Coronavirus, prima vittima tra i medici di medicina generale pugliesi. Il sindacato: «Combattiamo a mani nude»

Giovedì 26 Marzo 2020

Muore di coronavirus un medico pugliese. Si tratta del primo caso. Ieri è scomparso a causa dell'infezione Antonio Maghernino, 59 anni, medico di continuità assistenziale in servizio a Torremaggiore (Foggia). Il medico si è spento nel reparto di Terapia Intensiva della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo dove era ricoverato.  

Lo ha confermato il sindaco della città. E la Fimmg (Federazione dei medici di medicina generale) Puglia ha subito espresso il suo cordoglio, con un messaggio che ha ingrossato la pioggia di note di dolore e vicinanza arrivata alla famiglia del medico. 

«Con quella di Antonio, l’Italia registra 34 morti tra gli operatori sanitari, di cui 18 medici di medicina generale. I medici di famiglia e di continuità assistenziale seguitano infatti a combattere l’epidemia a mani nude, senza alcuna tutela, senza i dispositivi di protezione indispensabili - scrive la Federazione - nella nostra regione continuano ad essere drammaticamente insufficienti anche i dispositivi messi a disposizione delle guardie mediche. E pure i medici del 118 lamentano una dotazione di presidi di protezione individuale non sempre idonei e conformi alle prescrizioni dell'Istituto superiore di sanità. I medici di famiglia hanno ampliato le ore di reperibilità telefonica, hanno attivato la possibilità di essere raggiunti dai pazienti tramite videochiamate, messaggistica Whatsapp o altre piattaforme telematiche già presenti sui sistemi gestionali della medicina generale. Ma in alcuni casi il contatto con il paziente è indispensabile per offrire assistenza, soprattutto nel momento in cui l’attività ordinaria degli ambulatori è stata sospesa dalle Asl».

«Inoltre - continua la nota - dato che oltre il 50% dei pazienti Covid-19 vengono assistiti a domicilio, il ruolo dei medici di famiglia e di continuità assistenziale è fondamentale proprio per combattere l’epidemia. La battaglia contro il coronavirus si vince sul territorio, trattando a domicilio in modo adeguato i casi meno gravi, in modo da evitare che peggiorino e vadano ad intasare le strutture ospedaliere. Ma per vincere questa battaglia non basta la dedizione e il sacrificio dei medici - pagati a prezzo carissimo da colleghi come Antonio Maghernino. Servono anche per l’assistenza domiciliare  i saturimetri, strumento di facile impiego per misurare la saturazione dell'ossigeno nel sangue e aiutare il medico a prendere le opportune decisioni terapeutiche. Altrimenti, il sacrificio di Antonio e dei tanti altri colleghi che hanno perso la vita facendo il loro lavoro sarà inutile».

«Apprezzo particolarmente atti di solidarietà come quello del sindaco di Napoli De Magistris che ha donato mascherine ffp2 ai medici di famiglia napoletani - commenta Filippo Anelli, presidente Fnomceo e presidente Fimmg Bari - Credo che siano gesti importanti anche sul piano simbolico, perché fanno comprendere come la medicina del territorio giochi un ruolo fondamentale nell’arginare e combattere l’epidemia e necessiti quindi di un’adeguata tutela».

«Diventa strategico un modello operativo del territorio non solo nella fase pandemica, ma anche in quella successiva, onde evitare reinfezioni e quindi nuovi focolai. - dichiara Donato Monopoli, segretario Fimmg Puglia - tutti i medici di medicina generale si stanno impegnando nel contenimento del contagio, monitorando a distanza i soggetti in quarantena e garantendo il miglior sostegno assistenziale possibile ai pazienti. Ma se vogliamo vincere il Covid-19 serve un’attenzione al territorio che finora è mancata».

I contagi tra gli operatori sanitari è una delle maggiori criticità di questa pandemia: focolai preoccupanti sono attualmente certificati nell'ospedale di Altamura, in quello di Castellaneta, un medico contagiato anche al Giovanni XXIII di Bari, e poi i casi di Copertino e Gallipoli, nel Salento. Per questo, le rappresentanze sindacali dei medici e degli operatori sanitari hanno sollecitato maggiore attenzione e interventi da parte della Regione, che per voce del governatore Michele Emiliano, ha sollecitato il Governo: in Puglia tardano ad arrivare i rifornimenti essenziali a garantire la protezione degli operatori sanitari. 

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