Il paese lo accoglie come sacerdote e lui confessa i fedeli e celebra l'eucarestia. Poi la scoperta choc: era un truffatore

Il paese lo accoglie come sacerdote e lui confessa i fedeli. Poi la scoperta choc: era un truffatore
Si è presentato in paese come monaco benedettino e prete, ottenendo l’autorizzazione a celebrare l’Eucarestia due giorni dopo Natale e a confessare numerosi fedeli. Peccato che l’uomo, Alessio Prencipe, stesse solo fingendo di essere sacerdote, prendendo in giro tutta la comunità di Torremaggiore, piccolo comune in provincia di Foggia, che oggi dice di essere sconvolta dalla notizia. A scoprire l’inganno e a sconfessare pubblicamente Prencipe, con una nota stampa, è stato il vescovo della Diocesi di San Severo, monsignor Giovanni Checchinato, il quale ha confermato che l’uomo ha mentito sulla sua identità di monaco e presbitero. Prencipe, si evidenzia nel comunicato della Diocesi, «carpendo la buona fede e traendo in inganno il parroco della chiesa parrocchiale di Santa Maria della Strada, ha dichiarato di essere monaco benedettino e prete. Inoltre è stato presentato come assistente spirituale nazionale dell’associazione» di volontariato «Laudato Sii». Ma anche questa referenza era del tutto falsa, ottenuta con un altro raggiro. Prencipe, infatti, aveva contattato su Facebook e poi incontrato Ruggiero Del Grosso, presidente della sezione di Torremaggiore della Laudato Sii. «Si è presenta una persona vestita da sacerdote dicendomi di essere un sacerdote - afferma Del Grosso - e noi lo abbiamo accolto. Ci ha anche donato le coroncine e i santini. Preciso che l’associazione non ha nessuna colpa». Intanto il vescovo di San Severo è giunto «alla certezza della completa estraneità di Prencipe a tutte queste realtà e all’Ordine Sacro». Le indagini della Diocesi hanno riguardato la curia generalizia dei Monaci Benedettini Sublacensi Cassinesi, e la curia generalizia dei Monaci Benedettini Silvestrini a Roma, dove il sedicente monaco ha detto di essere membro residente. Informazioni sono state fornite anche dalla curia diocesana di San Benedetto del Tronto. Lo scorso 19 gennaio, inoltre, Prencipe fu avvicinato dal vicario generale e dal cancelliere vescovile della Diocesi che gli chiesero di esibire il ‘Celebret’, certificato che avrebbe potuto smentire ogni dubbio sulla sua ordinazione presbiterale. Ma l’uomo, pur confermando di essere monaco benedettino e di appartenere alla comunità di santo Stefano a Roma, non fu in grado di esibire alcunché. Ora che è stato scoperto, Prencipe non solo non potrà più simulare celebrazioni eucaristiche, ma non potrà neppure più ricevere i sacramenti. È infatti incorso nella pena dell’interdetto ‘latae sententiaè, stabilita dal Codice di Diritto Canonico. Monsignor Checchinato, turbato dalla vicenda, «esorta i fedeli e le comunità parrocchiali ad essere sentinelle, prima di dar credito a chi si presenti come religioso».(ANSA).
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Sabato 26 Gennaio 2019 - Ultimo aggiornamento: 18:18