammazzare dalle risate perché aveva un modo di esprimersi molto particolare». Un altro romano che come lui, ne ha fatta di strada, è Amedeo Minghi, che tra i mille ricordi sceglie la via della nostalgia «ci siamo incontrati la prima volta 45 anni fa, eravamo nel limbo, non sapevamo che avremmo fatto nella vita».

Una donna di televisione come Enrica Bonaccorti, cita le parole che Mondella scrisse per Lucio Dalla all’indomani della sua scomparsa. I due erano grandi amici, non solo colleghi di lavoro. «Forse è uno scherzo, non è da Lucio Dalla andarsene all’improvviso». Dalla come Morandi devono molto a quest’uomo d’altri tempi. Entrambi. Fu lui a metterli insieme nel tour Dalla Morandi, quando quest’ultimo era in una fase critica della carriera. «Grazie a lui ho fatto il progetto con Lucio, è stato il collante. Ma tutti hanno imparato da lui, perché aveva un altro modo di lavorare. Negli anni d’oro dei cantautori è stato vicino ad ognuno, li ha fatti crescere. Tutti noi, Dalla, Cocciante, De Gregori, Venditti, Zero, dobbiamo qualcosa a Michele Mondella».
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Giovedì 25 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 27-01-2018 14:16
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