Jerry Calà: «Oggi troppi comici imitatori. L'unico nuovo è Zalone»

Jerry Calà: «Oggi troppi comici imitatori. L'unico nuovo è Zalone»
Jerry Calà non ha perso l’indole del cabarettista, la stessa che lo ha reso noto al grande pubblico e che lo inserisce nell’immaginario collettivo come uno dei personaggi clou degli anni ’80. Come lui stesso ha più volte dichiarato, non ha mai goduto del beneplacito da parte della critica (tranne che per l’interpretazione nel film “Diario di un vizio” di Marco Ferreri). Ciò non toglie che risulti ancora un beniamino del pubblico che continua a trovare nelle sue gag un motivo per sorridere. Non è un caso che l’ultimo videoclip “Ocio” abbia registrato più di 3 milioni di visualizzazioni online.

Da qualche tempo il comico veneto (di origini siciliane) sta attraversando lo stivale in lungo e in largo con uno show musicale che nel titolo richiama uno dei suoi celebri tormentoni: “Una vita da libidine”. Questa sera sarà a Lecce presso l’Arthotel & Park.

A dirla tutta, l’accezione di “libidine” che Jerry Calà ha sempre proposto al suo pubblico non si riduce alla mera bramosia sessuale, ma ad un più generale godimento nei confronti di eventi e situazioni positive. Quando nel film “Bomber” (1982) il dilettante Giorgio Desideri assesta i colpi giusti durante l’incontro di pugilato con il professionista americano, Jerry si lascia andare alla libidine, alla “doppia libidine” e, per finire, alla “libidine con i fiocchi”.

All’interno della stessa pellicola, Calà mostra ad un possibile acquirente tutte le “libidini di serie” della sua assurda autovettura. Sequenze video diventate virali anche per i teenager 2.0.

Jerry Calà, la “libidine” è uno stile di vita in cui il pubblico la riconosce. Di questi tempi, c’è qualcosa che le provoca ancora libidine?
«Per me oggi la libidine è continuare a fare il mio mestiere, ritrovare tanti amici pronti a far festa e a divertirsi. Qualche sera fa a Milano durante lo show è salito sul palco J-Ax e lì il pubblico è letteralmente impazzito. Ho provato grande libidine. In generale godo nel vedere mio figlio che cresce e che mi aiuta a stare al passo con i tempi. La libidine è dimostrare a me stesso che ho ancora il coraggio di buttarmi nelle situazioni e che non devo per forza restare nel solito seminario».

Quali donne le hanno fatto dire: “libidine”?
«Sicuramente Marina Suma. La prima volta che la vidi prima di girare “Sapore di mare” rimasi estasiato perché era davvero di una bellezza oserei dire imbarazzante. E poi Virna Lisi, anche se lei la testa me l’ha fatta girare davvero a suon di ceffoni durante le riprese di un film. L’ho già dichiarato quando purtroppo è venuta a mancare. Sono stati gli schiaffi più belli della mia vita. Ne presi a ripetizione, anche perché il regista divertito ha fatto ripetere la scena un sacco di volte».

Com’è cambiato il modo di fare cabaret in Italia? Chi le piace dei nuovi comici?
«Ormai la maggior parte degli artisti si esibiscono imitando qualcun altro. Ai miei tempi chi faceva questo tipo di performance veniva classificato nella categoria degli “imitatori”. C’erano Gigi Sabani e Franco Rosi, tanto per fare due nomi. I comici erano un’altra cosa. Oggi c’è molta pigrizia e poca voglia di immaginare e creare personaggi nuovi. L’unico che si è inventato una maschera è Checco Zalone».

Cosa le manca degli anni ’80?
«Direi che in questo periodo storico manca l’entusiasmo e la voglia di fare, soprattutto da parte dei giovani. Temo ci sia un atteggiamento negativo generale, poche idee e poca voglia di mettersi in gioco».

Il suo ultimo successo, “Ocio”, lascia intendere una vena polemica nei confronti di chi l’ha considerata un “bollito”?
«E’ importante premettere che il testo non l’ho scritto io. Gli autori sono J-Ax e Two fingerz che artisticamente mi amano molto. Con il rapper è nata una bella amicizia, abbiamo scoperto di essere reciprocamente fan l’uno dell’altro. Credo abbiano voluto ironizzare sullo stile di alcuni musicisti americani. Per quanto riguarda il testo, sicuramente si vuole porre l’attenzione sul fatto che in molti considerano un artista finito solo perché non compare più sul piccolo schermo. Il fatto di non essere mai stato un “prezzemolo televisivo” non vuol dire che la carriera sia giunta al termine. Per me non è stato così. Anzi, abbandonare un certo tipo di impegni si è rivelato solo un vantaggio».

Nei suoi show live si registra grande affluenza e partecipazione, non solo da parte di chi la segue da tanto tempo, ma anche da parte dei giovani. Come se lo spiega?
«E’ molto semplice: ho avuto la fortuna di fare dei film che, nel loro genere, sono diventati veri e propri cult. Pellicole come “Vacanze di Natale” o “Sapore di mare” vengono quasi tramandate di padre in figlio, in determinati periodi dell’anno sono trasmesse in prima serata. Questo è il motivo per cui la mia immagine resta comunque vivida nell’immaginario collettivo. Sia i vecchi che i nuovi fan riconoscono che quei film, per quanto semplici, conservano qualcosa di speciale che li rende ancora oggi così benvoluti dai telespettatori».
Sabato 23 Gennaio 2016 - Ultimo aggiornamento: 07:39